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Gardin (LN): incapacità organizzativa dell’amministrazione fa danno a cittadini e svaluta patrimonio

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«Le linee programmatiche per il rinnovo del Poc di Ravenna, presentate lunedì nella Commissione competente, non tengono conto della “Carta delle potenzialità storiche”. Un vincolo, quest’ultimo, che condiziona l’edificabilità, la progettazione futura e l’organizzazione del territorio ravennate.» Parte da queste considerazioni l’affondo del capogruppo consigliare di Lega Nord, Samantha Gardin, la quale lamenta come «nelle ultime due commissioni CCAT, competente in materia del Piano Operativo comunale (Poc) non sia mai stato menzionato il fatto che, finalmente, è pronta la “Carta delle potenzialità archeologiche”» 

 

Il documento, attualmente all’esame degli uffici, pone vincoli e rilievi sulle possibilità di edificazione nel territorio. In sostanza, se «le linee guida del nuovo Poc non definiscano praticamente nulla, in termini, di nuova programmazione – obietta Gardin – la questione più eclatante è che tale documento non menzioni in alcuna sua parte come si adatterà alla Carta.» Un rebus, che per Gardin rischia di portare alla paralisi.

«Ravenna ha già subito cinque anni di immobilismo, da parte della precedente amministrazione – continua l’esponente leghista – che ha usa questo strumento come una specie di “lustrino per pochi”, mentre l’applicazione del Poc dovrebbe essere quella di un vero strumento programmatico, per cittadini e aziende.» Niente a che vedere, dunque, con la sua applicazione presente e trascorsa. «Il nuovo Poc – rincara Gardin – rischia di essere come il precedente: le amministrazioni ravennate hanno portato, infatti, all’affossamento progettuale di Fornace Zarattini. Per nulla fatta decollare dal precedente Piano operativo e che, purtroppo ha solo portato alla svalutazione di terreni ed immobili Per dire, oggi non trova nemmeno menzione nelle prime linee guida di rinnovo del Poc. Senza contare la paradossale situazione creatasi in piazza Kennedy, che potrebbe ripetersi altrove.»

 

I timori di Gardin, insomma, sono che il nuovo Poc possa essere presentato “a scatola chiusa” con le sue carenze, salvo poi arenarsi «alle prime lamentele dei cittadini.»

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