Parla Giovanni Poggiali, indipendente nel pacchetto di mischia di de Pascale, uomo del “fare”

Intervista all'imprenditore che ha messo in campo l'Associazione Insieme per Cambiare Ravenna e che vuole fare la stessa cosa anche in altre città della Romagna

Più informazioni su

Quarantatré anni, imprenditore, figlio di imprenditori, proveniente da una famiglia legata a Benigno Zaccagnini, una passione per il vino e per il rugby, Giovanni Poggiali è sceso in campo per le elezioni amministrative del giugno 2016 e si schiera nel pacchetto di mischia di Michele de Pascale, il candidato PD. Per l’occasione ha fondato l’Associazione “Insieme per Cambiare Ravenna” affiancato in questa avventura da Annalisa Ricci, insegnante e vicepresidente dell’Associazione, e da Paolo Valenti, attualmente Vicepresidente della Provincia. 

 

Nella squadra di Poggiali da pochi giorni è entrato anche Guido Guerrieri, Assessore allo sport della giunta Matteucci, in quota Italia dei Valori e in cerca di riconferma.

 

Poggiali, lei ha dichiarato di voler essere il pungolo della coalizione che sostiene de Pascale: sarà una bella sfida, come pensa di riuscirci?

“Sarà certamente una bella sfida, ma potrò essere un pungolo perché non abbiamo partiti alle spalle. Siamo un gruppo che si è creato con la convinzione di poter fare qualcosa di concreto, indipendentemente dai colori politici. L’importante in questo momento è riuscire a cambiare Ravenna, portando innovazioni concrete, e penso che Michele de Pascale sia la persona giusta per poterlo fare. Nel centro destra non vedo nomi papabili.”

 

In passato lei ha sostenuto che il ritardo di Ravenna fosse dovuto “al potere che ha tenuto in ostaggio la città per troppo tempo, senza alternanza”. Quel potere è incarnato nel PCI, PDS, DS, per arrivare a PD con il quale è alleato. Non trova che questa sia una contraddizione?

“Non penso sia una contraddizione, prima di tutto perché con l’arrivo di Renzi il PD si è indirizzato verso l’idea del “fare” cose concrete, che rappresenta anche il mio pensiero, nonostante io provenga da un’area cattolica. Dopodiché io sono convinto che qui non si parli più di colori politici, ma di cambiare una città in modo pragmatico. Non parliamo di decisioni ideologiche, di discutere se le unioni civili sono giuste oppure no, ma di essere concreti e di affidarsi a chi è in grado di essere concreto. Le grandi decisioni vengono prese a Roma, ma qui parliamo di amministrative di Ravenna.”

 

Lei non ha raccolto il guanto di sfida lanciato da Bucci, dicendo di non voler scendere al suo livello. Lo ha accusato di falsità ed inciviltà, al limite della querela. Ha deciso di dare seguito a quelle parole e di portare la questione in tribunale?

“No, non porterò la questione in tribunale. Ho già detto come la penso: il problema non erano tanto le domande, quanto il racconto che ha cercato di far passare, ovvero che a Ravenna ci fosse una cupola che gestiva gli affari del porto. Io ho semplicemente detto che quella era una calunnia.”

 

Non ha risposto a nessuna domanda di Bucci. Le ritiene davvero tutte fuori luogo?

“Il racconto che voleva creare con quelle domande era sbagliato, perché volto a sostenere che esistesse una cricca.”

 

Che cosa può dire a proposito dell’area dell’ex Macello di Ravenna, da anni abbandonata a se stessa? Quella zona appartiene ad una sua società, non è vero?

“L’ex Macello non è abbandonato. È effettivamente fatiscente, ma da moltissimi anni, fin dai tempi in cui era in mano al comune che decise di metterlo all’asta. All’epoca dell’asta la mia società rilevò il 30% mentre il resto apparteneva a CNC e CNA. Col subentrare della crisi le nostre partner si disinteressarono a quell’area e noi ne assumemmo l’intero controllo, pensando a diversi progetti per la riqualificazione. Ma queste idee, oltre a comportare spese e tempi di progettazione molto lunghi, sono soggette a iter burocratici che rendono i processi ancora più complicati. Inoltre, anche sistemando le questioni amministrative, la crisi economica in questo momento impedisce di fare grandi investimenti. Quindi, i progetti ci sono, ma la mia idea è che sia meglio andare con calma e fare le cose per bene, aspettando di avere tutti gli strumenti per poterle fare.”

 

Su tutta la vicenda del Porto, della Sapir e dell’approfondimento dei fondali, qual è la sua idea?

“C’è stato una impasse del comune. Si è arenato un progetto che è molto importante per Ravenna. Quello che penso è che, avendo un porto sabbioso, bisognerebbe semplicemente raccogliere la sabbia e provvedere ad una manutenzione rigorosa e stabile delle strutture portuali.”

 

Lei è impegnato con le sue aziende in diversi settori, dal porto all’edilizia passando per l’agricoltura. Quali sono le sue proposte per lo sviluppo economico di Ravenna?

“Al di là delle singole cose da fare, che ormai tutti sanno, credo che il problema grande di Ravenna, come un po’ di tutta l’Italia, sia la poca concretezza. Sappiamo che a Ravenna abbiamo un problema di manutenzione delle infrastrutture, ma io non voglio fare l’ennesima lista delle cose da fare che poi rimane su una scrivania, ma vorrei capire quali sono le priorità della città e dare una scossa affinché queste cose vengano fatte in tempi brevi. Questo è il motivo per cui è nata la lista “Insieme per Cambiare Ravenna” e questo è il motivo per cui ho deciso di sostenere Michele de Pascale, perché in tutte le zone in cui sta governando il Partito Democratico, come ad esempio Forlì, le strutture sono state migliorate. Non dico che non si siano fatti sbagli, o che tutto vada sempre per il meglio, ma in quelle zone si è iniziato a fare qualcosa di concreto e per me l’idea del “fare” è fondamentale.”

 

Ravenna sta vivendo un momento di difficoltà in campo turistico. Quali sono le sue idee per rilanciare il settore?

“Se parliamo solo di Ravenna, sappiamo che si tratta di una città con un grandissimo potenziale turistico e di un tassello fondamentale della cultura in Italia. Il nostro centro storico è una chicca che deve essere utilizzata al meglio per creare un turismo di qualità. Poi ci sono le spiagge e i lidi da valorizzare per creare turismo e in questo caso sono davvero d’accordo con Michele de Pascale, quando dice che c’è bisogno di una diversificazione e specializzazione dei lidi. Ma a mio avviso non si tratta semplicemente di Ravenna, bensì di tutta la Romagna. Non voglio che siano i forlivesi a venire a Ravenna, vorrei che la città, insieme a tutta la Romagna, fosse pubblicizzata su più vasta scala. Per fare ciò serve un’operazione di marketing e rebranding, non solo di Ravenna ma anche di tutta la Romagna.”

 

È questo che lei intende con “ridefinire e rilanciare l’identità romagnola”? In quali settori è necessario farlo a suo avviso?

“Esatto, dobbiamo parlare di Ravenna sotto un profilo più ampio, quello romagnolo. Il rilancio dell’identità culturale non va fatto solo a livello culturale, ma in ogni settore. Noi abbiamo eccellenze e specialità in ogni ambito, ma spesso abbiamo raccontato una storia troppo complicata, mentre dobbiamo sforzarci di raccontare la Romagna in modo che chiunque possa apprezzarla.”

 

Lei è anche un imprenditore sportivo. Come giudica la situazione locale da questo punto di vista e soprattutto per quanto riguarda le strutture sportive, non sempre all’altezza della situazione? Pensiamo alle carenze del Benelli o al fatto che il volley ravennate è costretto a giocare a Forlì.

“Spesso quando parliamo di sport, parliamo solo degli sport più popolari, dimenticandoci che Ravenna ha moltissime eccellenze in tantissimi sport diversi. Certo se parliamo solamente degli sport più famosi, posso solo dire che ci può anche essere la volontà di creare strutture più adeguate, ma è impossibile ricostruire lo stadio di calcio se mancano i fondi pubblici.”

 

Come vede questa competizione elettorale? Pensa che de Pascale vincerà facilmente o se la dovrà giocare fino alla fine?

“Non sono un uomo politico, quindi non posso rispondere a questa domanda. Ma sono un uomo di sport, quindi posso dire che partecipo anche a questa competizione come partecipo a tutte le altre, con rispetto per tutti, ma senza paura nei confronti degli avversari.”

 

La sua Associazione e la sua lista “Insieme per Cambiare Ravenna” si scioglieranno dopo il voto? Oppure continuerete l’impegno politico anche nel caso in cui lei non sia eletto?

“Il progetto non si estinguerà dopo le elezioni. Anzi, indipendentemente dal risultato sto pensando di lanciare una serie di liste anche fuori dal territorio di Ravenna, proprio per il motivo di cui parlavo prima, ovvero la necessità di pensare in termini di identità romagnola. Quindi, che queste elezioni vadano bene o male, creerò una serie di iniziative volte al lancio di nuove liste.”

 

A cura di Federica Berlanda

Più informazioni su