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Spadoni (Civici Ravenna): Servizi sociali in capo al comune

"Sono demandati all’associazionismo, a cominciare dalla Caritas ma non solo, una parte di servizi di stretta competenza degli enti pubblici, sgravando in questo modo lo stesso pubblico da impegni e responsabilità dirette, e, non meno, dall’uso di risorse economiche" spiega il consigliere

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“Quasi tutti i candidati sindaco e le relative forze politiche durante la campagna elettorale per il rinnovo del consiglio comunale, si sono espressi – giustamente – a favore del rientro di tutte le deleghe e delle competenze riguardanti il welfare in capo al Comune. D’altra parte il ricordo del famoso “buco” del Consorzio dei servizi sociali ha rappresentato una leva convincente per tentare di cambiare musica rispetto al passato, ovviamente nella speranza che tutto avvenga in termini migliorativi seppur in un quadro difficile non privo di un continuo dilagamento di nuove povertà” apre Gianfranco Spadoni.

 

“Il problema centrale, quindi, non è il contenitore deputato a occuparsi del sociale – prima il Consorzio socio sanitario, poi l’Azienda dei Servizi Asp ed ora il Comune – ma il modello e le linee operative concrete su cui dare avvio a questa “nuova” sperimentazione. Occorre in ogni modo partire dalla consapevolezza dei bisogni, sulla base di un monitoraggio attento e puntuale del territorio in cui la cooperazione sociale ha una propria funzione essenziale ma sempre necessariamente guidata dalla politica comunale. E in quest’ analisi dei bisogni occorre tener conto, tra l’altro, della funzione dell’associazionismo locale – quello no profit per intenderci – su cui viene prepotentemente scaricata dall’ente pubblico grande parte di richieste, emergenze e servizi in altro modo non gestiti direttamente”.

 

“In altre parole sono demandati all’associazionismo, a cominciare dalla Caritas ma non solo, una parte di servizi di stretta competenza degli enti pubblici, sgravando in questo modo lo stesso pubblico da impegni e responsabilità dirette, e, non meno, dall’uso di risorse economiche. Ritornando alle considerazioni iniziali, dunque, non è sufficiente cambiare il gestore ed elaborare un buon ‘piano industriale’, ma occorre aver chiari gli obiettivi sulla base della copertura economica e senza fare mancare un’oculata e continua verifica delle attività pianificate”.

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