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Il fotografo lughese Paolo Guerra protagonista di una giornata di studio in Inghilterra

Paolo Guerra ha lasciato un patrimonio di immagini che riprendono ogni aspetto di una comunità decisa a costruirsi un futuro sereno e pieno di opportunità, legato ai valori di solidarietà, impegno e partecipazione

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Si è svolta lo scorso 16 novembre una giornata di studio presso l’Università di Plymouth (Inghilterra) dedicata al fotografo lughese Paolo Guerra. I docenti d’eccezione sono stati Giacomo Casadio, autore di tre volumi sulla vasta produzione del fotografo lughese nel corso di quindici anni, e da Luca Nostri, fotografo, ricercatore PhD all’Università di Plymouth e curatore del progetto Lugo Land.

 

“La giornata di studio ha avuto risultati proficui ed estremamente interessanti – ha commentato Giacomo Casadio -. Il tema della fotografia di strada e del neorealismo culturale nel periodo post-bellico ha attirato presenze eccellenti di studiosi e operatori del settore, oltre a numerosi studenti della locale facoltà di Arte”.

Erano presenti David Chandler, otto anni di direzione alla National Portrait Gallery e tredici a Photoworks; Jem Southam, uno dei grandi fotografi inglesi; Marina Spunta, docente di Studi italiani all’Università di Leicester.

Il dibattito ha evidenziato l’importanza della scoperta di una figura sconosciuta nell’ambito della fotografia italiana del periodo della ricostruzione di una nazione dopo i disastri della Seconda guerra mondiale.

Paolo Guerra ha lasciato un patrimonio di immagini che riprendono ogni aspetto di una comunità decisa a costruirsi un futuro sereno e pieno di opportunità, legato ai valori di solidarietà, impegno e partecipazione. Riuscì a cogliere in modo curioso, professionale e artistico, una città in grande fermento, gioiosa e allegra, con grande voglia di rinascere, come fecero altri famosi fotografi in luoghi diversi del paese.

A sedici anni Paolo Guerra si iscrisse alla Scuola comunale di disegno e plastica, diretta dallo scultore e pittore Domenico Visani e poi dal nipote Carlo. Nel corso degli anni ’40 svolse l’attività di decoratore di biciclette, integrandola con la passione per la fotografia e decidendo poi di trasformarla in un vero e proprio lavoro, nel quale coinvolse anche i familiari. Gli anni della vita professionale furono quelli dal 1945 al 1965, nei quali il suo occhio attento e sensibile spaziò in ogni direzione a documentare la rinascita della comunità lughese dopo la tragica guerra mondiale. Di lui sono rimasti migliaia di negativi che hanno felicemente ritrovato la luce nel corso degli anni e sono “in attesa di una attenta e opportuna considerazione da parte del mondo della fotografia internazionale”, come prevede Casadio.

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