Blocco trivelle. Cisl e Cgil: “Occorre chiarezza politica, in E-R a rischio 3000 posti di lavoro”

"Ha fatto bene il sindaco di Ravenna a chiedere la costituzione di un tavolo di crisi per il settore offshore. Ora ci aspettiamo la stessa scelta di campo da parte delle altre istituzioni" dichiara Cisl. "Occorre un tavolo di confronto, che tenga insieme sviluppo e buona occupazione, ricerca e formazione continua" aggiunge Cgil

“Regione Emilia-Romagna, istituzioni  territoriali e politica locale battano un colpo, con gli emendamenti approvati nel decreto Milleproroghe si mettono a rischio, solo in questa regione, oltre tremila posti di lavoro dell’Oil&Gas. Emendamenti che prorogando la moratoria contro le trivelle fino a 30 mesi, 6 mesi in più di quelli previsti nella norma originaria, mettono in ginocchio un intero settore e non danno alcuna prospettiva per il futuro.” Queste le parole di Filippo Pieri, Segretario generale Cisl Emilia-Romagna e di Franco Garofalo, Segretario generale Femca Cisl Emilia-Romagna.

“Un ulteriore passo verso il divieto definitivo di trivellazioni sul territorio nazionale, frutto di posizioni preconcette che non tengono conto di tematiche, come appunto quella dell’autosufficienza del nostro Paese sul fronte delle politiche energetiche, che riguardano tutti i cittadini. Al momento – aggiungono Filippo Pieri e Franco Garofalo –  in attesa che le rinnovabili riescano davvero a soddisfare il fabbisogno energetico, il gas rappresenta la fonte di transizione in grado di ridimensionare la dipendenza energetica,  ideale per arrivare a un futuro low carbon. Ad un anno dal precedente blocco, anziché definire il Piano per la transizione energetica sostenibile, si rinviano ancora una volta le decisioni, lasciando la politica energetica del nostro Paese alla mercé delle importazioni dai competitor al di là dell’Adriatico, Croazia e Grecia in primis. Paesi che continuano a far funzionare le loro trivelle a due passi dalle nostre coste.”

“Un harakiri scellerato che determinerà la chiusura dei pozzi, la certezza di perdere know how importanti e un rischio concreto sul fronte occupazionale,  con migliaia di lavoratori a rischio licenziamento. Il tutto mentre si continua anche ad evitare il confronto con le parti sociali, che da tempo chiedono responsabilmente di aprire un vero dibattito. Bene ha fatto nei giorni scorsi il sindaco di Ravenna de Pascale a chiedere la costituzione di un tavolo di crisi per il settore offshore. Ora ci aspettiamo la stessa scelta di campo da parte delle altre istituzioni locali, a partire dalla Regione Emilia-Romagna” concludono.

Anche il Segretario generale FILCTEM Emilia Romagna, Maritria Coi, interviene nel merito e dichiara: “Ancora una volta si consuma una tragedia che ha i colori della farsa, per chi crede in una transizione energetica seria che passi dal metano: prima con il blocco per 18 mesi delle attività di esplorazione in mare, e ora con il voto in commissione sulla proroga allo stop. A Ravenna si estrae metano da almeno 50 anni, garantendo standard ambientali e di sicurezza tra i più alti al mondo. Abbiamo forse deciso di non estrarlo più? Assolutamente no. Abbiamo solo deciso che lo si estrarrà sempre dallo stesso bacino, ma dalla costa di fronte, dalla Grecia e dall’Albania, con la stessa direzione di ENI, magari con gli stessi tecnici italiani bravi e competenti, ma con un indotto meno tutelato e più a buon mercato.”

“Per il prossimo decennio, il metano sarà la fonte energetica disponibile più pulita e ne occorrerà ancora di più. Quindi, cosa ci guadagna l’Italia con politiche cieche come questa? Ancora non riesco a capirlo – aggiunge Coi -,ma sono in grado di immaginare cosa ci rimetteranno il settore chimico e tutto l’indotto che vi ruotano intorno, e quali saranno le ricadute economiche per le imprese energivore italiane. Per trasportare il gas, che importeremo da Russia e Libia, ne disperderemo lungo il tragitto circa il 30%, con conseguenti emissioni in atmosfera di CO2: altra scelta incoerente e dannosa per l’ambiente. Quella che si sta realizzando a Ravenna, per il suo territorio e per 10 mila lavoratori e le loro famiglie, in un settore all’avanguardia anche dal punto di vista ambientale e di sicurezza, è la cronaca di una morte economica annunciata. Il blocco delle esplorazioni ha ridotto al minimo le estrazioni in questo ultimo periodo, e sul territorio si registra negativamente la scelta di ENI di destinare altrove gli investimenti previsti su Ravenna. Questa decisione politica non fa bene ai lavoratori, neppure alle imprese, tanto meno all’ambiente.”

“Occorre chiarezza politica, piani strategici per progettare seriamente il futuro energetico del paese, con coerenza e competenza. Occorre un tavolo di confronto, che tenga insieme sviluppo e buona occupazione, ricerca e formazione continua” conclude Coi.

 

 

Commenti

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  1. Scritto da alan

    Susseguirsi di concordati preventivi , il futuro e’ tutto li…..
    Mi ricordo l impatto della Mecnavi, figurarsi un abbandono Eni, stillicidio di aziende