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Maurizio Bucci: “abbiamo disperato bisogno di liquidità, ma le banche non possono chiederci business plan in questa situazione”

"Abbiamo due impegni: il primo è quello di non ammalarci e di preservare oltre alla salute fisica anche quella mentale. Il secondo impegno è quello morale e materiale di provare a salvare le nostre aziende"

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Maurizio Bucci è un imprenditore che non ha peli sulla lingua e che – a volte con grande impeto – è abituato a dire pane al pane e vino al vino. In questa situazione drammatica per tutta l’economia, ma in modo particolare per il suo settore, quello della ristorazione e del turismo, la voce di Bucci è quella di uomo ferito ma non vinto, di un imprenditore che combatte con tutte le sue forze per rimanere in vita con la sua attività. Raccogliamo dunque il suo grido di dolore e anche di rabbia, che è comune immaginiamo a quello di tanti altri imprenditori che si trovano nelle sue stesse condizioni.

L’INTERVISTA

Maurizio Bucci, il settore della ristorazione come quello del turismo è colpito in modo tremendo da questa crisi del Coronavirus, sarà durissima la ripresa…

“Se ci sarà. Quando ci sarà.”

Certo. Può fare una prima stima di massima di quanto possa essere la perdita per la sua attività ad oggi e in prospettiva più lunga?

“Nessuno penso sia in grado di farlo. Il fatto è che non c’è più il mercato. E quindi ad oggi non c’è un futuro. Ci siamo illusi che la cosa durasse una settimana, poi due, poi tre. Se per 30 giorni blocchi l’economia di un Paese, alla fine il rischio è che non rimanga nulla. Quello che ci aspetterà nel futuro veramente non lo sa nessuno. Noi abbiamo due impegni: il primo è quello di non ammalarci, di rimanere in vita, e di preservare oltre alla salute fisica anche quella mentale. Il secondo impegno è quello morale e materiale di provare a salvare le nostre aziende.”

Come? Cosa vi serve? Cosa chiedete al Governo?

“Non possiamo fare grandi progetti per il futuro in queste condizioni. C’è il qui e ora per non morire dal punto di vista economico. L’impegno morale di noi imprenditori è cercare di non fallire. Come si fa a non fallire? Io dico utilizzando gli strumenti che al momento il Governo ha messo a disposizione. Per i dipendenti c’è la cassa integrazione. Li abbiamo messi tutti in cassa integrazione. Sperando che i nostri dipendenti poi i soldi li prendano in tempi ragionevoli, perché con i passaggi con le banche che chiedono alle persone di aprire il conto corrente parallelo e poi dopo devono erogare questi soldi, non lo so. C’è il rischio che questi soldi della cassa integrazione i dipendenti li vedano non tanto presto. E poi non tutti i dipendenti sono così preparati con queste cose, le banche lavorano a scartamento ridotto, la burocrazia, i tempi tecnici. In ogni caso, questo ammortizzatore sociale è stato attivato per 9 settimane e i dipendenti in qualche modo sono tutelati.”

E gli imprenditori?

“Noi abbiamo un disperato bisogno di liquidità. Io sono il primo ad avere aperto la procedura con Confidi, ho chiesto 300 mila euro per restare in piedi in questa fase di emergenza. Confidi mi ha risposto ok, io garantisco l’80%. Sono andato in banca e hanno fatto delle storie. Con una garanzia dell’80% di Confidi! Alla banca ho detto che mi servono i soldi subito, che me ne diano anche 240 anziché 300 mila, ma me li diano subito, non fra tre mesi, perché fra tre mesi io forse non ci sono più. Invece no. La banca non eroga. Perché se tu hai chiesto per esempio una moratoria dei mutui – e per forza in questa situazione uno la chiede! – la banca ti fa le pulci e ti dice, tu hai fatto la moratoria quindi il tuo rating come azienda non è particolarmente alto, quindi se vuoi questi soldi mi devi fare un business plan. Mi dite che cazzo di business plan posso presentare alla banca in questo momento per ottenere un finanziamento, quando il mercato non c’é?”

Quindi c’è una strozzatura delle banche secondo lei?

“Le banche devono erogare questi soldi. Invece non li erogano, malgrado ci sia la garanzia dello Stato. È quasi una presa per i fondelli. Nella mia condizione ci sono tanti imprenditori. Ma se l’80% dei soldi li garantiscono Confidi e lo Stato tu banca li devi dare, basta, che cosa ti serve ancora?! L’imprenditore non può essere sottoposto a quella trafila faticosissima e umiliante, per cui vai lì, tratti, devi elemosinare, ti chiedono 100 documenti… se c’è la garanzia di Confidi e dello Stato deve bastare. Questa liquidità ora, subito, ci serve per non chiudere. Per sperare di avere un futuro. Se la tirano per le lunghe, non c’è nessun futuro.”

Lo Stato che cosa può fare per superare questa strozzatura?

“Lo Stato ha fatto quello che doveva fare. Lo Stato garantisce i Consorzi Fidi, che garantiscono le imprese. Ora le garanzie ci sono e le banche devono erogare i soldi. Se no chiudiamo e portiamo i libri in tribunale.”

Come immagina possa diventare la sua attività di ristorazione una volta che si potrà riaprire, a maggio, giugno, quando sarà?

“Chi è riuscito a rimanere vivo in senso fisico, mentale ed economico – e ribadisco anche in senso mentale, perché questa cosa qui è destabilizzante – certo deve riorganizzarsi. Noi ci stiamo pensando. Pensare al dopo è necessario anche per non crollare psicologicamente.”

Un dopo che non sarà il ritorno alla normalità, ormai questo lo sappiamo.

“Sarà un altro mondo. Come classe imprenditoriale noi dobbiamo reinventarci. Ad esempio prima di tutto noi abbiamo deciso che useremo solo prodotti italiani. Già prima lo facevamo con tanti prodotti a km 0, ma dopo lo faremo in modo più convinto e stringente, non ci interessa più nulla se quella cosa lì costa meno in Svezia o in Cina, no, noi punteremo su una filiera esclusivamente italiana, è un modo etico anche per dire diamo una mano a questo Paese, ai suoi prodotti, e a noi stessi.”

Ma per il discorso sicurezza, salute, distanziamento, come vi organizzerete?

“Se si riapre, se iniziano a farci lavorare, ci organizzeremo di conseguenza. Ci dovremo adattare tutti alla nuova situazione. Per noi che abbiamo un locale molto grande è più semplice, per altri meno. Noi metteremo meno tavoli, più distanziati. Ma ho anche idee per il rilancio del centro di Ravenna, perché sia promosso come un luogo sempre più accogliente e sicuro. Al momento opportuno dirò quali sono queste proposte. Certo che il nostro mercato sarà un mercato soprattutto se non esclusivamente locale. Però un minimo di vita sociale, anche se c’è il virus in giro, non potrà non esserci, perché altrimenti andiamo tutti nel pallone. Ci sarà un ritorno alla vita sociale con più attenzioni e tutele. E ci sarà anche la cena, il piatto di cappelletti con il bicchiere di vino.”

Se no alla lunga finiamo tutti dallo strizzacervelli.

“Certo. Perché ormai la colpa non è più del virus o dei governanti che non hanno previsto e fatto le cose che dovevano fare, ma la colpa adesso è scaricata addosso al vicino che va a fare la spesa tre volte la settimana. La colpa è di chi porta il cane cento metri più lontano del dovuto. Ma poi stiamo affrontando questo virus come si affrontava la peste nel 1600 o nel 1700. Se si va a leggere l’ultimo libro di Eraldo Baldini si vede che anche allora si blindava il territorio e si uccideva chi entrava o usciva per evitare il contagio. Adesso non si uccide più, ma siamo lì. Ma su come è stata affrontata questa crisi faremo i conti dopo. Per ora bisogna stare alle regole dettate dal Governo, poi si tireranno le somme. E quindi: Cassa integrazione, blocco dei mutui, posticipazione delle scadenze di pagamento, erogazione della liquidità. Queste cose bisogna che siano fatte sul serio.”

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Commenti

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  1. Scritto da lorenzo

    sono anni che dico che lo stato dovrebbe fare una banca propria come una assicurazione. Così vorrei proprio vedere come finiscono questi signori che si sono presi stipendi assurdi per anni lucrando anche sulle disgrazie della gente. Lo stato potrebbe erogare in maniera diretta ed immediata subito per il tramite delle poste italiane tagliando fuori immediatamente le banche.

  2. Scritto da Andrea Rani

    Bravo, parole sante, adesso zitti e a testa bassa, ma finita sta storia, ci saranno grossi cambiamenti da fare…. Se “Roma” non è stata costruita in un giorno, dopo il coronovirus la si potrà fare sparire definitivamente…

  3. Scritto da luca

    come sempre le care banche badano alla cassa…. e poi quando stanno per saltare ..le salviamo… ma il presidente dell’ABI cosa dice? non interviene?