Spadoni (Provincia): “Imprese agroalimentari biologiche, Ravenna fanalino di coda”

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Scrive Gianfranco Spadoni (Consigliere “Civici per la Provincia”): “Consapevole di come la Provincia allo stato attuale non abbia competenze dirette sul comparto agroalimentare, rilevo in ogni modo la necessità che l’ente ravennate, proprio nella sua veste di anello di congiunzione fra Regione e Comuni, si faccia interprete delle esigenze e delle peculiarità del territorio, avendo rivestito, peraltro, sino alla modifica introdotta dalla Legge Delrio, compiti di primario rilievo nel citato comparto”.

 

“Il settore agroalimentare – scrive Spadoni – rappresenta un bene primario che va sostenuto e promosso, sia per favorire il ricambio generazionale, sia per aiutarlo a raggiungere risultati migliori specie sul versante dell’innovazione. Ciò premesso, proprio analizzando i dati specifici pubblicati recentemente sull’agricoltura biologica emerge come la provincia di Ravenna si trovi agli ultimi posti per il numero di aziende registrate e operanti sul territorio“.

 

“Addirittura – sottolinea Spadoni – le 322 imprese di Ravenna sono inferiori del 127% rispetto a  quelle di Forlì-Cesena con le sue 729 attività, guidate a livello regionale da Parma con 822 imprese biologiche. Oltre a ragioni basate sullo sfruttamento naturale del suolo attraverso interventi limitati di prodotti agrochimici, ma più in generale per fondamentali motivi ambientali, questa pratica agricola ha riscosso molto interesse da parte dei consumatori e dalla stessa Unione Europea che in varie forme sta sostenendo l’adozione di tali eco-compatibili. La stessa Regione Emilia Romagna ha stanziato fondi aggiuntivi destinati alle imprese che solo nell’ultimo semestre 2016 sulla propria area geografica ha visto una crescita considerevole del 17,9% e rispetto al 2014 addirittura del 25,85”.

 

“Va rilevato, oltretutto – conclude Spadoni, come la legge regionale n.29/2002 del citato ente regionale imponga l’uso esclusivo di prodotti biologici nei nidi d’infanzia e nelle scuole d’infanzia ed elementari prevedendo una produzione biologica di almeno il 35% degli ingredienti da utilizzare nelle altre refezioni.
Si chiede dunque al Presidente della Provincia di attivarsi presso la Regione per sostenere lo sviluppo di imprese agroalimentari biologiche sul territorio e di fornire una risposta scritta all’interpellante”.     

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