Ravenna, il ristorante “Molinetto” e il pub “Zero4” non apriranno il 15 gennaio. “Trasgredire non è la soluzione”

Ristoratori e gestori di locali della provincia di Ravenna in queste ultime ore stanno aderendo alla campagna regionale e nazionale #IoApro15/01, lanciata da imprenditori che hanno deciso di riaprire le proprie attività (bar, ristoranti, palestre) il 15 gennaio, nonostante i divieti imposti dai DPCM in vigore per contenere la diffusione del Covid-19.

Se quindi da una parte in tantissimi si sono riuniti in chat su whatsapp per organizzare una vera e propria protesta di massa e collettiva, che porterà alle riaperture conclamate del 15 gennaio, dall’altra invece c’è chi ha deciso di non prendere parte all’iniziativa perché “trasgredire le regole non porterà di certo benefici, ma contribuirà solo ad aumentare le tensioni”. In questo modo la pensa Andrea Baldisserri, uno dei titolari del pub/hamburgeria “Zero4 Il Pub in centro” di via Alfredo Oriani, a Ravenna, che non aprirà le porte del suo locale. Con una nota pubblicata sulla pagina Facebook del locale, ha informato infatti la clientela che lo Zero4 non parteciperà alla protesta di venerdì 15 gennaio.

“La pandemia ci chiede ogni giorno di fare grandi sacrifici, a livello lavorativo ed economico. Anche noi non vediamo l’ora di riaprire e riaccogliere i nostri clienti: lo Zero4 non è solo un luogo in cui mangiare un hamburger o degustare una birra, ma è anche e soprattutto un posto in cui la gente si ritrova per trascorrere momenti insieme, un punto di incontro e di grande convivialitá. Per questo – spiega Baldisserri – ci dispiace dover star chiusi pur avendo adottato nei mesi precedenti, come richiesto dalle normative, tutti i dispositivi di sicurezza (distanziamento ai tavoli, gel igienizzanti, obbligo di indossare la mascherina, ecc) per lavorare in totale sicurezza, tuttavia non ci sembra che la soluzione al problema sia riaprire, violando la legge e aumentando il rischio di assembramenti. Quindi il 15 gennaio rimarremo attivi, come tutti i giorni, dalle 18 alle 22, con il nostro servizio di consegna a domicilio di hamburger fino a nuove disposizioni. Sicuramente ciò che ci auguriamo è che la situazione per la nostra categoria economica migliori, anche perché con il delivery riusciamo a coprire solo il 50% , ci manca tutto il restante 50% di incassi che proveniva dalla nostra attività anche di pub e birreria. Vogliamo riaprire sì, ma nel rispetto della legge, garantendo un servizio sicuro per la nostra salute e per quella di tutti i nostri clienti”.

Passando al mondo della ristorazione, anche il ristorante/pizzeria “Molinetto” di via Sinistra Canale Molinetto a Punta Marina Terme, si unisce al coro di chi non aprirà. “Rispetto chi ha deciso di aderire all’iniziativa – spiega il titolare Alan Ricci – perché so quanto questa emergenza sanitaria stia causando danni al nostro settore, mettendo in ginocchio molte attività, che rischiano di non riaprire più. Capisco il malumore generale e il bisogno di far sentire la propria voce. Tuttavia noi non riapriremo, anche perché non siamo nelle condizioni di farlo, dopo mesi di chiusura e di sole consegne da asporto o a domicilio. E poi non ci sembra la strada migliore da percorrere in questo momento, non vediamo quali risultati positivi possa comportare in una situazione già molto complicata di suo, con la curva dei contagi che non tende a diminuire e il sovraffollamento nei Pronto soccorso ospedalieri. Aprire bar e pub, luoghi in cui il rischio di assembramento è molto alto, non è la soluzione per lasciarci alle spalle, tutti insieme, questo terribile anno. Una cosa però ci tengo a dirla: è stato un grande errore non fare distinzione tra i ristoranti e i locali più associati alla “movida”, in cui il rischio di creare assembramento è molto più alto. In questa pandemia generale, la nostra categoria è stata notevolmente penalizzata perché considerata al pari di quella che contiene i locali tipici della movida.”

molinetto

Il ristorante/pizzeria Molinetto di Punta Marina

“Il mondo della ristorazione – aggiunge Ricci – come quello di tante altre attività e categorie economiche, dopo le normative che imponevano di adottare le misure per lavorare in sicurezza, da tanti mesi è ormai fatto di distanziamento tra i tavoli e nei tavoli, obbligo di indossare la mascherina anche quando si va in bagno, gel igienizzanti messi a disposizione del cliente in diversi punti del locale. Tutti elementi che, ovviamente laddove sono previsti e rispettati dai titolari e dal personale, rendono sicuro il ristorante riducendo davvero al minimo il rischio di contagio. La nostra categoria è stata ingiustamente inglobata all’interno di quella macro economia più ampia, in cui il pericolo di fare assembramenti è sicuramente più alto.”

“Tornando alla protesta del 15 gennaio, anche noi ovviamente ci auguriamo di poter riaprire al più presto perché far reggere un’attività come la nostra solo sul servizio di delivery, che copre appena il 10% del fatturato, è davvero difficile. Tuttavia non ci sentiamo di agire in una condizione di illegalità. Tra le diverse alternative valide che possono essere studiate, questa non è al momento quella giusta su cui fare affidamento per il bene della categoria, dei clienti e della salute di tutti” conclude Alan Ricci.

 

 

Commenti

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  1. Scritto da ST

    Io ho la sensazione che la responsabilità di tutto questo sia anche del Governo. Se i protocolli sui distanziamenti e sull’utilizzo degli spazi, dessero sicurezza, ristoranti e bar non sarebbero così temuti come fonte di possibile contagio. Forse andrebbero aumentate le distanze, previste garanzie sull’areazione e… fatti i controlli. Ma poi chi è in regola potrebbe almeno lavorare. Con meno coperti, ma lavorare. Invece, così, si distrugge inutilmente tutta una filiera economica. Ma d’altronde questo governo è così: vietano le passeggiate solitarie in spiaggia e permettono di andare a trovare amici e parenti. Chiudono le piste da sci, anche quelle servite solo da skilift, e lasciano aperti i mercatoni e le gallerie degli ipermercati. Temo che la classe politica sia molto slegata dalla vita delle persone ‘normali’. E questo non è un bene, per l’autorevolezza delle Istituzioni 🙁

  2. Scritto da obezio

    Penso che il sig.Alan abbia detto cose di buon senso. Il settore è quello che soffre di più, e non è certo colpa del Governo se la ristorazione e gli assembramenti sono fonte di contagio. Coma la scuola del resto. Non ci sono volontà politiche di distruggere settori, bensì decisioni ponderate col Cts. Ristori e sgravi e pazienza, non si può fare altro. E comunque io non entrerei mai in un ristorante che si pone fuorilegge.

  3. Scritto da Andrea

    Evitiamo in futuro i ristoranti che apriranno il 15

  4. Scritto da jack

    ALAN, COME SEMPRE SI DIMOSTRA UNA PERSONA DI BUON SENSO.

  5. Scritto da Emanuele

    In momenti come questi, andare contro le regole (qualunque esse siano provengono da un governo democratico) è semplicemente da idioti.

  6. Scritto da mg

    D’accordissimo con Andrea!

  7. Scritto da Giovanna F.

    Per evitare i ristoranti che apriranno bisognerebbe conoscere i nomi.

  8. Scritto da olivia

    x Giovanna F.
    …sono aperti anche se si sa che dovrebbero essere chiusi: ECCO I NOMI!