Mauro Mambelli (Confcommercio): il centro storico non è morto, ma bisogna lavorare per allargare la torta

Mauro Mambelli, 55 anni, storico ristoratore ravennate, è Presidente provinciale di Confcommercio e da qualche giorno anche nuovo Coordinatore del Tavolo provinciale dell’Imprenditoria locale. Mambelli è titolare del Ristorante La Gardela, alle spalle del Mercato Coperto, nel quadrilatero della gastronomia ravennate, come lui l’ha battezzato. Ha aperto altri locali come lo Spazio Bistrò, l’Oste Bacco in Via Salara, il Babaleus, la Vineria Sarti prima come negozio in via Girolamo Rossi e poi trasformata in Vineria Nuova nell’ex negozio Valvassori. Attualmente rimane proprietario di Gardela e Babaleus. Ha sempre operato nel centro della città, e oggi dice con grande soddisfazione di essere stato un pioniere, perché una volta praticamente c’era solo La Gardela, una specie di mosca bianca. Tanto più dopo la chiusura del Bar Belli. “La sera quando verso le 19 chiudevano i negozi, praticamente mi ritrovavo da solo a tenere aperta la mia attività. Non c’era nessuno in giro dopo quell’ora. Era impressionante. Adesso invece abbiamo il quadrilatero della gastronomia. Ho insistito, ci ho creduto e piano piano tutta una serie di imprenditori mi sono venuti dietro: adesso s’è creato un gran bel movimento.”

L’INTERVISTA

E adesso, Mambelli, nel bel mezzo di questo quadrilatero c’è il nuovo Mercato Coperto.

“Che è una bellissima realtà, veramente molto bella, e spero che riesca a soddisfare le esigenze della città, dei residenti, dei turisti, esigenze che sono a 360 gradi. Le condizioni ci sono tutte. È un grande valore aggiunto per il nostro centro storico.”

Restiamo alla novità Mercato Coperto. C’è solo soddisfazione per questa apertura attesa da tempo o c’è anche preoccupazione per la concorrenza che, inevitabilmente, il Mercato Coperto eserciterà nei confronti delle tante realtà più piccole che sorgono attorno alla grande struttura?

“La preoccupazione c’è e direi una bugia se affermassi il contrario. C’è da parte di tanti esercenti di quell’area, perché l’idea è che questa struttura possa rompere quel faticoso e soddisfacente equilibrio che era stato trovato negli ultimi tempi. Il Mercato Coperto è una realtà molto grande e importante, dentro non c’è solo un bar e un ristorante, c’è un’offerta molto vasta e differenziata. Soprattutto all’inizio potrebbe dunque crearsi qualche problema per gli altri, che temono di lavorare di meno, di perdere clientela. Anche perché bisogna far crescere la torta altrimenti se tanti mangiano sempre la stessa torta e quei tanti crescono, allora c’è meno torta per tutti.”

Il tema che avete di fronte è quello di trovare tutti un nuovo equilibrio.

“Sì, è così. La preoccupazione nell’immediato c’è, è legittima, ma dobbiamo lavorare tutti per far crescere la torta, per lavorare tutti, per trovare insieme un nuovo equilibrio: sono sicuro che ci riusciremo. D’altra parte io sono partito che qui eravamo in pochi. Poi siamo passati al quadrilatero della ristorazione che è diventato della gastronomia, se consideriamo tutti gli esercizi che insistono su quest’area. Bisogna pensare che chi viene al Mercato Coperto, che rappresenta certamente ora un punto di grande attrazione, non è poi detto che trovi all’interno del mercato tutto quello che cerca. E allora magari dopo la solita vasca, il giro per curiosare, qualcuno resta dentro ma altri si rivolgono all’esterno per trovare negli altri esercizi ciò che non hanno trovato. Ecco quindi che si crea un giro nuovo, il nuovo equilibrio, il circuito virtuoso che può fare bene a tutti. Ma, mi ripeto, bisogna lavorare a monte per ingrandire la torta, per far arrivare più persone, visitatori, turisti in centro.”

Il centro storico nel suo complesso è un valore aggiunto della città?

“Certo. Perché non ci sono solo i grandi e bellissimi monumenti Unesco. Ma c’è un centro storico bello, attrattivo, vivo, interessante, oggi ancora di più con il Mercato Coperto e con la sua struttura architettonica splendidamente recuperata. Tutto questo per arricchire l’esperienza del visitatore e del turista. È un lavoro da fare con la promozione, i tour operator, le guide turistiche. Noi con le guide turistiche associate all’Ascom lo stiamo già facendo.”

Per allargare o ingrandire la torta, bisogna anche sbloccare la grave crisi economica che colpisce tutti – imprese e famiglie – da oltre 10 anni. Che cosa chiede Confcommercio alla politica nazionale.

“Noi chiediamo maggiore attenzione al commercio. Perché il mondo del commercio e più in generale delle piccole imprese viene spesso snobbato, o quasi. Quando si parla di misure per l’economia si pensa sempre all’industria, a chi fa grandi o grandissimi fatturati, dimenticando che invece è la grande rete dei piccoli e dei medi imprenditori a rappresentare la spina dorsale della nostra economia, sono loro che sostengono questo paese, senza questa rete l’Italia sarebbe in acque ben peggiori.”

Ma concretamente cosa chiedete, meno burocrazia, meno tasse?

“Certamente meno burocrazia, ma soprattutto chiediamo calma. Chi legifera non deve farsi prendere la mano da situazioni assurde come quella che abbiamo definito la lotteria degli scontrini. Per fortuna sembra ora rinviata o accantonata. Per combattere l’evasione fiscale, che si deve assolutamente combattere perché chi evade penalizza tutti, in primis i commercianti che pagano fino all’ultimo centesimo, a volte si vanno a studiare misure confuse, pazzesche che creano solo difficoltà agli esercenti. Oltre agli aggiornamenti obbligatori che questa cosa degli scontrini comporterebbe, si parla di 2.500 euro per ogni imprenditore in media, andremmo a complicare la vita alle persone. Il cliente chiede una cosa, tu non puoi dire di no, impieghi un sacco di tempo a fare la cosa richiesta. Per esempio, nella ristorazione, mentre prima un tavolo di 20 persone lo risolvevi con un unico scontrino al momento del conto, se passasse questa norma dovresti fare 20 scontrini diversi. È assurdo.”

A Ravenna si discute dello stato di salute del centro storico. Chi chiude. Chi apre, come il Mercato Coperto. Ma c’è chi vede sempre e solo il bicchiere mezzo vuoto. Il centro storico di Ravenna è morto, l’Amministrazione comunale lo sta facendo morire, come qualcuno va sostenendo? È davvero così?

“Be’ qualche colpa l’Amministrazione comunale ce l’ha, ma non possiamo scaricare tutta la colpa sul Comune. Perché la crisi c’è ovunque e non solo a Ravenna e le attività chiudono perché ci sono molte ragioni, a partire dalla crisi economica. Poi c’è l’esasperata concorrenza delle vendite online.”

Le Poste hanno diffuso proprio qualche giorno fa un dato interessante su Ravenna: nei primi 9 mesi dell’anno la consegna dei pacchi per acquisti online è aumentata del 23% in provincia.

“Appunto. Come dicevo, le ragioni della crisi del commercio sono molteplici. La crisi economica generale. Le vendite online che per alcune merceologie rappresentano una enorme concorrenza, per l’abbigliamento per esempio.”

Molti giovani acquistano quasi solo online.

“Esattamente. Una volta prima di comprare si faceva il classico giro in centro per vetrine, magari si entrava, si guardava, si chiedeva e poi si comprava. Adesso quel giro si fa sulle vetrine online.”

Mauro Mambelli

Le faccio la stessa domanda che ho fatto a Mauro Tagiuri di Confesercenti qualche tempo fa: nella crisi del commercio cosa pesa di più, la crisi generale, la concorrenza delle vendite online o la concorrenza dei centri commerciali?

“Per me la crisi economica è il fattore più pesante, che incide di più. Perché come diciamo in Romagna quando il brodo è grasso ce n’è per tutti. Mentre questi tempi di vacche magre mettono tutti in difficoltà. Poi c’è l’avvento dell’online. Infine, certo incide anche il proliferare delle grandi strutture. Fra l’altro in un certo modo anche queste si stanno mangiando fra loro, perché nemmeno le grandi strutture se la passano bene.”

A Ravenna si è sbagliato e si sta continuando a sbagliare in questo senso, cioè consentendo l’insediamento di nuove grandi strutture commerciali?

“L’errore principale è stato fatto in passato, quando Ravenna cresceva in modo importante e – pensando che avrebbe continuato a espandersi – sono state date troppe concessioni per questi insediamenti. Gli impegni presi allora vengono ora a scadenza, ma è passato troppo tempo. A mio parere fra il momento in cui viene data una concessione e il momento in cui si avvia un’attività dovrebbe esserci un lasso di tempo limitato, se poi l’intervento non viene fatto la concessione dovrebbe essere revocata. Invece a distanza di anni continuano ad arrivare questi insediamenti a cui sembra non si possa più dire no. Ma si tratta di un fattore ulteriore di crisi per il nostro settore in un momento critico come questo. Ci stiamo dando la zappa sui piedi da soli. Non c’è abbastanza lavoro per tutti quanti quando la torta è piccola.”

C’è poi il fattore “socialità” di cui il commercio è elemento importante nelle città.

“Certo, il commercio è parte dell’anima e della vita delle città, il servizio che danno i singoli negozi del centro o del quartiere è ancora fondamentale, si tratta di un grande valore aggiunto per la vivibilità delle città”.

State facendo ora per Natale una campagna come Confcommercio per invitare i cittadini a comprare nei negozi di vicinato, sotto casa.

“L’abbiamo fatta primo perché il rapporto di fiducia e cortesia che trovi nel negozio di quartiere altrove non c’è, e poi perché non tutti hanno la possibilità di prendere la macchina e andare a fare la spesa in una grande struttura, anche per le piccole cose. Faccio un esempio, ti si fulmina la lampadina e ti serve subito, che fai, prendi la macchina e vai al centro commerciale fuori città? Ti farebbe comodo trovare questa cosa scendendo e facendo appena due passi. Ma se quel negozio non viene sostenuto rischia di chiudere e così quando ne hai bisogno non lo trovi più. Adesso per fortuna c’è il nuovo negozio Coop dentro il Mercato Coperto e lì vendono anche le lampadine, per dire.”

Le ripeto la domanda, perché ci abbiamo girato attorno un po’, il centro storico di Ravenna è morto o no?

“No, il nostro centro storico non è morto, non morirà mai il centro storico di Ravenna. È vivo, attraversa un periodo di difficoltà, ma è ancora vivo. Dobbiamo lavorare per migliorare l’offerta ai ravennati e ai turisti. Magari bisogna sostenere – e in diversi casi il Comune lo ha fatto e lo fa – le attività in difficoltà, con facilitazioni fiscali o con condizioni particolari per gli affitti.”

Ecco veniamo al punto: cosa chiedete al Comune?

“Laddove è possibile è necessario ridurre la tassazione; per esempio il Comune può agire sulla tassa smaltimento rifiuti che è importante e pesa su alcune realtà.”

Parcheggi?

“Sì, è un tema importante. Bisognerebbe puntare su due parcheggi multipiano a servizio del centro. Noi pensavamo a uno di questi in Darsena e a un altro all’ex Caserma Dante Alighieri. Poi in quest’ultimo caso si va verso una struttura ricettiva e turistica e verso un parco archeologico. Comunque resta l’esigenza di potenziare la dotazione di parcheggi. Si parla del parcheggio di fronte all’ex Macello; io penso si potrebbe anche utilizzare l’area di via De Gasperi di fronte alla sede dell’Inps che è già un parcheggio ma potrebbe essere implementato. A Ravenna non abbiamo la possibilità di scavare ma possiamo realizzare un multipiano, cosa che si fa ovunque, con strutture belle e moderne, senza per forza fare delle colate di cemento o dei casermoni.”

La terza cosa che chiedete al Comune.

“Serve il giusto equilibrio fra commercio, pubblici esercizi e servizi. Perché se il centro storico si trasforma in un’area soprattutto dedicata al food rischia di essere frequentato solo di sera o nei weekend. In centro debbono rimanere tante attività perché sono queste il tessuto connettivo del centro, sono la vita della città, offrono un servizio, creano movimento.”

Insomma mantenere servizi in centro e non spostarli necessariamente fuori città.

“Sì, anche questo è importante. Ogni tanto bisognerebbe fermarsi per cercare di capire dove va la città, di quale organizzazione ha bisogno, cosa serve perché funzioni meglio. Immaginare un nuovo equilibrio urbanistico. Mi pare che la nuova Amministrazione e questo Sindaco stiano lavorando proprio in proiezione futura. In passato non sempre c’è stato questo sguardo. Mi auguro che questo avvenga anche in campo regionale, chiunque vinca e vada al governo della Regione, deve dare risposte alla Romagna, soprattutto sul piano delle infrastrutture. Parlo della E55, parlo di un collegamento efficace che da Rimini porti a Comacchio passando per Ravenna, lungo tutta la costa.”

Visit Romagna e più in generale la riforma regionale del turismo con la creazione di Destinazione Romagna la convincono?

“È stata una gran buona intuizione e va dato atto all’Assessore Corsini di averla portata avanti. Però ancora deve rodarsi perbene. Soprattutto ancora è carente il collegamento fra pubblico e privato. Dal privato devono venire le iniziative imprenditoriali, dal pubblico la messa in rete e la promozione delle varie iniziative. Per ora c’è il pubblico che fa e in qualche modo impone le cose: il coinvolgimento dei privati avviene in genere a giochi fatti.”

Finiamo con Dante e il Settimo Centenario. Voi avete fatto questa iniziativa, questo piccolo cavaliere fornito alle vostre strutture ricettive per ricordare a turisti e visitatori che Ravenna propone questo grande appuntamento.

“È una grande opportunità per Ravenna. Ma secondo me bisognava partire prima. Siamo ormai già nel 2020 e ancora non si vede granch’é. La nostra è una piccola cosa, ma le cose grandi dovevano già essere in piedi, bisognava cavalcare l’onda, dare più enfasi, più forza a questo avvenimento, promuoverlo nel mondo. Rischiamo invece di arrivare all’appuntamento un po’ in sordina. Ci abbiamo messo dei mesi anche solo per coniare il logo. Forse bisognava anche coinvolgere qualcuno da fuori che ci desse una mano per organizzare le celebrazioni, che avesse un’idea, forse un colpo di genio, invece abbiamo deciso di fare da soli, con questa chiusura che è un pochino tipica di Ravenna. Ho presente il Cantiere Matera per la Capitale Europea della Cultura…”

Lei sa che per la Capitale Europea della Cultura i finanziamenti sono molto cospicui, mentre per Dante le risorse nazionali a disposizione finora sono ancora modeste.

“Questo lo so. Però ritengo che bisognasse comunque muoversi prima, con le risorse a disposizione, per avere un prodotto da promuovere e lanciare, da far vivere. Ho l’impressione che siamo in ritardo con il racconto di cosa faremo e di cosa offriremo ai turisti per il Settimo Centenario di Dante. Il sabato è più bello della domenica. Cioè l’attesa della festa è più bella della festa stessa. L’emozione e l’attesa per il Settimo Centenario non la vedo crescere. Per questo dico che stiamo perdendo o non stiamo sfruttando bene questa fase.”

Mauro Mambelli

 

Commenti

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  1. Scritto da giancarlo

    Caro Mambelli Lei se la canta da solo. Il quadro quasi roseo che lei espone non è pe r nulla percettibile per i commerciati ne per i cittadini di Ravenna. Ho la sensazione che le proposte siano come quelle di chiudere la stalla quando i buoi sono già usciti. Le chiedo: è mai stata coinvolta una assemblea cittadina di commercianti del centro? perchè non ascoltare le proposte di chi ha vissuto e vive il degrado del centro storico. Dove erano le associazioni di categorie quando ben a conoscenza delle concessioni su nuovi centri commerciali non hanno posto alcun veto, dove sono ora le associazioni di categorie che fronteggiano la crisi con proposte dal basso al fine di sensibilizzare la politica. La disaffezione alla classe politica purtroppo riguarda anche le rappresentanze sindacali della città a partire proprio da quelle che dovrebbero battersi nel nome della sussidiarietà.Un termometro e una cartina di tornasole era ben visibile da tempo, ma nessuna associazione di categoria ha preferito occuparsene, forse, per non ledere i buoni rapporti con la politica. L’inefficienza di una classe dirigente la miopia di una classe politica ha prodotto quello che in gerco si chiama “disorientamento urbano”.

  2. Scritto da Ale76

    La “torta” si è ridotta drasticamente negli anni e non solo per la perdurante crisi economica che è globale ma anche per la cecità di alcune amministrazioni locali e di settore (vedasi ad esempio il crollo del turismo crocieristico, oppure le scellerate scelte connesse alla viabilità del centro o alla gestione di spazi tipo piazza Kennedy, tanto per fare esempi diversi)

    molti più competitors la “torta” se la dividono peraltro “invadendo” gli altrui “spazi” commerciali (tutti fanno tutto a scapito della qualità come ad esempio succede nella piccola ristorazione)

    Forse perche nessuno degli organi preposti ha pensato di regolarizzare e calmierare licenze e distanze.
    Deregulation alla massima potenza e chi se ne frega se poi il sistema esplode perche drogato e pompato a dismisura…
    Così si creano i presupposti per una guerra dei poveri con una generale corsa al ribasso non solo dei prezzi, ma peggio della qualità dei prodotti e dei servizi offerti alla clientela….

    Ed il disamore di molti concittadini verso alcune realtà del centro sono ormai visibili anche per un cieco.

  3. Scritto da Emanuele

    Finalmente un ravennate, imprenditore di spicco, che dosa le parole, fa discorsi concreti e seri, ha una visione (il fatto che parli così bene del Mercato Coperto pur essendo un possibile competitor gliene fa onore), comprende le difficoltà che si incontrano sul lato della politica, quella vera, non quella gridata o twittata. Complimenti perché, sig. Mambelli, è una rarità.