Tarozzi (Confindustria Romagna): ripartire il 27 aprile. Le imprese sono pronte e sicure

Bisogna riaprire le aziende dal 27 aprile. L’economia deve ripartire il prima possibile o rischiamo conseguenze irrecuperabili” questa la posizione di Confindustria Romagna in merito alla fine del lockdown dovuto all’emergenza generata dalla pandemia di covid-19.

Tomaso Tarozzi presidente della delegazione ravennate di Confindustria Romagna ritiene che “il mondo dell’impresa sappia con precisione cos’è necessario fare per garantire condizioni di salute e sicurezza per tutti i lavoratori”.

Riapertura in sicurezza e in tempi rapidi sono le parole chiave per il mondo dell’impresa. Secondo Confindustria Romagna la fase emergenziale è terminata e la riapertura dovrà essere allargata a tutte le imprese che siano in grado di rispettare i parametri e le direttive di sicurezza, indipendentemente dal mercato di riferimento o dai codici ateo: “dopo 50 giorni di fermo, il 50% delle aziende è arrivato alla fine del periodo di resistenza e c’è il rischio concreto che i clienti, soprattuto quelli esteri, cerchino nuovi fornitori e abbandonino le aziende italiane. Come Confindustria riteniamo necessario far ripartire le imprese e, allo stesso tempo, siamo favorevoli ad eventuali controlli da parte degli enti deputati, per verificare la messa in atto di tutte le misure anticontagio”  prosegue Tarozzi sottolineando che “la protezione della salute dei dipendenti è una delle prerogative dell’imprenditore, perché i dipendenti sono il vero valore dell’impresa”.

Distanziamento tra i lavoratori, dispositivi di protezione individuali, santificazioni e smart workig sono misure efficaci” prosegue il presidente della delegazione ravennate di Confindustria Romagna, sottolinenado che “monitorare ciò che avviene dentro ad un azienda è più facile rispetto a controllare ciò che avviene fuori e come Confindustria saremmo favorevoli anche all’ipotesi di esami di salute periodici, così da avere un chiaro quadro delle condizioni di salute dei lavoratori. Riteniamo che in futuro questo sarà il terreno da implementare per la prevenzione”.

Per Tarozzi il nodo della questione è uno: “se le aziende non riaprono il prima possibile, tutte le misure prese per tutelare la salute dei lavoratori saranno inutili, perché le imprese saranno costrette a chiudere definitivamente. Non ci sarà più lavoro”.

Rispetto agli aiuti alle imprese del Decreto Liquidità emanato dal Governo agli inizi di aprile, Tarozzi commenta: “riteniamo indispensabile le azioni che favoriscono la flessibilità finanziaria. Il rischio è legato anche alla filiera della subfornitura, che rischiava di andare in fortissima sofferenza soprattutto per le piccole imprese. Abbiamo chiesto al Governo che, a disposizione delle aziende, vi fossero strumenti di maggior flessibilità. Altro aspetto fondamentale è anche legato al pagamento da parte dello Stato nei confronti delle imprese, materia da sempre complicata”.

Secondo Tarozzi gli interventi di sostegno finanziario messi in atto dal Governo, sono stati comunicate come “molto facili” ma così non è stato: “i finanziamenti dovevano essere messi a disposizione dal sistema bancario, che a sua volta ha avuto bisogni di tempo per mettere a punto policy interne e valutazioni. Solo da una settimana il mondo delle imprese ha gli strumenti per mettere in atto un progetto vero. E’ chiaro che le imprese che avevano già delle difficoltà dovranno seguire delle procedure più complesse per accedere a questi aiuti” .

“Ovviamente auspichiamo che si tratti realmente di una concessione di credito supplementare, indispensabile per dare un beneficio alle imprese nel prossimo futuro, perchè sarà soprattutto nel secondo e terzo trimestre 2020 che avremo gli impatti finanziari più forti” prosegue Tarozzi sottolneando che l’ associazione degli industriali sta facendo da tutor agli associati per azioni che possano richiedere un supporto in questa fase. In sintesi, il giudizio sul pacchetto Liquidità da parte di Confindustria Romagna è positivo, sebbene l’applicazione delle misure sia più complicata di quanto previsto.

Osservando il mondo dell’imprenditoria ravennate, va detto che molte realtà locali si sono rimboccate le maniche ed hanno cercato di “convertire” parte della produzione per venire in contro alla nuove richieste del mercato: “le nostre imprese hanno dimostrato creatività e flessibilità, in questa situazione straordinaria. Difronte alla carenza di prodotti igienizzanti, fondamentali per affrontare il virus, alcune aziende chimiche ravennati hanno riconvertito delle linee di produzione, mentre quelle tessili hanno iniziato a produrre mascherine. Credo che ciò dimostri la capacità delle imprese italiane di trasformarsi difronte all’emergenza. E questo è molto positivo“.  Sul sito di Confindustria Romagna le proposte delle aziende