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Fallimento Tozzi srl e Tozzi Sud. 100 lavoratori allo stremo: 5 mesi senza alcun reddito, la cassa non arriva

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Sono circa un centinaio i lavoratori di Tozzi Sud e Tozzi srl che a tutt’oggi, sono rimasti senza lavoro, senza stipendio e anche senza cassa integrazione, pur avendone diritto, visto che la pratica è ancora bloccata presso gli uffici competenti.

Era dicembre dello scorso anno, quando l’azienda, un colosso ravennate dell’Oil&Gas, dichiarò fallimento e proprio attorno ai giorni di Natale, i sindacati riuscirono ad attivarsi per ottenere le garanzie minime per i lavoratori: almeno il pagamento della mensilità di novembre e l’attivazione della cassa integrazione per tutti i lavoratori, a partire dal mese di dicembre 2021 e fino a dicembre 2022.

Al netto della perdita del posto di lavoro, sembrava che almeno un po’ di tranquillità economica potesse venire garantita a tante famiglie. Ma così non è stato. A 5 mesi dall’approvazione della cassa integrazione, i lavoratori non hanno ricevuto ancora un euro e c’è chi aspetta ancora mensilità arretrate del 2021.

Per questo ieri, lunedì 23 maggio, si sono riuniti in assemblea con i rappresentanti di Fim, Fiom e Uilm per esprimere tutto il disagio conseguente alla drammatica situazione fallimentare che ha colpito le loro aziende e loro di conseguenza. Un’assemblea decisamente partecipata, che contava una sessantina di lavoratori, considerato anche che non tutti sono residenti nel ravennate, molti sono anche trasfertisti, che è sempre più difficile per i sindacati riuscire a rintracciare.

“La situazione per i lavoratori e le lavoratrici si sta facendo insostenibile – spiega Marco Riciputi della Uilm Ravenna -. Sono 5 mesi che non vedono entrate e questo metterebbe in crisi qualunque bilancio familiare. Sono allo stremo psicologico e finanziario”. Ma questi sono i tempi dell’INPS, viene loro detto. Tempi che però non tengono conto delle esigenze di vita dei lavoratori.

Inizialmente i dipendenti che hanno perso per sempre il loro lavoro ammontavano a circa 130, alcuni di loro, i più qualificati e più giovani, sono riusciti ad inserirsi autonomamente nel mercato del lavoro. Ma la gran parte, operai sì specializzati, ma magari più in là con gli anni e soprattutto le donne, che seguivano la parte impiegatizia delle aziende, non hanno trovato alcuna soluzione.

Per loro sono state da subito richieste le politiche attive della Regione per il collocamento: “Ma ad oggi nessuno ha trovato impiego in questo modo. Ieri in assemblea si lamentavano del fatto che non funzionano – commenta Riciputi -, nessuno gli ha procurato nemmeno un colloquio, ci si limita a sistemargli i curricula, ma di offerte lavorative neanche l’ombra”.

A dicembre, con il fallimento aziendale, furono subito attivate con successo linee di intermediazione con la Regione e con il Comune. “La Regione quello che doveva fare ha fatto, anche molto rapidamente – afferma Riciputi – ora bisognerebbe che Inps velocizzasse la pratica e che il sistema delle politiche attive, che è sostanzialmente nazionale, producesse risultati”.

La situazione è talmente all’estremo che per domani è stato fissato un incontro con la direzione aziendale per discutere del licenziamento collettivo. Una procedura che permetterebbe ai lavoratori di accedere in tempi brevi almeno al sussidio di disoccupazione. Rinunciando però ai 12 mesi di cassa integrazione che spetterebbe loro di diritto (alla fine della quale, se la situazione non fosse ancora risolta, avrebbero la facoltà di accedere alla Naspi).

“È una misura estrema, dettata dalla disperazione – conclude Riciputi -. Quello che veramente servirebbero sono i soldi della cassa integrazione”.

 

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Commenti

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  1. Scritto da J.

    Buona sera, articolo interessante ma con molte imprecioni soprattutto per le tempistiche brevi dei pagamenti.
    LA Cassa integrazione, dalla data di accettazione, avrebbe dovuto essere pagata in 60 giorni, le ultime notizie di ieri la portano ad un pagamento a 105 giorni dalla data di accettazione.
    TFR dal momento del licenziamento verrà pagato dopo 6 MESI
    Questi non sono tempi brevi ma solo sofferenza e frustrazione per chi ha necessità di ricevere i propri soldi, questo è il nocciolo della questione.
    Saluti