Quantcast

Le Rubriche di RavennaNotizie - Porto di Ravenna

Michele de Pascale: sui profughi bisogna dire no alla paura, sul Porto servono concordia e decisioni

Sui servizi sociali il Sindaco conferma che dal 1° gennaio si cambia, non più ASP - che si occuperà solo di residenze per anziani - ma gestione associata da parte dei comuni di Ravenna, Cervia e Russi

Più informazioni su

Rovesciando l’ordine delle domande, proponiamo oggi la prima parte dell’intervista al Sindaco Michele de Pascale realizzata mercoledì mattina, che verteva su diversi punti e in particolare su tre temi: politiche di accoglienza dei profughi, cambiamenti nella gestione dei servizi sociali e questioni legate al Porto di Ravenna e ai vertici dell’Autorità portuale. La seconda parte, poi diventata la prima, è stata pubblicata mercoledì e riguardava la vicenda di Piazza Kennedy.

 

Sono trascorsi 135 giorni dalla sua elezione e 125 dall’insediamento della sua Giunta. Un primo bilancio di questa esperienza: come va? Come la vive?

“Con grande entusiasmo. Ho incontrato tanta competenza e tanta voglia di fare. E grande disponibilità al cambiamento, secondo gli indirizzi della nuova amministrazione comunale. Quando si ha un programma molto ambizioso come il nostro, le strade sono due: o si punta a raccontare che si fa un miracolo al giorno, oppure si cerca di impostare un lavoro ben fatto nei vari settori, da subito, per riuscire ad ottenere buoni risultati dopo i primi sei mesi. Noi abbiamo imboccato la seconda strada e penso che dall’inizio del 2017 i cittadini cominceranno a vedere i risultati.”

 

Da uno a dieci, quanto è difficile il mestiere di Sindaco?

“Credo che qualsiasi mestiere oggi sia difficile. Fare il Sindaco lo è di più, quindi direi dieci. È molto difficile per la carenza di risorse che c’è, ma questa è ormai una litania che ha stufato. Ed è difficile soprattutto per l’esigenza di cambiamenti radicali che dobbiamo introdurre e non più rinviare. Essere protagonisti di questi cambiamenti è entusiasmante ma è anche molto complicato.”

 

Si è mai alzato un giorno di questi 135 giorni chiedendosi: ma chi me l’ha fatto fare?

“No. Sono molto, molto motivato. E quel giorno non è ancora arrivato. Non escludo possa arrivare.”

 

Quale deve essere il pregio più grande di un Sindaco? La pazienza? La capacità di ascolto? La visione? La decisione?

“Se devo scegliere, sicuramente la visione. È l’unico pregio senza il quale tutti gli altri servono a poco.”

 

E qual è il punto dolente? La solitudine? L’ingratitudine? Il lamento pubblico?

“Quando i cittadini si lamentano, li rispetto sempre. Sono i miei datori di lavoro e li devo ascoltare. Non sento nemmeno la solitudine, perché siamo una bella squadra. Il punto dolente semmai è il tempo che sono costretto a sottrarre alla mia famiglia.”

 

Alcuni la chiamano in modo spregiativo “il cervese”, in qualche modo non volendo riconoscere che lei è il Sindaco eletto dai ravennati. Un po’ come quegli americani che continuano a dire che Obama non è americano… Le fa male questa cosa?

“No. Assolutamente no. Se mi vergognassi delle mie origini avrei grossi problemi. Cerco di sopperire ogni giorno al fatto che non sono nato e cresciuto qui. Ciò non toglie che conosco bene Ravenna e che i ravennati mi hanno eletto premiando l’idea di Ravenna che ho messo in campo. Su quella sarò giudicato.”

 

Le fa più male allora l’accusa di essere un esponente della solita nomenclatura di sinistra al potere da quasi 50 anni, cui segue l’accusa di immobilità e incapacità?

“Nemmeno questa. I ravennati che mi hanno votato e hanno avuto fiducia in me mi giudicheranno sui fatti. Quelli che non mi conoscono o non mi hanno votato, impareranno a conoscermi come amministratore. E se mi bocceranno dopo che ho governato, allora sì che quella bocciatura mi farà male.”

 

L’opposizione tutta dice che s’è visto ancora poco o niente in questi primi mesi. Che le promesse di cambiamento non sono state mantenute. E qualcuno le dà solo un sei di incoraggiamento… che cosa risponde alle opposizioni?

“Sinceramente, per i sei ricevuti, ringrazio. Per il clima politico che c’è, ricevere un sei dall’opposizione non è poco. Cambiare è molto difficile. Alcune cose si fanno in poco tempo. Altre cose richiedono molto più tempo. Perché in 20 giorni non si recuperano 20 anni. E i fatti dicono più dei comunicati. Quindi io lavoro per mettere in campo i fatti.”

 

E lei che voto dà all’opposizione? La trova di stimolo al vostro lavoro e utile al governo della città?

“Non esiste l’opposizione. Esistono differenti opposizioni. Su alcune cose hanno trovato una posizione comune. Su altre no. Per esempio, sabato pomeriggio io ero in piazza insieme ad esponenti di CambieRà e di Ravenna in Comune, mentre la Lega Nord era su un’altra piazza. Da una parte si diceva sì all’accoglienza. Dall’altra si diceva no. A parte questo tema dei migranti, sul quale io proprio non riesco a discutere con la Lega – umanamente non ce la faccio – su tutto il resto ho trovato un clima costruttivo in Consiglio comunale.”

 

 

RIFUGIATI E ACCOGLIENZA: CHI SONO LE VITTIME?

Veniamo ad alcuni problemi sul tappeto. E allora partiamo proprio da qui, dall’accoglienza profughi. Dal 1° gennaio la gestione passa in capo al Comune di Ravenna, direttamente. Non più dunque attraverso la Prefettura. Cosa cambia?

“Non sarà proprio il 1° gennaio, comunque dall’inizio del nuovo anno si passerà a questa nuova gestione. E non perché la Prefettura non abbia fatto bene il suo lavoro. Semplicemente perché il Comune è in grado di dare risposte più articolate e più legate al territorio, mettendo in rete le esperienze delle istituzioni con quelle dell’associazionismo e del volontariato, per la prima accoglienza e per tutto ciò che serve in seguito, dalla casa alla salute ai corsi di lingua italiana.”

 

Quale sarà la vostra di linea di condotta?

“Va cambiato il paradigma culturale. Chi sono le vittime? Noi? O i rifugiati che fuggono da condizioni di vita impossibili? Abbiamo bisogno di raccontare alla nostra comunità il dramma di queste persone. La letteratura mondiale ha scritto pagine memorabili sui rifugiati, pensiamo solo a Virgilio e ad Enea che fugge da Troia e fonda Roma. Nelle scuole, nei centri sociali, ovunque è possibile, occorre che i protagonisti di questi drammi raccontino le loro storie personali. Qualcuno vuol far credere che le vittime siamo noi e non loro – che lasciano le loro case per la guerra e o la fame, rischiano la vita tante volte e arrivano in un Paese che non conoscono e di cui non parlano la lingua – ma è un rovesciamento della realtà. Abbiamo bisogno di cambiare la narrazione e ristabilire la verità: le vittime sono i rifugiati. E la loro storia va raccontata. Come quella delle donne di Gorino.”

 

Quanti richiedenti asilo ospita oggi il Comune di Ravenna e quanti ne ospiterà?

“Ne ospitiamo e ne ospiteremo secondo le linee e le percentuali indicate a livello nazionale, dal Ministero dell’Interno. In Provincia – a seconda dei momenti – ci sono fra i 1.100 e i 1.200 richiedenti asilo e Ravenna ospita circa il 40% circa del totale. L’accordo definito con la Prefettura è di arrivare a un massimo di 1.500 su scala provinciale. E una revisione di questi numeri può avvenire solo in un quadro nazionale. Fra l’altro, noi e altri comuni, abbiamo chiesto una verifica, per capire se in Emilia Romagna stiamo facendo la nostra parte o se facciamo di più perché altri non fanno abbastanza. Il principio base è che tutti devono fare la loro parte. Se tutti la fanno, è più semplice per tutti. Questo principio vale per l’Italia nei confronti dell’Europa, che non si fa carico dei migranti, ma vale anche nel rapporto fra le varie Regioni e Comuni e il nostro governo nazionale.”

 

Lei ha usato parole dure sulla vicenda di Gorino e sulla manifestazione della Lega Nord a Marina Romea contro l’accoglimento dei profughi. Ma occorre però anche evitare che ci siano gruppi di profughi che ogni tanto bivaccano per strada a Ravenna, non trova? L’accoglienza se c’è, deve essere piena.

“Assolutamente sì. Purtroppo ci sono malfunzionamenti nel sistema dell’accoglienza. Bisogna migliorare la gestione di questa emergenza a tutti i livelli.”

 

Come?

“Abbiamo detto no agli alberghi. Perché non ne abbiamo molti e non li possiamo destinare a questa funzione. Abbiamo detto sì all’accoglimento di piccoli gruppi di richiedenti asilo e profughi, per non creare quartieri ghetto. Poi, la prima accoglienza va scorporata da altre attività di integrazione dei migranti, come, per esempio i corsi di lingua. Ma tutto va attivato e fatto funzionare al meglio. E bisogna fare una battaglia culturale perché non prevalga la cultura del sospetto, per cui tutto ciò che è associato ai rifugiati viene indicato come fattore di insicurezza, delinquenza o altro.”

 

Lei vuole fare leva sulla coscienza civile e democratica dei ravennati…

“Sì. Io mi occupo di dare risposte concrete, di governo. Ma queste risposte non possono essere slegate da una battaglia culturale contro la xenofobia e la paura degli stranieri. Senza quella, di cui parlavo prima, questa guerra contro la disperazione non la vinceremo. Perchè i buoni e i cattivi sono ovunque, fra i rifugiati come fra gli italiani. Per esempio, quelli che in questi giorni si presentano nelle case per raccogliere soldi per i terremotati non sono stranieri, sono italiani. Sono squallidi truffatori italiani.”

 

 

SERVIZI SOCIALI E FONDAZIONI CULTURALI: SI CAMBIA

ASP e gestione dei servizi sociali. Conferma che dal 1° gennaio cambia tutto? 

“Sì. Dal 1° gennaio il nostro distretto avrà una gestione associata dei servizi sociali dei tre comuni di Ravenna, Cervia e Russi. Stiamo anche avviando una fusione della nostra ASP con quella della Bassa Romagna per la gestione delle strutture per anziani, consentendo un’ulteriore razionalizzazione del servizio e un risparmio di risorse.”

 

Ma cosa cambierà nel concreto?

“Dal 1° gennaio si avvierà la sfida più importante per noi, quella dell’innovazione. Puntiamo all’aumento della dimensione di scala dei servizi e a una maggiore professionalizzazione del personale, per una più ampia capacità di dare risposte ai bisogni. Vogliamo una forte integrazione in ambito socio-sanitario, anche in riferimento all’ASL. Essere uniti dentro il nostro distretto, uno dei più grandi della regione, potrà segnare una svolta nel senso di migliorare le prestazioni. In terzo luogo, con i servizi in capo ai Comuni possiamo recuperare un rapporto più diretto col territorio e dare ai servizi sociali una maggiore trasversalità, per cui è possibile mettere in piedi un più efficace welfare dell’aggancio. Un esempio per tutti, chi è all’Ufficio anagrafe può essere messo in grado anche di capire i bisogni sociali di base.”

 

Ci saranno anche più risorse per il sociale?

“Alcuni investimenti andranno fatti. Perché la spesa è rimasta ferma nel corso degli anni mentre i bisogni sono aumentati. Ma nel processo di riorganizzazione si potranno utilizzare meglio anche le risorse umane, destinando alcune figure ad altre funzioni e sgravando la spesa sociale di un certo costo in burocrazia. Così liberiamo risorse da destinare direttamente ai bisogni sociali e ai servizi.”

 

Fondazioni culturali per la gestione del nostro patrimonio e per la promozione delle attività e dell’offerta culturale. Quando sarà pronto il nuovo quadro di riassetto? E quando i primi nuovi bandi o incarichi per RavennAntica, per il Mar, per la Classense?

“Chiaramente ci sono due livelli. I Consigli di amministrazione entro la fine dell’anno verranno nominati e definiti. Per le direzioni delle istituzioni invece ci sono procedure più complesse. Per questo abbiamo atteso il decreto Madia e quindi a breve usciranno le selezioni pubbliche per la direzione delle nostre istituzioni a partire dalla Classense, una delle grandi istituzioni culturali del nostro paese. Le direzione di questa riorganizzazione è stata tracciata insieme all’Assessore Signorino: da una parte un grande polo museale integrato sul quale speriamo di riuscire a impegnare anche il Ministero e dall’altro la ricerca di nuove sinergie nell’ambito delle grandi istituzioni bibliotecarie di Ravenna.”

 

 

SUL PORTO NON ABBIAMO PERSO L’AUTOBUS

Porto. Delrio ha firmato e non manca molto all’insediamento del nuovo Presidente dell’AP. Cosa si sente di dire a Daniele Rossi, a parte augurargli buon lavoro?

“Intanto c’è un iter parlamentare da rispettare, poiché le nuove nomine devono ricevere il parere delle Commissioni parlamentari. Naturalmente il curriculum di Rossi è ineccepibile. Oltre all’in-bocca-al-lupo di rito, a Rossi dico questo: deve lavorare serenamente e creare un clima di concordia e di collaborazione fra i vari attori che operano nel Porto di Ravenna. Perché non vogliamo tornare al clima di scontro che abbiamo conosciuto recentemente. Naturalmente, la concordia e la pace sociale però non possono significare immobilismo. Perché questo sarebbe un prezzo inaccettabile.”

 

Quindi concordia e decisione, ma per fare cosa?

“Io metto tre temi all’ordine del giorno: escavo dei fondali, potenziamento dei collegamenti soprattutto ferroviari e destinazione delle principali aree per lo sviluppo del porto. In pochissimo tempo dobbiamo darci degli obiettivi chiari, condivisi, discussi con tutti gli attori in campo. Discutiamo, rispettiamoci anche se non siamo d’accordo, prendiamo decisioni e poi andiamo avanti.”

 

Abbiamo perso definitivamente l’autobus per quei 200 milioni di finanziamento finalizzati all’escavo e allo sviluppo del porto, come dice parte dell’opposizione?

“Bisogna sfatare alcuni miti. Abbiamo 60 milioni di euro finanziati dallo Stato e garantiti da Delrio. Abbiamo diversi milioni di euro nelle casse dell’Autorità Portuale che nessuno ci può portare via. E poi avevamo circa di 100 milioni di mutui BEI che sono prestiti e non sono soldi perduti. Questi mutui sono ancora confermati al momento.”

 

Ma non c’è più tempo da perdere…

“Per non perdere l’autobus bisogna fare sui fondali un progetto di escavo fattibile. Farlo presto e farlo bene. Porsi l’obiettivo dei fondali a 14,50 metri come nel progettone iniziale senza alternative non va bene. Così non si fanno gli interessi del porto.”

 

La politica del tutto o niente è rischiosa, ovvero alla fine si rischia di non fare nulla, dice lei?

“Esattamente. C’è un’alta percentuale di probabilità di non fare nulla. Dobbiamo fare non l’escavo migliore del mondo, ma l’escavo possibile anche a quote inferiori rispetto a 14,50.”

 

L’opposizione vuole che lei riferisca su tre temi in Consiglio comunale. Svuotamento/riqualificazione delle casse di colmata, anche con riferimento al superamento dell’eventuale conflitto di interessi con la Sapir. Illustrazione del progetto o dei progetti di escavo dei fondali elaborati durante l’attuale mandato commissariale, anche se non ancora deliberati dal Comitato portuale. Trasparenza dell’Autorità portuale, con particolare riferimento alla gestione del personale e ai dipendenti premiati. Cosa risponde qui all’opposizione su questi tre punti?

“Per chiarirci. Sull’escavo ho già detto più volte ciò che penso. E appena sarà insediato il nuovo Presidente dell’Autorità Portuale lo inviterò in Consiglio comunale a illustrare il progetto. È più corretto che sia lui a presentare il progetto, perchè lui deve portarlo avanti. Per la trasparenza dell’AP io come membro del Comitato Portuale mi sento di garantire che questa trasparenza c’è al cento per cento. Così come ritengo legittimo e giusto l’atto preso per la proroga del segretario generale dell’AP. Rischiavamo di trovarci nel giro di poco tempo con un nuovo Presidente dell’AP e senza un segretario, per cui, per ragioni di opportunità e chiedendo un parere preventivo all’avvocatura dello Stato, abbiamo ritenuto non solo possibile ma anche auspicabile fare questa proroga d’incarico.”

 

La questione della trasparenza non riguarda solo la legittimità di questo atto, ma anche tutta la partita dei premi al personale in AP. Lei ritiene che questa trasparenza sia stata garantita?

“Io penso che gli atti compiuti siano legittimi e che la trasparenza sia stata garantita. È chiaro che stiamo parlando di un ente statale, non di un’amministrazione comunale. Si criticano spesso i comuni per opacità o eccesso di burocrazia, in realtà i comuni sono generalmente molto più trasparenti delle amministrazioni statali. Per esempio il Sindaco e il Consiglio comunale non entrano minimamente nel merito dei premi ai dirigenti e ai dipendenti del Comune stesso. La Giunta fissa gli obiettivi ma la valutazione di merito spetta a un organismo terzo. Così funziona in Comune. In Autorità Portuale della questione premi ne risponderanno coloro che li hanno assegnati. È un atto dirigenziale. Non è un atto che compete in ogni caso al Comitato Portuale di cui io faccio parte. Se l’assegnazione dei premi in AP è stata fatta bene o male ne risponderà il dottor Margorani e chi insieme a lui ha deciso per quei premi.”

 

Darsena di città. A Bari è stato dato l’annuncio che il Governo finanzierà tutti i progetti presentati nell’ambito del Piano nazionale di riqualificazione delle periferie urbane, a cui Ravenna ha partecipato. C’è da fidarsi, ovvero i soldi ci sono? E cosa significa per noi?

“Il Presidente del Consiglio è stato molto chiaro e la prima tranche dei finanziamenti – 500 milioni – era già nella Finanziaria 2016. Gli altri 700 che servirebbero per completare la dotazione di 1,2 miliardi andranno previsti nella Finanziaria 2017. Quindi se c’è un bluff lo scopriremo a breve. Noi abbiamo giocato questa partita malgrado in giro ci fosse molto scetticismo, si pensava che fosse velleitario presentare quei progetti per i quali abbiamo lavorato duro in poco tempo. Ma io penso, invece, che le partite vadano giocate tutte, fino in fondo, anche se le possibilità di vincere sono poche. E infatti se arrivano finalmente questi 12-13 milioni di investimenti sulla Darsena si tratta di un fatto di portata storica. Perché vuol dire fra l’altro risanamento ambientale della Darsena e vuol dire collegamento via mare dalla Darsena fino ai lidi. Cioè un cambio di passo radicale. Se poi – come è stato annunciato da CMC – nel 2016 si esaurirà l’attività del bitumificio, capite che si aprirà davvero una nuova stagione per la Darsena di città.”

 

A cura di P. G. C. 

Più informazioni su