Costantino Ricci (Cgil): nessun intoppo per cassa integrazione, ma burocrazia va semplificata per tutti

Più informazioni su

Costantino Ricci, Segretario generale della Camera del Lavoro Cgil di Ravenna, resta piuttosto perplesso quando gli chiediamo di commentare le parole di Massimiliano Alberghini, già Candidato Sindaco del centrodestra e ora consigliere comunale ravennate, che di professione fa il commercialista ed è consulente di molte aziende, il quale lamenta le procedure farraginose sulla cassa integrazione decise dal governo per la crisi Coronavirus.

“… per quanto riguarda le casse in deroga (che sono moltissime) è stato disposto che occorre obbligatoriamente per poter fare la domanda l’accordo preventivo con le associazioni sindacali, una marca da bollo (che occorrerà andare a comprare), la firma obbligatoria del datore di lavoro. Ebbene ad oggi la maggioranza degli accordi non sono tornati firmati dalle associazioni sindacali e pertanto le domande di cassa integrazione sono di fatto bloccate e voi pensate che il 14 aprile, come sbandierato, l’INPS accrediti lo stipendio ai lavoratori?” ha dichiarato ieri Alberghini, che ha attaccato il Governo e la burocrazia statale con parole dure.

“Che la maggioranza degli accordi non siano stati firmati dai sindacati mi pare strano. – risponde Costantino Ricci – Teniamo conto che le aziende possono inoltrare la loro domanda in teoria entro la fine del 4° mese dal fatto che determina la richiesta della cassa integrazione. Noi come sindacati invece abbiamo tre giorni di tempo per rispondere in via telematica alla domanda che ci è stata inoltrata. E non mi risulta che ci sia stato alcun ingolfamento telematico. Oltretutto, c’è una circolare dell’Inps che stabilisce – espressamente in questa occasione del Dpcm per l’emergenza Coronavirus – che le aziende possono presentare la domanda anche senza allegare i documenti che registrano l’accordo e la firma dei sindacati. Quindi siamo di fronte a una procedura molto semplificata.”

“Delle 47.000 imprese circa registrate presso la Camera di Commercio di Ravenna, più o meno sono 20 mila quelle che non hanno ottenuto il codice Ateco per poter rimanere in attività in questa fase di emergenza. Il 42% delle aziende sono quindi ferme. Altre sono aperte ma con un’attività a volte ridotta. Attualmente noi abbiamo registrato oltre 19.000 dipendenti in cassa integrazione. – aggiunge Ricci – I dati si riferiscono a un paio di giorni fa e dunque nel frattempo sono certamente un po’ aumentati.”

A questi dati sfuggono ovviamente i dipendenti di aziende che hanno avviato la “pratica” senza alcuna comunicazione al sindacato e forme di lavoro dipendente con tasso di sindacalizzazione minimo o nullo. A Costantino Ricci chiediamo di commentare nel loro complesso le misure messe in campo dal Governo per fronte alla crisi aperta dalla pandemia.

“Il Governo ha messo in piedi un dispositivo di protezione ampio, attraverso gli ammortizzatori sociali, per cui, per almeno 9 settimane, qualunque impresa può accedere alla cassa integrazione. Quindi la copertura è di circa due mesi: una copertura abbastanza larga del mondo del lavoro. È stata messa in campo anche la cassa integrazione in deroga per tutte quelle imprese che non sono coperte dagli strumenti tradizionali, quindi la copertura è ulteriormente allargata. Poi c’è tutta la questione dei bonus – legge 104, congedi parentali, etc… – che aiutano i lavoratori. Per cui siamo abbastanza soddisfatti. L’unica cosa che non è ricompresa nelle misure del Governo e che noi stiamo chiedendo è la tutela anche per il lavoro domestico, per le badanti che hanno perso il lavoro e non hanno copertura. Speriamo sia nel prossimo decreto.”

Ci sono anche alcuni settori in cui le tutele vanno rafforzate, dall’agricoltura al turismo stagionale.

“Sì. È così. Per ora ci sono bonus di 600 euro nel primo decreto, ma non so se saranno sufficienti e quindi spero queste forme di sostegno possano essere prorogate. Per Ravenna il bonus agricoltura e il bonus turismo significano 9 mila domande all’Inps inoltrate dalla sola Cgil. Per i nostri iscritti. Poi ci sono gli altri.”

Anche per il mondo del lavoro la burocrazia è un problema. Non solo per le imprese. È Così?

“Certo. È chiaro che in Italia, per ottenere un qualcosa che ti spetta di diritto devi fare una domanda. Non avviene niente in automatico. Se tu vuoi avere la pensione devi fare la domanda. Se vuoi il bonus devi fare la domanda. Questo è il nostro sistema. L’Italia funziona così. Per qualcuno queste domande sono pratiche semplici da sbrigare, per altri no. Per esempio, per molti lavoratori. Noi stiamo lavorando molto con i nostri iscritti e con chi si rivolge alla Cgil, lo facciamo in via telematica. Non riceviamo pubblico, ovviamente, ma facciamo in modo di assistere e dare un sostegno a tutti. Abbiamo a che fare ogni giorno con lavoratori e cittadini che spesso non sanno dove sbattere la testa con le pratiche burocratiche. E mi creda, io non so quali siano le difficoltà di Alberghini che è consulente di aziende, ma posso assicurare che quando hai a che fare con un bracciante che non ha il computer o non sa cos’è un Iban o dove recuperarlo, allora è un altro paio di maniche.”

Quindi il tema della semplificazione e della sburocratizzazione comunque c’è. E riguarda tutti, dalla grande azienda all’ultimo cittadino.

“Certamente sì. Tutto quello che si può semplificare va semplificato.”

E per la Fase 2, la progressiva riapertura delle attività economiche, quali sono le vostre preoccupazioni?

“Che si lavori in sicurezza ovunque, anche nelle piccole realtà. Che ovunque siano messi in campo protocolli per la tutela della salute dei lavoratori. Perché se poi scoppiano dei focolai nel luoghi di lavoro, saranno i lavoratori stessi a ribellarsi, a non voler lavorare in certe condizioni. Quindi dobbiamo coniugare assolutamente lavoro, sicurezza, salute.”

Più informazioni su