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Davide Ranalli, nuovo responsabile Pd per i piccoli comuni: la sinistra deve ripartire dai bisogni e dalla cura dei luoghi, dove le persone vivono

"Metterò il massimo impegno nel nuovo incarico come ho sempre messo nel mio lavoro alla guida di Lugo, che resta naturalmente al primo posto."

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Li chiamano piccoli comuni. Ma è l’altra metà dell’Italia, dove vivono complessivamente 30 milioni di cittadini su 60 milioni di Italiani. Quindi non poca cosa, anche in prospettiva dell’Italia del futuro che si vorrebbe costruire, tema di cui si parla insistentemente in queste settimane a livello governativo, politico, di classe dirigente. Da poche ore, intanto, il Pd ha un responsabile nazionale dei piccoli comuni: è il Sindaco di Lugo Davide Ranalli. Nella tarda serata di ieri, mercoledì 10 giugno, infatti, è arrivata a Lugo la notizia dell’incarico ufficiale, direttamente da Roma, dall’entourage di Nicola Zingaretti. “Una nomina inaspettata ma che mi riempie di grande orgoglio e soddisfazione – commenta Ranalli su Facebook -. Da oggi, oltre che per la mia comunità, metterò le mie competenze e la mia esperienza acquisita sul campo a disposizione del mio partito a livello nazionale. Lavorerò in squadra, come ho sempre fatto, per dare una mano al mio partito a radicarsi e a prendersi cura delle città e delle persone che le vivono”.

L’INTERVISTA

Sindaco Ranalli, questa nomina nella serata di ieri è arrivata davvero inaspettata, o eravate già da tempo al lavoro su questa ipotesi?

“Ovviamente c’erano stati alcuni contatti preliminari che però non avevano avuto particolari sviluppi e non c’era alcuna garanzia che ci fosse uno sbocco organizzativo, anche perché la questione da tempo non era più sul tavolo. Per questo dico che ieri sera questa nomina è arrivata piuttosto inaspettata dal Pd nazionale.”

L’ha chiamata Zingaretti in persona o qualcuno dello staff?

“Sono stato contattato da alcuni collaboratori del segretario: mi hanno informato del fatto che i Dipartimenti di lavoro sono stati costituiti e, all’interno di questa organizzazione, la responsabilità dei piccoli comuni è stata affidata a me.”

Il suo mandato quale sarà?

“Credo che il lavoro più importante sia quello di fare conoscere il ruolo e le potenzialità dei piccoli comuni. Ricordo che nei piccoli comuni abitano 30 milioni di Italiani, uno su due. Credo che nei piccoli comuni sia possibile trovare quelle buone pratiche amministrative che possono coniugare visione ampia dei problemi e concretezza della realizzazione e, soprattutto, fondare questo sul rapporto stretto fra comunità locale e amministratori pubblici. Anche durante questa pandemia i piccoli comuni hanno svolto un ruolo importante, soprattutto quando essi hanno saputo – come nel caso della Bassa Romagna o della Romagna Faentina e di tante altre realtà – unirsi e lavorare insieme per costruire una dimensione più ampia di governo in raccordo con le realtà più grandi e in una dimensione provinciale come abbiamo fatto noi a Ravenna. Nei piccoli comuni ci sono grosse potenzialità che vanno valorizzate riportando al centro il dibattito sulla gestione associata dei servizi e sulle buone prassi amministrative.”

Trenta milioni di abitanti: è l’altra metà del Paese.

“Sì. C’è una metà dell’Italia che molto spesso non siede ai tavoli più importanti dove spesso si decidono le cose importanti. E questo è un grande limite. Ovviamente oggi si ragiona su dimensioni sempre più vaste per quanto riguarda la soluzione dei problemi, e questo è logico. Però ci sono alcuni temi centrali nella vita delle comunità come quelli del welfare, dell’urbanistica e della cultura che trovano nei piccoli centri – per esempio a Lugo o in realtà simili alla nostra – l’opportunità di dare risposte più vicine alle richieste e alle aspettative dei cittadini. Penso al welfare, per esempio, un campo nel quale puoi dare risposte più efficaci ed efficienti tanto più sei a contatto con i bisogni concreti delle persone. Sull’urbanistica si può immaginare di individuare meglio le vocazioni di destinazione delle varie aree, delle strutture, degli spazi pubblici. Ci sono grandi sperimentazioni di urbanisti e architetti che ci dicono che nei piccoli comuni si possono fare cose importanti sempre non perdendo di vista l’area più vasta, all’interno della quale ognuno può trovare la sua funzione e vocazione. E per quello che riguarda la cultura penso che nei piccoli centri si possano fare sperimentazioni importanti come per esempio stiamo facendo noi a Lugo anche quest’anno, con la collaborazione con un grande festival internazionale come il Ravenna Festival, che porta spettacoli di grande livello al Pavaglione.”

Si parla degli Stati Generali e, comunque, di un piano per disegnare l’Italia del futuro, con miliardi di investimenti che dovrebbero arrivare dall’Europa. Quindi si ragione su come costruire un’Italia più moderna in grado di affrontare le sfide del futuro. Quando parliamo di piccoli comuni si rischia di pensare a un qualcosa che richiama invece la piccola Italia, un paese di retroguardia?

“No. Intanto, io penso che gli Stati Generali debbano prima di tutto uscire da una dinamica provincialistica di cui un po’ tutti rischiamo di rimanere prigionieri.”

Lei dice che si può essere provinciali anche stando a Roma?

“Diciamo così, si può portare il buono della provincia – e ce n’è molto – in un contesto più ampio. Quando parlo di approccio provincialistico intendo dire che spesso si affrontano anche le grandi questioni come gli Stati Generali restando prigionieri dell’ordinarietà, affogati nella quotidianità. Invece bisogna alzare lo sguardo, cercare di vedere più lontano. Io cercherò di fare questo lavoro nel Dipartimento che andrò a dirigere. Cioè da una parte intendo occuparmi delle questioni concrete che attanagliano il governo dei piccoli comuni. Ma dall’altra parte voglio provare a dare una prospettiva più lunga e più larga, di maggiore respiro per ripensare il futuro delle comunità dei piccoli comuni.”

Questa cosa serve anche alla sinistra?

“Sì. Uno dei grandi temi che la sinistra deve affrontare è proprio questo: ripartire dalle comunità, dalle città, dai luoghi dove sono le persone con le loro vite concrete, e dove ci sono anche le più grandi sperimentazioni dal punto di vista sociale e culturale. Vorrei dare una mano al mio partito a radicarsi e a prendersi cura delle città e delle persone che le vivono.”

Perchè è stato scelto il Sindaco di Lugo Davide Ranalli per questo incarico? Certo la persona, ma forse anche l’esperienza amministrativa ha avuto un peso.

“La risposta dovrebbe darla Nicola Zingaretti. Fatico a dare una risposta io. Sicuramente in questo anni ho fatto il mio lavoro con passione e impegno e ho cercato di dare un contributo di innovazione in particolare su alcuni settori, per esempio la cultura. Credo di avere cercato anche di coniugare al meglio il mio ruolo di amministratore e il mio ruolo di dirigente politico, mettendo a frutto entrambe le esperienze che sono utili sia per un mestiere che per l’altro. D’altra parte io sono convinto che chi amministra oggi deve avere un suo pensiero, un occhio critico rispetto a ciò che si muove nel mondo e una visione del mondo che si vorrebbe costruire attorno e oltre la città che si amministra. Non credo insomma basti il semplice pragmatismo per amministrare bene. Servono anche idee e visione.”

Quanto tempo pensa di poter dedicare a questo nuovo incarico?

“Tutto il tempo necessario, come per il compito di Sindaco del resto. Cercherò prima di tutto di capire come organizzare una squadra di lavoro e poi di coniugare al meglio i due incarichi. Metterò il massimo impegno nel nuovo incarico come ho sempre messo nel mio lavoro alla guida di Lugo, che resta naturalmente al primo posto.”

Ranalli

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