La crisi della sinistra / 4. Claudio Casadio: la sinistra scenda dal pero e governi con il M5S

Per Casadio la sinistra è stata distante dai più deboli e vicina ai più forti. Poi si è presentata divisa. Con alcune persone non all'altezza. "E c'erano poche donne, dov'erano le donne?"

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Claudio Casadio mi viene a trovare in uno scampolo di tempo, di ritorno da Roma e in partenza per Catania, dove porta il suo spettacolo “Il mondo non mi deve nulla” nel quale interpreta un ladro povero diavolo alle prese con una prostituta (Pamela Villoresi) che vuole farla finita. Due vite borderline. Uno spaccato molto “teatrale” e se vogliamo esagerato dell’Italia ai margini, che arranca, proprio quella che il 4 marzo ha fatto sentire la sua voce nelle urne, provocando il terremoto sotto gli occhi di tutti.

Casadio si schermisce e dice subito “gli attori non contano nulla, non hanno nulla da dire, pensa che spesso non possono nemmeno votare quando sono in tournée.” Ma poi parla, parla, cavolo se parla, parla come un fiume in piena, ha cose da dire e dice cose interessanti e di buon senso… sulla crisi della sinistra.

 

L’INTERVISTA

Claudio Casadio, stavolta sei riuscito a votare?

“Sì. Per forza, ero a Lugo con lo spettacolo. Ma per quattro volte negli ultimi anni non ci sono mai riuscito. Di solito gli attori non votano, perchè le tournée si fissano un anno per l’altro e come fai a votare se reciti a Napoli e per votare devi tornare in giornata a Ravenna? Non si può, però non è giusto. Bisognerebbe fare qualcosa per gli attori.”

Siete sempre stati una razza maledetta, voi attori, una volta nemmeno vi si seppelliva nei cimiteri consacrati…

“Già. Ma davvero bisognerebbe metterci una pezza, anche noi dobbiamo avere gli stessi diritti degli altri, non ti pare? Stavolta ero a Lugo e ho fatto un salto al seggio. Ma gli altri della mia compagnia no, nessuno di loro ha votato.”

Non ti chiedo per chi hai votato, ma…

“Il voto è segreto. Comunque avevo due opzioni e, in ogni caso, avrei perso con entrambe (ride). Sono abituato a perdere quando si vota.”

Ti aspettavi un risultato così clamoroso?

“Qualcosa era nell’aria. Sai, quando la sinistra si spacca, quando gente come Errani e Bersani se ne va dal PD che aveva fondato, vuol dire che sta succedendo qualcosa. Io ero quel giorno alla Strocchi di Ravenna, quando Errani ha annunciato che se ne andava. Ci sono rimasto male.”

Pensavi che Liberi e Uguali, Bersani ed Errani, avrebbero preso così pochi voti?

“No, non me lo aspettavo. D’altronde le spaccature non hanno mai portato bene a sinistra. Non ricordo chi diceva che a forza di girare le pagine prima o poi i libri finiscono. Ecco, a sinistra abbiamo girato pagina troppe volte e il libro è finito.”

È finita un’epoca, dunque?

“Quando sono a Ravenna, mi capita di alzarmi presto alla mattina e di andare a prendere il caffè alla Strocchi. E lì ci trovo sempre un gruppo di anziani che passano il tempo a fare e a disfare l’Italia, i governi, la politica, il partito. Sempre con passione a discutere di politica, sempre a digerire cambiamenti di nome, di linea, di leader… Per tanti anni tante persone hanno accettato tutti questi cambiamenti senza battere ciglio, magari hanno votato sempre il partito e la sinistra anche turandosi il naso, ma questa volta no, molti non se la sono sentita più. Hanno cambiato.”

Molti di loro hanno votato M5S. Hanno fatto bene?

“Tanta gente ha votato Cinque Stelle. D’altra parte quando una come Orietta Berti ti dice apertamente che vota Cinque Stelle… (ride). Hanno voluto dare un segnale. La sinistra tradizionale ha snobbato il M5S e ha fatto male. D’altra parte, anche il PCI snobbava il movimento, succedeva anche allora.”

Cioè? Quali analogie vedi?

“Voglio dire, è un classico che i partiti tradizionali di sinistra, la sinistra istituzionale, snobbi i movimenti. Ieri i movimenti studenteschi ed extraparlamentari, oggi il Movimento 5 Stelle. Con questo non voglio dire che ci siano analogie politiche fra i movimenti di ieri e i Cinque Stelle di oggi, dico solo che c’è una specie di riflesso condizionato del partito che sembra come difendersi dai movimenti, tende a non capirli, li teme, si arrocca, li combatte.”

Invece tanta gente ha votato M5S. Perchè? 

“Perchè la gente non è contenta. Ci sono un sacco di poveri. Non c’è lavoro. Al sud c’è un grande disagio. Conosco tante persone che hanno perso il lavoro o che fanno fatica ad arrivare alla fine del mese. A tutta questa gente il M5S ha proposto il reddito di cittadinanza. È una proposta che ha fatto presa e la trovo nuova e giusta per le persone che vivono nel disagio economico: si direbbe una proposta di sinistra per affrontare le nuove povertà.”

Insomma, i Cinque Stelle sono stati percepiti come coloro che pensano e danno risposte a chi sta peggio?

“Sì. E, ribadisco, questa è una cosa di sinistra. I movimenti sociali e politici vanno ascoltati e capiti. Invece il disagio sociale non è stato colto o capito mentre il M5S è stato snobbato dalla sinistra.” 

 

 

Anche tu pensi ci sia qualcosa di paradossale e forse di malato nel fatto che la sinistra sia più votata nei quartieri bene che nei quartieri popolari o operai?

“È assurdo ma è così. Perchè la sinistra si è allontanata dalla gente, dai ceti popolari, da chi lavora. La sinistra è nata lì, non può rinnegare le sue origini e le sue radici. La mia famiglia è sempre stata di sinistra, i miei nonni, mio padre. Hanno fatto le battaglie per il lavoro, per i diritti, contro la povertà, le ingiustizie, che c’erano ieri e ci sono oggi. Come si fa a non vederle?”

Quindi i valori della sinistra restano validi per te?

“Assolutamente sì. Sono stato educato a quei valori, sono cresciuto con quei valori comunisti. E non me ne vergogno. L’uguaglianza, la solidarietà, la libertà, l’onestà. Io li sento ancora miei e continuo a vivere in base a quei principi e valori. Ci credo molto. Anzi penso che dovremmo impegnarci tutti di più per farli emergere e non solo stare alla finestra a guardare cosa succede. Le ingiustizie sono enormi. Vedo i nostri poveri in giro per l’Italia e vedo gli immigrati che vivono a volte come fossero degli schiavi. Come si fa a sopportare tutto questo? Stavolta la gente ha voluto dare un segnale.”

La sinistra è stata vista troppo compromessa con il potere e le élites?

“È così. Distante dai più deboli. Vicina ai più forti. Poi si è presentata divisa. Con alcune persone non all’altezza. Sia Liberi e Uguali, sia il PD. E c’erano poche donne, dov’erano le donne? Non le ho viste protagoniste, è stato un errore.”

Da dove deve ripartire la sinistra?

“Dalla gente. Dal territorio. Dalle sezioni e dai circoli. Mi dicono che non ci sono più. Vanno riaperti. Bisogna recuperare alcune delle cose buone che faceva il PCI una volta, quando stava in mezzo al popolo, quando era il popolo. La sinistra deve tornare ad essere punto di riferimento per la gente, dove la gente vive e lavora. E poi devono inventare anche cose nuove come hanno fatto i Cinque Stelle che hanno inventato la rete o il reddito di cittadinanza. Con tutti i limiti che vuoi, ma sono risposte nuove.”

Quindi mi pare di capire che non ti fanno per niente paura i Cinque Stelle, anzi?

“No. Non li conosco. Ma nei movimenti, come nei Cinque Stelle, c’è di tutto. Io sono convinto ci siano anche tante persone serie che si danno da fare e che hanno voglia di fare bene. Penso che sinistra e M5S dovrebbero collaborare e se facessero un governo insieme questa cosa sarebbe vista bene dall’elettorato.”

Perchè?

“Perchè l’Italia ha bisogno di un governo. E chi si prende la responsabilità di governare oggi in questa situazione verrà apprezzato, sarà premiato. Sbaglia il PD se si arrocca e dice che sta all’opposizione qualsiasi cosa succeda. Invece dovrebbe fare un governo con i Cinque Stelle. Ognuno dovrà rinunciare a qualcosa, si può fare.”

Forse quel compromesso lo faranno Cinque Stelle e Lega.

“E faranno bene. Secondo me gli italiani li premieranno. Ripeto, dovrebbe farlo il PD il governo con i Cinque Stelle.” 

E cosa può succedere in Emilia-Romagna dove fra un anno si vota? Può vincere il centrodestra: temi questa eventualità?

“No, non ne ho paura.”

Non temi che, per esempio, possano cambiare completamente le politiche culturali?

“No. Penso che cultura e spettacolo siano tenuti in conto anche da loro e chi lavora bene in questo campo non ha nulla da temere. L’importante è che non siano tagliati i finanziamenti alla cultura e che rimanga la libertà di creare, produrre, proporre al pubblico.”

Ma cosa deve fare la sinistra a livello locale per non perdere questo treno?

“Deve recuperare l’impegno civico città per città, andando oltre le liste di partito tradizionali. Deve andare a cercare le persone brave sul territorio e responsabilizzarle nel governo della comunità.”

Non hai paura dei Cinque stelle, non ti fa paura la vittoria del centrodestra… non hai paura di nulla.

“Sì, sono un ottimista. Soprattutto credo ci sia bisogno di mettersi in gioco, di non stare sulla collina, ma di scendere giù a sporcarsi le mani, a fare cose. Per questo dico che la sinistra farebbe bene a scendere dal pero e a rimboccarsi le maniche.”

 

Intervista raccolta da Pier Giorgio Carloni

 

 

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