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Le centrali cooperative sul caro energetico: “È una crisi senza precedenti, bisogna agire subito e salvare imprese e famiglie”

Si stima che nel 2022 il caro energetico consegnerà alle famiglie e alle imprese una bolletta di 80 miliardi di euro.

I presidenti di Agci ER, Confcooperative Romagna e Legacoop Romagna scrivono alle esponenti e agli esponenti politici della Romagna affinché lo Stato intervenga il prima possibile.

“C’è bisogno di un intervento, strutturale e tempestivo per arginare i rincari esponenziali che stanno subendo famiglie e imprese sul fronte dell’approvvigionamento energetico. Rincari che si attestano su un +600% per il gas e un +300% per l’energia elettrica”.

È quanto si legge in una lettera inviata dalle centrali Agci ER, Confcooperative Romagna e Legacoop Romagna ai rappresentati politici della Romagna, parlamentari e consiglieri regionali.

Si stima che nel 2022 il caro energetico consegnerà alle famiglie e alle imprese una bolletta di 80 miliardi di euro. “Un conto insostenibile – proseguono i rappresentanti delle tre centrali -, con rincari che superano anche il 20% tra un giorno e l’altro e che determinano prezzi medi in bolletta mai registrati, dinnanzi ai quali non esiste alcun organo di vigilanza capace di porre un freno né a livello europeo né tanto meno a livello nazionale”.

“Le imprese – continuano – non si trovano nella condizione di poter reagire con prontezza a questa crisi. I rimedi improvvisati che qualcuno sta adottando, come lasciare alcune bollette insolute, ridurre i cicli produttivi o traslarli nelle ore serali, appaiono del tutto inefficaci se non deleteri per l’andamento produttivo delle imprese stesse”.

Davanti a questo scenario le centrali cooperative chiedono a gran voce che vengano destinate maggiori risorse alla crisi energetica, la più importante degli ultimi anni. E insieme a queste richieste propongono alcune azioni da poter applicare nel breve termine per arginare le difficoltà: la pianificazione, anche per le imprese, di un meccanismo di rateizzazione ‘concordato’ con un intervento dello Stato per non appesantire finanziariamente le società fornitrici; un ulteriore intervento sugli oneri generali di sistema sia per l’energia elettrica che per il gas; prestiti statali e garanzie Sace in luogo delle fideiussioni bancarie per aiutare le società di vendita, altrettanto colpite dalla crisi; infine, per evitare che l’emergenza gas si ripeta, prevedere l’obbligo di livelli minimi di riempimento degli stoccaggi europei.

“Le azioni transitorie già avviate non bastano – concludono -. C’è bisogno di una risposta rapida e coordinata, anche con misure di carattere strutturale di medio-lungo periodo, garantendo di superare gli ostacoli anche burocratici che ancora oggi impediscono lo sviluppo di impianti a fonti rinnovabili, la sicurezza degli approvvigionamenti, adeguati strumenti di stoccaggio e strumenti efficaci per garantire il controllo e la stabilità dei mercati dell’energia e del gas ed eliminare i rischi di speculazione e distorsioni di mercato”.

Commenti

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  1. Scritto da porter

    Magari il caro energia ce lo pagano coloro che hanno fatto fermare le estrazioni di metano dall’Adriatico. Vorrei che Putin chiudesse i rubinetti del gas in gennaio ed allora mi piacerebbe avere davanti la loro irresponsabile spocchia green.