Anche Confindustria leva la sua voce per lo sblocco dei permessi per le attività estrattive in mare

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“Allungare di altri sei mesi il blocco alle attività di prospezione e ricerca di idrocarburi sarebbe come prolungare una traversata nel deserto che ha già fiaccato le aziende più forti, con prime fatali ripercussioni sull’occupazione e sugli investimenti programmati”. È il parere di Confindustria Romagna, che si unisce al coro unanime di pressioni per lo sblocco dei permessi per le attività estrattive. “E’ una lenta agonia – continuano dall’associazione degli Industriali – in cui alcune imprese – eccellenze mondiali con competenze e tecnologie uniche – hanno già chiuso la sede ravennate, altre stanno facendo ricorso alla cassa integrazione e studiando significativi ridimensionamenti, altre ancora sono in amministrazione controllata”.

“Lo ripetiamo, inascoltati, da oltre un anno in ogni iniziativa pubblica e privata – l’ultima occasione sono stati gli incontri per le elezioni regionali con ministri e sottosegretari – e abbiamo scritto al Presidente del Consiglio e ai segretari dei principali partiti di maggioranza e opposizione tre settimane fa: Confindustria Romagna torna a chiedere l’urgente abrogazione dell’art. 11-ter del D.L. 135/2019, convertito dalla Legge n. 12/2019, o quantomeno il ripristinino dell’ordinamento giuridico antecedente a queste norme, consentendo così alle aziende ravennati di riprendere a operare a supporto delle Compagnie impegnate in Adriatico nell’estrazione di gas naturale, unica fonte che può favorire la transizione energetica verso un futuro più sostenibile”.

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