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Daniele Rossi (AP): il Progetto Hub Portuale Ravenna non si ferma, entro fine marzo il bando

"Sono 15 anni che questa città sta aspettando la realizzazione di questo progetto... non penso che il problema ora sia costituito da un mese in più o in meno" - Le draghe arriveranno a fine 2019 o inizio 2020 - Container e crociere sono i due settori più in difficoltà e potranno crescere dopo il dragaggio

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Fuori dal grande parallelepipedo sulla Darsena di città, sede dell’Autorità Portuale, Ravenna aspetta e qua e là comincia a serpeggiare qualche malumore. Quando verrà reso pubblico il bando del Progetto Hub Portuale Ravenna e perchè ritarda? Quali conseguenze possono avere sul progetto certi fatti che nel frattempo accadono o si annunciano, come la recente sentenza nel processo di primo grado sui fanghi del Candiano o come la minaccia di una procedura di infrazione UE per aiuti di stato ai porti che potrebbe colpire anche Ravenna? Il Presidente dell’Autorità Portuale Daniele Rossi, pur consapevole della delicatezza del momento, non perde il suo solito aplomb.

Con calma Rossi rassicura. Dice che in AP vogliono fare le cose per bene e, dunque, impiegheranno più tempo del previsto per il bando, ma l’importante è che sia inattaccabile e non ci siano sorprese dopo la sua pubblicazione e assegnazione. Il Progetto Hub Portuale Ravenna procede e non si ferma, nemmeno davanti agli eventi cui si accennava. Infine, sulle crociere di cui si è parlato in questi giorni gridando allo scandalo, lui ribadisce: finchè non troviamo un luogo dove stoccare 250 mila mc di materiali non possiamo dragare e finchè non draghiamo non possiamo pensare di veder attraccare molte grandi navi da crociera.

Insomma, tutto si tiene e si torna così alla casella iniziale, al successo del Progetto Hub Portuale Ravenna, il grande investimento da oltre 260 milioni di euro in grado di garantire un futuro al porto.

 

 

L’INTERVISTA

Dottor Rossi, cominciamo dalla cosa più importante: il Progetto Hub Portuale Ravenna. A che punto siamo con il bando per individuare il general contractor che realizzerà i lavori? Cominciano a serpeggiare dei malumori per i tempi che sembrano più lunghi del previsto. Cosa può dire per rassicurare?

“Il progetto va avanti. Il bando di gara è in preparazione ed è molto complesso. Un progetto realizzato con la tecnica del general contractor, vigente il nuovo Codice degli Appalti, non è mai stato fatto, quindi dal punto di vista amministrativo sicuramente è un’operazione nuova e complicata. Siamo oltre i termini che ci eravamo dati, la fine del 2018, proprio perché stiamo esaminando con grande attenzione tutte le problematiche sul tappeto. Preferiamo impiegare un mese in più prima, in sede di stesura del bando, piuttosto che incontrare dei problemi dopo, in sede di aggiudicazione, per non avere ricorsi e, in ogni caso, se ricorsi ci saranno, per far sì che non possano bloccare il progetto.”

Un po’ in ritardo ma in dirittura d’arrivo comunque. È così?

“Guardi, io avevo detto che il bando sarebbe stato finalizzato alla fine di dicembre, al massimo a fine gennaio. Ci saranno un paio di mesi di slittamento. Alla fine di marzo potremmo essere pronti. Non dipende solo da noi, perché dipende anche da una serie di autorizzazioni, in particolare quelle sulla gestione dei fanghi, che stiamo chiedendo e sulle quali stiamo verificando puntualmente. Sono cose che vanno specificate bene nel bando per essere chiari e certi del risultato, per non avere poi sorprese con il general contractor. In sostanza, è un percorso che sta procedendo con fatica, non lo nascondo, ma non si è mai fermato e non si fermerà neppure ora.”

Non si fermerà nemmeno se l’Europa dovesse bocciare il finanziamento Cipe come aiuto di stato? Sono mi pare 60 milioni di euro e sarebbe una brutta botta per il progetto.

“Fortunatamente, anche se l’Europa dovesse alla fine dichiarare l’attuale modalità di gestione dei porti in Italia incompatibile con le regole della concorrenza – ma non credo, perché nella stragrande maggioranza dei casi i porti sono enti o soggetti pubblici e quindi sottratti alla fiscalità comune, come accade in Italia – ma se anche l’Europa dovesse decidere di cambiare questo regime, tale scelta non riguarderebbe il nostro progetto, perché ci sarebbe in ogni caso un periodo di sanatoria e i nostri fondi sono già stati erogati da anni.”

Lei quindi è ottimista, in ogni caso?

“Sì. Questa vicenda non mi preoccupa per il nostro progetto in sé, ma per altri aspetti che riguardano il futuro di tutta la portualità italiana. Se tutti gli investimenti previsti nei porti italiani diventano aiuti di stato, allora siamo tutti di fronte a uno scenario completamente nuovo e tutti saremo in difficoltà, non solo Ravenna. Penso al miliardo investito per il porto di Genova o al progetto Darsena Europa di Livorno.”

Lei dice, saremmo tutti nella stessa barca.

“Saremmo tutti in pessime acque.”

Lei ha anche detto che AP Ravenna ha risorse proprie per andare avanti ugualmente. Conferma?

“Sì. Anche nella peggiore delle ipotesi, l’Autorità Portuale di Ravenna ha risorse proprie per realizzare il Progetto Hub Portuale. Certo, dovremmo fare i conti con le risorse, che sono pur sempre limitate, e quindi dovremmo fare delle scelte, certe opere sì e altre no. La priorità assoluta è ovviamente il Progetto Hub Portuale Ravenna. Quello si farà, magari a scapito di altre cose.”

Quali conseguenze – se ce ne sono – per il progetto in corso, dopo la sentenza sui fanghi del Candiano che ha visto la condanna in primo grado dell’ex Presidente dell’Autorità Portuale?

“Come ho già detto più volte, prima di tutto vorrei vedere le motivazioni della sentenza. Perché il solo dispositivo della sentenza non è sufficiente per avere certezze in merito. Ad ogni modo, da quello che ho letto e capito, ritengo che non ci dovrebbero essere conseguenze e interferenze sul percorso del nostro progetto. L’Autorità Portuale come ente non era parte in causa nel processo. La responsabilità penale come si sa è personale. Inoltre, le casse interessate dal nostro progetto hanno già in corso delle procedure per la bonifica, lo svuotamento e il riutilizzo dei materiali di dragaggio. Su questo il nostro progetto è chiaro. Quindi, se il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, il Cipe, il Ministero dell’Ambiente, la Regione, la Provincia, il Comune, l’Arpae hanno già approvato il progetto, dopo la sentenza non è cambiato nulla.”

Questa vicenda vi fa affrontare tutta la questione dei fanghi con ancora maggior scrupolo, probabilmente.

“Ovviamente prima di pubblicare il bando mi piacerebbe leggere le motivazioni della sentenza, questo è fuor di dubbio.”

È anche per questo che aspettate un po’ prima di pubblicare il bando?

“No. Non c’è una correlazione. C’è piuttosto una coincidenza.”

A questo punto quale potrà essere il timing del Progetto Hub Portuale Ravenna? Tutto il percorso si allunga?

“Sì, tutto il percorso slitta di qualche mese. Quelle famose draghe che io speravo di vedere arrivare in porto fra settembre e ottobre prossimi, probabilmente le vedremo solo a fine anno o all’inizio dell’anno nuovo. Ma sono 15 anni che questa città sta aspettando la realizzazione di questo progetto. Dunque, non penso che il problema ora sia costituito da un mese in più o in meno per il progetto. L’importante è che non ci siano ostacoli. E che ci sia una forte convinzione della città, delle istituzioni, delle forze politiche a portare avanti questo progetto per Ravenna.”

Il problema dei fondali e degli escavi a Ravenna è diventato cronico e decisivo. Il traffico merci regge a fatica ma non cresce. Qual è il bilancio del traffico portuale nel 2018? Cosa prevedete per il 2019?

“Nonostante tutto il porto di Ravenna ha tenuto. Non c’è solo il problema dei fondali, come fattori critici abbiamo anche la congiuntura economica sfavorevole, le crisi nel Mediterraneo, e c’è una tendenza economica generale che spinge i paesi più deboli a competere sui prezzi nei confronti dei Paesi più sviluppati dell’Occidente. Quando ci sono crisi, in maniera più o meno occulta emergono sempre fenomeni di dumping. Malgrado tutto questo, il porto di Ravenna ha retto perché nel 2018 i traffici complessivamente si confermano sempre intorno ai 27 milioni di tonnellate di merci movimentate, sui livelli del 2017. I due settori fortemente penalizzati sono quelli dei container e delle crociere. Per questi due settori di attività il problema dei fondali e della navigabilità del canale si fa sentire in maniera più importante che per altri settori.”

Insomma questi due segmenti sono legati a filo doppio all’escavo dei fondali.

“Fondamentalmente sì. Credo che per quanto riguarda le altre tipologie di merci siamo arrivati attorno alla nostra soglia critica. Ma per fare il salto oltre i 27 milioni di tonnellate e, in particolare, per far crescere il traffico container servono navi di altre dimensioni, e quindi altri fondali e un canale più navigabile, più spazi a disposizione, delle aree retroportuali che possano accogliere queste merci. Servono investimenti importanti, per esempio in Largo Trattaroli. Per fare tutte queste cose serve fiducia e per ridare fiducia al porto di Ravenna e ai suoi operatori bisogna realizzare il Progetto Hub Portuale Ravenna. Una volta realizzato il progetto crescerà la fiducia e arriveranno investimenti, business e benessere. E ciò va oltre la stessa Ravenna, perché questo porto ha valenza regionale.”

Infine abbiamo l’attracco delle crociere, passati dai 45 del 2018 ai 14 previsti nel 2019. Qui abbiamo avuto l’emergenza dell’insabbiamento, risolta temporaneamente, ma intanto il danno era fatto… 

“Non abbiamo scavato. Abbiamo tamponato un’emergenza, il punto è questo. E abbiamo consentito alle ultime navi della stagione scorsa di poter attraccare. Non è stato un intervento risolutivo, perché non abbiamo potuto scavare. Per risolvere il problema delle crociere c’è solo un modo: bisogna fare un dragaggio nell’area interessata dalle crociere da 250 mila metri cubi di sabbie e fanghi. La domanda è: dove mettiamo questo materiale scavato? Una soluzione non l’abbiamo ancora trovata. Io mi sono stancato di ripeterla questa cosa: o qualcuno ha ora in tasca la soluzione di un sito dove poter stoccare questo materiale, oppure l’escavo non si può fare.”

Sperando poi che non intervenga la magistratura….

“Appunto. Serve una soluzione che non ricrei le condizioni che abbiamo già visto. Ma una soluzione così non c’è, nessuno l’ha ancora trovata. Allora bisogna realizzare il Progetto Hub Portuale Ravenna, perché in quel progetto è previsto lo svuotamento delle casse di colmata: dopo potranno accogliere nuovi sedimenti.”

E poi è prevista anche la realizzazione dell’impianto di trattamento.

“Che non sarà fatto subito, ma in una seconda fase. Perché poi col tempo anche le casse di colmata andranno a saturarsi e dunque bisognerà passare all’impianto di trattamento. Ma non si può fare tutto subito. Lavoreremo in due fasi. Nella prima fase scaveremo per 4,7 milioni di mc, nella seconda fase per 4,2 milioni di mc, sono numeri che in Italia non sono mai stati fatti, non ricordiamo un dragaggio di questa portata nel nostro paese. Forse bisogna andare a Rotterdam per trovare opere di questo tipo.”

Dopo un lungo periodo iniziale di tregua, con una generale apertura di credito nei suoi confronti, cominciano a emergere negli ultimi tempi critiche al suo operato e prese di distanza in seno alla politica locale. C’è chi sembra perfino compiaciuto delle complicazioni che sta incontrando il Progetto Hub Portuale Ravenna o del fatto che nel 2019 avremo solo 14 crociere, così c’è qualcuno da incolpare. Che succede? Ritorna il solito autolesionismo ravennate? Quella divisione che ha portato alla paralisi in anni recenti e che ci ha fatto perdere quasi 10 anni sui tempi dello sviluppo del nostro scalo? Vede questo rischio?

“Finchè ci sono io non c’è questo rischio, perché non ho intenzione di farmi trascinare in alcuna bega di pollaio. I politici fanno il loro mestiere. Raccontano le cose alla loro maniera per tirare l’acqua al loro mulino. È fisiologico, è il loro mestiere, ripeto. Le amministrazioni sono quasi tutte molto compatte sulla necessità di portare avanti questo progetto e questo è l’importante. Poi c’è un tempo per ogni cosa. Per l’innamoramento e la luna di miele. Per i problemi e le liti. È tutto fisiologico. Del resto il porto è l’emergenza economica più importante di tutta la provincia di Ravenna e fra le più importanti della regione. È normale che ci si divida fra cantori del bene e critici del male: insomma è normale che si discuta del porto e si abbiano idee diverse.”

Con il governo giallo-verde trova sia cambiato a Roma il clima nei confronti del Progetto Hub Portuale Ravenna? O non è cambiato nulla?

“Sono a Roma praticamente tutte le settimane, e ho contatti continui con il Ministero, il Ministro, il Vice Ministro e gli altri interlocutori istituzionali, e devo dirle che il Vice Ministro Rizzi, che ha la delega alla portualità, è sicuramente sensibile alla realizzazione delle opere infrastrutturali, anche di quelle ravennati. D’altra parte lui è di Genova e sa bene di cosa hanno bisogno i nostri porti.”

E il Ministro Toninelli?

“Col Ministro ho parlato solo un paio volte e non siamo entrati nel merito del nostro progetto, perché eravamo in contesti più ampi, ma in linea di massima non ho trovato in lui ostilità di alcun genere nei nostri confronti. La Direzione del Ministero poi è sempre splendidamente collaborativa e quindi le cose sono indirizzate nel senso giusto. Certo, a livello locale il Progetto Hub Portuale Ravenna va sempre spinto, seguito, accompagnato, sostenuto nei confronti del livello nazionale.”

Venerdì 1 febbraio avrete un importante convegno a Ravenna, con la presenza delle più alte rappresentanze delle Autorità Portuali italiane. Ce ne vuole parlare?

“Certamente. Venerdì è un momento importante per la portualità italiana e importantissimo per Ravenna e il suo porto. Abbiamo due cose molto belle. In primo luogo l’inaugurazione del Master in Diritto marittimo, portuale e della logistica che ha avuto successo: è la prima edizione del Master con 30 studenti ammessi ed è l’unico in Italia. Dobbiamo ringraziare l’Università di Bologna e la professoressa Tellarini che hanno investito molto su questo Master, di rilievo nazionale. La seconda cosa è che a celebrare questo evento ci saranno a Ravenna quasi tutti i Presidenti delle Autorità Portuali italiane: è un grande onore per noi registrare la loro presenza, è un riconoscimento, una testimonianza di vicinanza di tutto il cluster marittimo italiano a Ravenna. Ne siamo fieri.” 

 

A cura di P. G. C. 

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