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Il Purgatorio secondo Marco Martinelli ed Ermanna Montanari, un’avventura piena di lacrime e di gioia fotogallery

È stata un’appassionante avventura, lunga 33 rappresentazioni fra Matera e Ravenna, 33 esattamente come i canti del Purgatorio. E a poche ore dall’ultima chiamata o, meglio, dall’ultima replica di Ravenna, per il Ravenna Festival, Marco Martinelli e Ermanna Montanari al telefono sono molto disponibili e carichi come sempre.

“Abbiamo già nostalgia per il futuro. – esordiscono – Ci mancherà questa esperienza entusiasmante del Purgatorio, ma già stiamo pensando al Paradiso.”

E stasera?

“Stasera sarà una festa bellissima. Ci fermeremo tutti alla fine dello spettacolo e alle repliche per fare festa. Tutti quelli che hanno reso possibile il Purgatorio, ci saranno tutti idealmente dal primo all’ultimo. Tutti è una parola sacra diceva Aldo Capitini” afferma Marco Martinelli. Mentre Ermanna Montanari aggiunge: “Tutti, comprese le cicale dei giardini che ci accompagnano durante la rappresentazione. Cominciano a cantare all’inizio con il coro delle donne e smettono solo quando smettiamo noi.”

Che differenze avete trovato, vissuto, raccontato fra l’Inferno di due anni fa e il Purgatorio di oggi?

“Ovviamente le forme della rappresentazione sono diverse. – rispondono – L’Inferno era ambientato all’interno del Teatro Rasi dove tutti i corpi erano prossimi, in una situazione chiusa, claustrofobica, opprimente, arida. Certo c’erano suoni e colori, ma era un bozzolo sonoro, che doveva diventare verme e poi farfalla, nel Purgatorio. Il Purgatorio invece è nato proprio qui a Ravenna in questo giardino, con le cicale. Dalla chiusura all’apertura, dal bozzolo al germoglio: il Purgatorio è generazione, crescita. È la conquista di un nuovo alfabeto, di un nuovo linguaggio d’amore che introduce poi al Paradiso.”

Il Paradiso al quale state già pensando… come sarà?

“Il Paradiso sarà una sorpresa, anche per noi. – dicono – Abbiamo pensato alle tre cantiche da subito come un corpo unitario, come le ha concepite il poeta. Ma poi dall’Inferno e dal Purgatorio abbiamo imparato tante cose. Tante cose sono accadute in questi 33 giorni fra Matera e Ravenna, cose speciali, come il canto delle cicale o come lo spettacolo fra tuoni e lampi di ieri sera. Non possiamo dire nulla ovviamente per ora su quello che sarà.”

Ci sono state critiche che non vi sono piaciute o che vi hanno fatto male?

“No. Assolutamente.”

E cosa vi ha colpito della reazione del pubblico?

“La commozione. Le lacrime. Abbiamo visto molte persone piangere. L’Inferno travolgeva e stordiva il pubblico con il suo clima claustrofobico, come si fosse in un carcere. Nel Purgatorio invece il sentimento generale è quello della commozione, del sentire che sono possibili le lacrime, lacrime di chi sente la possibilità della gioia. Nel Purgatorio si ride, si piange e si sospira – affermano Marco Martinelli ed Ermanna Montanari – perchè è la cantica dell’umanità.”

Commozione e lacrime. Tesori rari.

“Tutto il Purgatorio è lacrime, commozione, emozione ed è veramente un qualcosa di raro. Anche a teatro. – risponde Martinelli – Oggi domina un cinico disincanto, anche nei teatri. Mentre qui c’è un coinvolgimento forte, intenso, un sentire proprie le parole di Dante, Majakovskij, Beuys, Whitman sulla condizione umana.”

L’Inferno è l’Inferno e tutti immaginiamo le peggiori cose. Il Purgatorio è la condizione umana, la conosciamo a grandi linee. Ma il Paradiso? Chi c’è mai stato in Paradiso per raccontarlo? Come lo rappresenterete?

“Dante e altri, lo stesso Maometto, ci sono stati in Paradiso, come esperienza e viaggio mistico. Il Paradiso è eros allo stato puro, un amore difficile da dire, da descrivere, anime fiammeggianti d’amore. – dice Martinelli – È la forza, la potenza dell’amore che ci lega.”

“Il Paradiso è un abbraccio profondo, – aggiunge Ermanna Montanari – è il nostro corpo glorioso. Quando parliamo di eros puro non dobbiamo pensare a qualcosa di astratto, ma alla gloria della materia, del corpo. All’incarnazione dell’amore.”

Che non è in senso stretto l’amore carnale, o non solo quello, se no il pubblico immagina chissà che cosa del vostro Paradiso…

(ridono, ndr) Sarà una sorpresa” ripetono.

E adesso, dopo questa cavalcata?

“Adesso ci riposiamo un po’. Poi cominciamo la rilettura del Paradiso per avvicinarci alla prossima avventura. Ma c’è in cantiere anche un nuovo film sul tema di Va Pensiero.”

 

 

Commenti

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  1. Scritto da rock bottom

    L’enfer c’est les autres. (sintesi delle due cantiche).

  2. Scritto da ivan illich

    Quante se ne dicono per imbonire l’interlocutore! Come fumo negli occhi. Si gira sempre intorno all’essenziale che tutti si ostinano a ignorare. E molti abboccano. A chi parla d’amore senza senso del pudore dovrebbe essere interdetto qualsiasi teatro. Così parlò il testimonial del potere di questa città (ma il teatro ha senso solo se lo si fa da posizioni di minoranza, altrimenti è esercizio futile, funzionale allo status quo). E quel TUTTI: sì, sacro solo se ubbidisce e si inginocchia adorante al Vate. Il giochino ormai lo conosciamo benissimo: intorno il deserto rosso, al centro solo ciò che è appetibile per gli istinti elementari, primari – veri simulacri di cultura – del piccolo-borghese cittadino, ormai senza più una direzione e appiattito sulla piccola patria. Vi cerca protezione, appeso alle sue mammelle, incapace ormai di concepire un pensiero autosufficiente e dal raggio d’azione più largo del suo naso. Poveri coloro che hanno bisogno di rappresentazioni per guardarsi negli occhi.