Ingresso della Provincia in Ravenna Holding, Bordoni (FdS): “Le ragioni del no”

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Il Gruppo consiliare delle Federazione della Sinistra ha espresso voto contrario al conferimento delle azioni che la Provincia di Ravenna deteneva in Romagna Acque, Sapir, Start Romagna e Tper in Ravenna Holding. A spiegare i motivi del no, Tiziano Bordoni, capogruppo FdS in Provincia.

Primo punto: “La proposta di delibera  – spiega Bordoni – relativa a questa materia è giunta alla discussione nella commissione competente in data 24 Novembre per essere proposta al voto in Consiglio Provinciale nella seduta del 26 Novembre. Un tempo insolitamente breve per ottenere il via libera a una operazione di così rilevante portata ( 36 milioni di euro è il valore di conferimento della Provincia) che sicuramente ha avuto bisogni di mesi di gestazione, mesi in cui non era secondario fornire al Consiglio gli elementi per una valutazione approfondita del bilancio della società Ravenna Holding in cui si proponeva di entrare come soci di minoranza.

“Secondo, non crediamo fosse opportuno, in prossimità di scadenza di mandato del Consiglio Provinciale, assumere tale decisione in assenza di elementi di criticità nei bilanci o nei margini di aziende che hanno anzi fornito un significativo dividendo alla Provincia negli anni passati. – argomenta ancora il consigliere FdS – Meglio che alla luce di quadro normativo in attesa di definizione sulle funzioni delle nuove province (o dei loro sostituiti gli “enti di area vasta”) fossero i nuovi amministratori (sulla base delle funzioni che dovranno svolgere) a valutare il riassetto delle partecipate. Inoltre mentre un singolo comune può autonomamente decidere di entrare a far parte di una società dove il Comune di Ravenna rappresenta la compagine azionaria determinante, le quote in possesso della Provincia sono da considerarsi patrimonio di tutti gli Enti e di tutti i cittadini dei Comuni che la compongono e questo rendeva indispensabile un percorso di valutazione delle scelte che li coinvolgesse.

3) Non siamo affatto convinti delle motivazioni addotte che essa rappresenti una “mossa difensiva” per mantenere a Ravenna “un patrimonio locale costruito dalle generazioni passate” . Il destino del patrimonio immobiliare e mobiliare delle Province rimane purtroppo soggetto alle decisioni di un Governo che potrebbe comunque imporre loro la liquidazione delle quote di proprietà. Inoltre è contradittorio lanciare editti per la “riunificazione” dell’area vasta Romagna e poi decidere diversamente del patrimonio delle Province.

4) Non ci sono “guadagni” da questa operazione: solo lo smobilizzo di una partecipazione, che verrà utilizzata per investimenti nel 2016 e in prospettiva una riduzione dei dividendi percepiti. La cessione non è che il sottoprodotto di una politica punitiva e coercitiva del Governo nei confronti di pezzi dell’ordinamento del nostro Stato.

5) Per finire non abbiamo alcuna assicurazione che il patrimonio pubblico conferito, non sia in futuro oggetto di alienazione. Pensiamo alle operazioni di vendita delle azioni Hera effettuate in passato da Ravenna Holding e alla riduzione in corso del capitale sociale da parte di questa di 20 milioni di euro (per consentire investimenti ai comuni attualmente soci, Ravenna, Faenza e Cervia) di cui vorremmo conoscere le modalità (ricorso al credito, smobilizzi o cessioni?). Nel frattempo il capitale della società Ravenna Holding verrà ripristinato (e aumentato) dal conferimento delle partecipazioni della Provincia di Ravenna e del Comune di Russi. Questa al momento è l’unica certezza”.

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