Inverno “caldo” per le campagne, paura per gelate primaverili. Misirocchi (Cia Romagna): “Frutta a rischio? Ancora nulla è perduto”

Più informazioni su

Il freddo vero e proprio anche quest’inverno non si è ancora fatto davvero sentire. Può sembrare un sollievo per chi gira la città in bicicletta, ma in realtà è un grosso problema per tutto il settore agricolo, dove le piante, del freddo intenso, hanno un bisogno essenziale, per entrare in quello che si chiama “riposo vegetativo”, la fase di ristoro che precede la ripresa primaverile.

Chi vive in città e ha in balcone qualche bulbo, forse si è già accorto dei “primi movimenti” delle piante, ma cosa sta succedendo nelle nostre campagne, agli alberi da frutto e alle colture cerealicole?

Ne abbiamo parlato con Danilo Misirocchi, presidente di Cia Romagna, visto che l’anno scorso ci sono stati importanti danni alle colture a causa delle precoci fioriture e delle prolungate gelate primaverili.

“In questo momento – spiega Misirocchi – non si sono ancora manifestati problemi, ma la preoccupazione resta alta, memori di quanto successo l’anno scorso appunto: le temperature di questo inverno sono state elevate, come purtroppo accade da parecchio tempo a questa parte, a causa dei cambiamenti climatici. Un po’ ci preoccupa perché fa sì che le piante non si fermino completamente e poi la ripresa vegetativa primaverile è anticipata e si incorre nel rischio di ritorni di freddo e gelate, che portano enormi danni”.

“Diciamo – aggiunge – che se nel resto di gennaio si presentassero basse temperature, saremmo ancora in tempo per rimediare. Purtroppo, dalle previsioni non vedo l’arrivo di periodi particolarmente freddi. Senz’altro il poco freddo non va bene per nessuna coltura, ma quelle più a rischio sono le frutticole, perché poi si rischia la fioritura anticipata degli alberi e con le gelate, bastano anche pochi gradi sotto zero per far danno”.

“Adesso gli alberi sono nella fase del riposo vegetativo – commenta -, ma non è un riposo completo, nel senso che, sì, son cadute le foglie, le piante son ferme, ma un po’ di linfa continua a scorrere nei rami, risulta evidente se si fanno delle incisioni. E non dovrebbe essere così. Senza il freddo intenso a gennaio e febbraio, le piante non riposano pienamente e con i primi caldi sono pronte a ripartire molto velocemente, fiorendo anche a fine febbraio”.

Il mix tra inverni non troppo freddi e primavere eccezionalmente calde, con improvvisi, brevi, ma intensi ritorni di gelo, producono i danni tanto temuti. Nessuna zona della provincia è risparmiata, perché le colture frutticole sono presenti sia nel ravennate, che nel faentino e nella zona della Bassa Romagna e il settore agricolo, già provato dai danni economici dovuti alle gelate dello scorso anno, alla diffusione della cimice asiatica e ai mutamenti del mercato causa covid, potrebbe davvero entrare in una crisi profonda.

Sul fronte delle colture seminative e cerealicole invece non dovrebbero esserci particolari problemi: “È vero che le semine più anticipate vedono già colture un po’ troppo sviluppate per il periodo – conclude Misirocchi -, ma con i cambiamenti climatici in atto, gli agricoltori si sono ormai abituati, loro malgrado, a seminare più tardi. Ora la scommessa è tutta sulle prossime settimane, speriamo che la stagione assista l’agricoltura”.

Più informazioni su