Conferenza dell’ex rettore Unibo Ivano Dionigi alla Biblioteca Manfrediana di Faenza

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Ivano Dionigi, autorevole latinista e Magnifico Rettore dell’Università di Bologna dal 2009 al 2015, rispondendo ad un invito dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Faenza, sarà a Faenza domani, venerdì 12 maggio, alle ore 18, presso la sala Dante della Biblioteca Manfrediana dove, in occasione della presentazione del suo ultimo libro Il presente non basta: la lezione del latino (ed. Mondadori) terrà una lezione pubblica dal titolo “Perché i classici”. 

 

Autore di oltre un centinaio di pubblicazioni, gli studi del professor Dionigi negli anni si sono orientati su Lucrezio e Seneca, sul rapporto tra cristiani e pagani, sulla fortuna dei classici nella cultura e tradizione italiana ed europea. Al centro de Il presente non basta alcune domande sulla nostra epoca caratterizzata da una proliferazione dei mezzi di comunicazione e da una reciproca comprensione sempre più difficile: a queste domande il latinista Dionigi risponde volgendo lo sguardo alla lingua che l’Europa ha parlato ininterrottamente per secoli, attraverso la politica, la religione, la scienza. Il latino non è un reperto archeologico, ma è il tramite che – oltre Roma – ci collega a Gerusalemme e ad Atene, la memoria che ci allunga la vita. Come mater certa, anzi certissima dell’italiano, il latino – lingua morta eppure resistente nell’uso comune, dal lessico economico a quello politico, medico e mediatico – ci restituisce il volto autentico delle parole.

 

Per il vicesindaco e assessore alla Cultura Massimo Isola: «La presenza del magnifico rettore che ha presieduto l’Università di Bologna negli scorsi sette anni è un momento importante per tutta la città e non solo per i nostri progetti culturali. Ci consentirà di interagire con uno straordinario studioso e docente universitario che, oltre ad aver avuto l’onore di guidare una delle più antiche e autorevoli università europee, da decenni si occupa della trasmissione della cultura e della lingua latina alle nuove generazioni. Il professore ci aiuterà ad argomentare attraverso immagini e riflessioni intellettuali circa la necessità di non fermarsi all’ossessione del presente permanente e, nell’uso della lingua come del pensiero, a lavorare su una continuità più marcata tra il mondo classico e quello contemporaneo. Non ci sono dubbi sull’impoverimento che il linguaggio, anche nelle istituzioni, sta subendo in una società sempre più veloce, digitale e globale. Ciò nonostante le istituzioni crediamo abbiano l’obbligo di aiutare la comunità a riflettere su questi temi. Le radici, quando ben conosciute e frequentate, sono una grande opportunità, per avere sguardi più colti e consapevoli sul futuro, evitando slogan e scorciatoie, linguistiche e di pensiero, oggi tanto in voga».

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