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Rossi (AP): con l’Hub Portuale Ravenna a regime, puntiamo a 35 milioni di tonnellate nel 2030

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Daniele Rossi, Presidente dell’Autorità Portuale di Ravenna è l’uomo del giorno. È bastato un sì. Quello del CIPE, il Comitato interministeriale per la programmazione economica che dopo due rinvii nella seduta di ieri – 28 febbraio – finalmente ha approvato il progetto di Hub Portuale Ravenna. Si conclude così l’iter autorizzativo del Progetto consegnato al Ministero delle Infrastrutture e Trasporti il 18 settembre scorso e licenziato con parere positivo dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici in dicembre. 

Il Progetto Hub Portuale Ravenna – lo ricordiamo – nella sua prima fase prevede l’approfondimento dei fondali in avamporto e lungo tutto il Canale Candiano a -12,5 metri, la realizzazione di una nuova banchina per terminal container della lunghezza di oltre 1.000 metri, l’adeguamento strutturale alla normativa antisismica ed ai nuovi fondali di oltre 6.500 metri di banchine esistenti e la realizzazione di aree destinate alla logistica in ambito portuale per circa 200 ettari. Aree che saranno raccordate alla rete ferroviaria per traffico merci.

L’investimento previsto per il Progetto (prima fase) è di 235 milioni di euro e contribuirà ad attivare altri investimenti, anche di soggetti privati, per ulteriori 300 milioni di euro, che comprenderanno la realizzazione dell’impianto di trattamento dei materiali di risulta dell’escavo, investimenti privati nella logistica, l’ulteriore approfondimento del Canale Candiano fino a 14,50 metri previsto nella seconda fase del Progetto oltre al deposito costiero di GNL. Hub Portuale Ravenna ha ottenuto 37 milioni di euro dall’UE che si vanno ad aggiungere ai 60 milioni già stanziati dal CIPE, ai 120 derivanti da un mutuo della Banca Europea Investimenti e a risorse proprie dell’Autorità Portuale, e che ne garantiscono la copertura finanziaria.

 

L’INTERVISTA

Presidente Rossi, buon giorno e congratulazioni per il risultato.

“La ringrazio. È merito dell’impegno di tutta la comunità portuale ravennate.”

Ci eravamo incartati. Ora abbiamo finalmente sbloccato la situazione.

“Sì. In effetti ci eravamo un po’ incartati ma ora ne siamo usciti.”

Ci riassuma in breve le prossime tappe, molto impegnative, che porteranno poi all’avvio dei lavori nel 2019.

“La prima tappa molto importante è la pubblicazione del bando di gara per scegliere il general contractor che realizzerà il progetto; la definizione del bando richiederà almeno tre mesi di lavoro da parte nostra, perché si tratta di un bando molto complesso, il valore del progetto è notevolissimo, parliamo di 235 milioni. Nel frattempo ci sarà la registrazione della delibera del CIPE presso la Corte dei Conti.”

Pubblicazione del bando e poi assegnazione dei lavori entro la fine dell’anno?

“Sì, pensiamo di riuscire a pubblicare il bando prima della fine dell’estate, poi daremo circa tre mesi di tempo ai contrattisti per rispondere al bando e successivamente serviranno due o tre mesi a noi per scegliere il contrattista cui affidare i lavori.”

Quindi a Natale 2018 si brinda tutti con lo spumante e il panettone sotto l’albero. Noi perché facciamo partire i lavori per il Porto e il general contractor che avrà vinto il bando perchè si vedrà assegnata una gara piuttosto importante…

“Esatto. Speriamo di poter essere una specie di Babbo Natale che porta in regalo a tutti l’assegnazione dei lavori per il Porto di Ravenna.”

È anche per questo che lei sta rafforzando la pianta organica dell’Autorità Portuale?

“La pianta organica andava rafforzata in ogni caso, sia perché la Legge di Riforma delle Autorità Portuali ci ha assegnato nuovi e più importanti compiti, sia perché avevamo bisogno di nuovi inserimenti, soprattutto nell’Area Tecnica. Anche questo progetto ci ha ricordato quanto importante sia. Certo la gestione di un progetto di queste dimensioni richiede un ulteriore rafforzamento, perché con le risorse attuali era impensabile poter gestire un progetto e un investimento del valore di 400-500 milioni di euro.”

Di quante unità in più stiamo parlando?

“Abbiamo in corso bandi per due inserimenti nell’Area Tecnica, per un inserimento nell’Area Amministrativa e uno nell’Area Legale. Abbiamo avuto poi l’approvazione da parte del Ministero per un rafforzamento ancora più significativo e per l’inserimento quindi di diverse figure in organico che progressivamente, nei prossimi anni, andremo a integrare sulla base delle esigenze effettive. In sostanza il principio è questo: noi siamo stati autorizzati dal Ministero ad incrementare la pianta organica sulla base delle nuove competenze affidateci e sulla base nei nostri programmi di sviluppo. Quindi nuovi programmi significa nuove risorse umane. Se investiamo e lavoriamo abbiamo bisogno di rafforzarci.”

È una legge economica abbastanza ragionevole.

“L’Autorità Portuale e il Ministero cercano in ogni caso di assicurare una gestione economica razionale e intelligente delle risorse umane. Posso garantire che non ci saranno sprechi né aumenti dei costi che non siano più che giustificati dalle necessità. Certo, quello che dovremo fare, lo faremo. Ci metteremo, cioè, in grado di farlo.”

Il 2017 è stato un anno di tenuta ma anche di sofferenza per il nostro Porto. Quali le prospettive nei prossimi anni?

“In termini di traffici noi puntiamo, nei prossimi due tre anni, a consolidare i traffici attuali, perché abbiamo di fronte alcuni anni segnati da lavori infrastrutturali molto invasivi. Scaveremo i fondali e rifaremo le banchine, lavori impegnativi che non ostacoleranno i traffici, perché gestiremo la situazione, ma nemmeno li favoriranno nell’immediato. Perciò non possiamo pensare a crescite significative in una situazione così particolare.”

Più avanti, quando i lavori saranno terminati?

“La nostra stima incrementale di traffico – e non sono numeri fatti in casa, ma il risultato di un’attenta valutazione e di uno studio scientifico sulle potenzialità del porto nell’ambito del sistema dei traffici portuali mondiali, passato al vaglio del Ministero dei Trasporti, di quello dell’Economia, del CIPE, della BEI e della Commissione Europea, cioè di tutti quegli enti che ci hanno approvato e finanziato il progetto – il nostro scenario, dicevo, prevede che il Porto di Ravenna possa arrivare nel 2030 – anno di riferimento per l’ammortamento degli investimenti – a 35 milioni di tonnellate di merci movimentate, oggi siamo a quota 26 milioni. Quindi 9 milioni in più. Una tappa intermedia è prevista nel 2025, quando pensiamo di attestarci attorno a 30 milioni di tonnellate.”

Quindi parliamo di un 35% in più nel 2030.

“Sì. Ovviamente sono stime. Non sono consuntivi. Ma sono stime ragionevoli, la cui ragionevolezza è stata confermata da tutti gli enti di cui parlavo prima.”

Dal punto di vista strategico l’escavo dei fondali, le nuove banchine, l’Hub Portuale Ravenna che cosa significa? A cosa guardiamo?

“Il nostro obiettivo è consolidare il primato del Porto di Ravenna in Italia nel traffico di rinfuse solide. Poi puntiamo a crescere nella movimentazione dei container che oggi sono il nostro punto debole per via dei fondali, perciò l’escavo ci consentirà di colmare il gap attuale. Infine, la realizzazione delle nuove piastre logistiche, i famosi 200 ettari di nuove aree disponibili in Porto dotate di allacciamenti ferroviari, ci consentiranno di sviluppare nuove attività nell’ambito della logistica e della produzione, oggi molto limitate dalla carenza di spazio.”

 

A cura di P. G. C. 

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