Oggi è la Giornata Mondiale dell’Acqua

Una riflessione del presidente Tonino Bernabè di Romagna Acque sugli interventi nel forlivese, nel riminese e nel ravennate dove a a fine 2015 verrà inaugurato il nuovo grande potabilizzatore nella zona della Standiana

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Oggi, domenica 22 marzo, si celebra la 22a edizione della Giornata Mondiale dell’Acqua, voluta dalle Nazioni Unite: il cui tema, quest’anno, è “Acqua e sviluppo sostenibile”. Romagna Acque-Società delle Fonti Spa partecipa all’evento, com’è sua tradizione, soprattutto con una serie di iniziative di carattere didattico e promozionale: organizzando “impianti aperti”, ovvero proponendo l’apertura stagionale della Diga di Ridracoli e l’avvio delle escursioni del battello elettrico sul lago di Ridracoli.

 

Ma la Giornata Mondiale dell’Acqua è anche l’occasione per una serie di riflessioni a tutto tondo sulla risorsa idropotabile da parte del presidente della società, Tonino Bernabè. “Anche se il 71% della superficie del globo è ricoperta d’acqua, solo l’1% di quest’acqua è potenzialmente disponibile per gli usi civile, irriguo e industriale; di questa, solo una parte viene effettivamente utilizzata, a causa di vincoli di carattere economico, sociale ed ambientale, In particolare, il regime naturale delle acque non corrisponde quasi mai a quello delle utilizzazioni, che necessita dei maggiori volumi proprio nelle stagioni in cui i corsi d’acqua sono in magra: un problema particolarmente grave nelle zone aride del pianeta, ma che investe anche molte regioni temperate, come la nostra. Basti pensare alle situazioni di crisi idrica che si sono registrate anche in Romagna in diverse annate recenti. Per cui il ruolo di chi, come Romagna Acque, ha il compito di produrre risorsa potabile, è dunque delicato e strategico: soprattutto in territori dove anche storicamente la disponibilità dell’acqua non è mai stata facile”.

Il riferimento è in particolare al ravennate, che per secoli ha avuto carenze idropotabili; e in parte anche al riminese, dove il tradizionale utilizzo di acqua delle numerose falde si è progressivamente ridotto, per evitare fenomeni di vulnerabilità ambientale.

“Per questo il nostro ruolo è sempre più legato alla necessità di realizzare infrastrutture che possano garantire la disponibilità di buona risorsa anche per il futuro. E’ quanto fu fatto decenni fa con la costruzione della diga di Ridracoli; è quanto stiamo facendo in questo periodo a Ravenna, dove a fine 2015 verrà inaugurato il nuovo grande potabilizzatore nella zona della Standiana, nel quale abbiamo investito oltre 70 milioni: sarà il secondo polo idrico superficiale della Romagna, e metterà a sistema l’intero territorio, permettendo una integrazione di distribuzione rispetto a Ridracoli che avvantaggerà tutte e tre le province”.
 
Ma la gestione della risorsa idropotabile, in questi anni di cambiamenti climatici e di frequenti dissesti idrogeologici, comporta anche un’attenzione costante al controllo del territorio e dell’ambiente: i cosiddetti “costi ambientali”, che sono al centro della discussione legislativa per quanto riguarda il loro inserimento in tariffa. “Romagna Acque ha chiara questa necessità, e opera in vari modi per affrontarla – continua il presidente -. Da un lato contribuendo, anche finanziariamente, a realizzare interventi importanti per il nostro territorio. Come ad esempio a Rimini, dove abbiamo investito 80 milioni di euro: parte nel nuovo impianto di depurazione realizzato in collaborazione con Hera e col Comune, che verrà inaugurato nei prossimi mesi, e parte contribuendo alla realizzazione del Piano di Salvaguardia della Balneazione Ottimizzata. O come nell’Appennino forlivese e cesenate, dove da anni contribuiamo ad interventi di mantenimento e messa in sicurezza del territorio. E’ fondamentale, in definitiva, legare la politica per la disponibilità di acqua al mantenimento delle condizioni ambientali dei territori, in particolar modo tenendo conto dei luoghi di captazione e delle condizioni di potenziale dissesto idrogeologico: prevedendo, in quota, sistemi di trattenimento e contenimento delle portate d’acqua, così da poterla stoccare, trattenendo altresì i movimenti franosi in atto”.
 
L’intervento della Società si esplica però anche a livello di ricerca applicata, grazie al consolidamento di rapporti con l’Università e con altri enti per contribuire alla ricerca scientifica legata ai temi della gestione della risorsa e del territorio. E dopo il riuscito convegno organizzato lo scorso ottobre a Capaccio – a chiusura di un corso di alta formazione che ha coinvolto decine di professionisti – è già in cantiere anche per il prossimo autunno un nuovo analogo momento di approfondimento scientifico in collaborazione con il Dicam dell’Università di Bologna.

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