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Tiene il turismo nei campeggi, sold out ad agosto. Bassani (Federcamping): “L’obbligo di green pass ai dipendenti ci metterebbe in ginocchio”

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La stagione turistica è ormai al giro di boa e anche quest’anno è stata fortemente condizionata dalla pandemia di Covid 19 in corso. La voglia di vacanze c’è, anche se frenata dalle inevitabili restrizioni agli spostamenti, soprattutto per i turisti stranieri, che costituiscono una fetta importante per l’imprenditoria turistica nostrana.

Come è andata fin qui e cosa ci si aspetta per agosto, dopo l’introduzione del green pass? Lo abbiamo chiesto a Carlo Ravaioli, presidente del Consorzio Camping & Natura Villages, che ha sede a Marina di Ravenna presso il campeggio Rivaverde e associa una ventina di campeggi nel litorale da Comacchio a Riccione.

“Con tutte le prudenze del caso – afferma Ravaioli -, possiamo dire che non sta andando male. Per il mese di agosto è tutto prenotato. La stagione è cominciata più tardi: la Pasqua, turisticamente parlando, non esiste da due anni. Diciamo che dobbiamo accontentarci, visto che si è cominciato a lavorare a giugno. A luglio i dati ancora non li abbiamo, ma si è lavorato abbastanza”.

La parte più difficile è stata l’avvio di stagione, Pasqua e Pentecoste, solitamente frequentata dal turismo tedesco. “C’è stata una flessione, legata agli eventi di primavera, come gli aquiloni a Cervia – conferma Gianluca Bassani, presidente provinciale di FAITA Federcamping di Confcommercio e titolare dei camping Adria di Casal Borsetti e Adriatico di Pinarella di Cervia -. Qualche tedesco ha deciso di venire ma è stata una parte decisamente minima rispetto ai numeri a cui siamo abituati a fine maggio-inizio giugno”.

Nel mese di giugno le cose sono cambiate, la gente ha preso coraggio e ha cominciato a contattare i campeggi: i dati non sono ancora ufficiali, ma facendo paragoni di massima con il 2019, si può dire che a maggio si è registrato indicativamente un calo del 50-60% sulle prenotazioni, giugno si aggira attorno ad un 20-25% in meno, mentre luglio sta facendo segnare valori paragonabili al pre-pandemia.

Il calo è imputabile principalmente ai turisti stranieri, costretti a restare a casa loro, ma anche a quelli italiani, nella prima parte della stagione confusi sugli spostamenti dalle regole relative ai “colori” delle varie zone.

“I turisti stranieri stanno arrivando – commenta Ravaioli -, il campeggio è sicuramente in questa fase la meta più sicura perché le attività si svolgono all’80% all’aperto. C’è anche un turista italiano che sia l’anno scorso che quest’anno sta riscoprendo questo tipo di offerta turistica, nonostante fosse abituato ad utilizzare altre sistemazioni e destinazioni, compreso l’estero”.

“Le premesse di agosto, sotto il profilo delle prenotazioni, sono molto buone – commenta Bassani -, noi operatori viviamo però momenti di angoscia quotidiana, perché siamo sempre preoccupati dell’aumento dei contagi, di avere problemi all’interno delle nostre strutture. Teoricamente potremmo avere belle soddisfazioni dal resto della stagione turistica”.

Per quanto riguarda il green pass, così come sembra si stia delineando l’applicazione della norma, non parrebbe condizionare direttamente l’attività dei campeggi, che dunque non hanno subito disdette: non sarebbe richiesto ai turisti, né per soggiornare, né per accedere alle aree comuni e ai market, ma solo per la ristorazione al chiuso.

“Se vogliamo uscire da questa situazione – è il parere di Ravaioli – vaccino e green pass sono i due strumenti a disposizione e noi ci stiamo attrezzando per rispondere alle esigenze dei villeggianti e far rispettare le norme”.

“Di certo creerà delle difficoltà in situazioni specifiche – aggiunge Bassani -: per esempio in caso di maltempo durante la cena, dover chiedere il green pass per poter spostare gli ospiti all’interno del ristorante la immagino piuttosto complicata. Lo stesso vale per le attività di intrattenimento e spettacolo che si svolgono nei nostri villaggi, qui il green pass e il distanziamento è richiesto. Faremo quello che è necessario per rispettare le normative e farle comprendere ai nostri clienti”.

Si è discusso di estendere l’obbligo di green pass anche a chi lavora nel turismo, anche se per ora questa ipotesi non è passata. “In ogni caso, giocare d’anticipo non è male – afferma Ravaioli -. Senza obbligare nessuno, c’è chi comunque sta consigliando la vaccinazione al suo personale. Cerchiamo di pensare positivo e di collaborare con l’autorità nel caso ci venga richiesto”.

“Se venisse richiesta l’obbligatorietà – conclude Bassani -, sarebbe un disastro colossale. Tra noi gestori credo che siano ben pochi quelli che non si sono vaccinati e invitiamo i nostri dipendenti a fare altrettanto, ma è una libera scelta del dipendente. Se subentrasse l’obbligo, vorrebbe dire perdere una parte dei nostri dipendenti, in una stagione particolare come questa ed essere costretti a sostituirli con personale già formato a stagione in corso. Vorrebbe dire mettere in ginocchio le attività turistiche”.

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Commenti

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  1. Scritto da Giovanni lo scettico

    “Se venisse richiesta l’obbligatorietà, sarebbe un disastro colossale”… e se morisse qualcuno invece?

  2. Scritto da Lucio

    Ma non diciamo fesserie.

    Magari vi fosse l’obbligo di una certificazione vaccinale, per garantire la salute di tutti quanti, clienti e dipendenti in primis. E tutelare coloro che, per motivi seri e comprovati, non possono purtroppo vaccinarsi.

  3. Scritto da Mirco

    Non ci prendiamo in giro, tiene il turismo dei campeggi ma non quello degli alberghi! Ricordiamo che il turismo a Cervia ha fatto meno 25% nel 2019 prima del COVID, quindi visto la nuova specialità che ha adottato : il truismo trash del mordi e fuggi e delle risse tra bande ….. per forza il turismo dei campeggi diventa importante , mica quello degli hotel di lusso!