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Politica. Marescotti, Paglia e Maiolini, il nuovo governo giallo-verde e… il convitato di pietra

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È durato circa due ore il dibattito inedito al Circolo Arci Dock61 a Ravenna sul governo giallo-verde, sull’accordo Lega-M5S e sui destini sempre più incerti e indecifrabili della sinistra in Italia. Ieri lunedì 4 giugno si confrontavano l’attore Ivano Marescotti, famoso per il suo voto al M5S per “far saltare il tavolo”, il dirigente di Sinistra Italiana Giovanni Paglia e infine Marco Maiolini, consigliere comunale nonchè elettore M5S, che parlava a titolo personale e non a nome del movimento. 

 

Moderatore il responsabile di questa redazione. Il titolo dell’incontro ha subito alcune variazioni in relazione all’evoluzione continua della situazione politica che ha fatto ammattire gli organizzatori (e non solo gli italiani) ed è stato infine fissato su questo tema: Dal governo giallo-verde alle elezioni? Fra destra e sinistra. Oltre la destra e la sinistra?

Si è parlato molto di destra e sinistra, appunto. Di Lega e M5S, di PD e LeU, di Sinistra Italiana e Potere al Popolo…. insomma dell’accordo e del governo dei vincitori Lega e Cinque Stelle ma anche di tutti gli sconfitti della galassia di sinistra, sempre più divisa, sempre più marginale, sempre più smarrita. Alla fine si è parlato molto – nel bene e nel male – soprattutto del ruolo centrale del Movimento 5 Stelle. Centrale per tanti motivi. Perchè ha raccolto 11 milioni di voti. Perchè è partner di governo della Lega. Perchè raccoglie voti di destra e di sinistra. Perchè per qualcuno a sinistra – che teme la forza dirompente della Lega – il M5S potrebbe rappresentare addirittura una specie di argine al leghismo in seno alla compagine di governo. Oppure, perchè, malgrado tutto, i Cinque Stelle hanno al loro interno la maggiore forza di sinistra che esista oggi in Italia (parole di Ivano Marescotti).

 

IVANO MARESCOTTI: “NON SONO PENTITO, SONO DELUSO DELL’ESITO… MA IL TAVOLO È SALTATO”

Prima domanda: pentito di avere votato M5S alla luce di tutto quello che è accaduto dopo?

“No. Non sono pentito. Sono deluso. – dice Marescotti – Il 4 marzo non avevo alternative. Non potevo votare né per un governo di destra come quello del PD di Renzi, né per LeU o PaP, partitini o sigle di sinistra votate al fallimento e prive di credibilità. Operazioni di puro vertice, che facevano ridere. Quindi il 4 marzo o non andavo a votare o votavo M5S per rovesciare il tavolo, come ho detto e fatto. E il tavolo si è rovesciato. Non sono contento del risultato di governo, perchè la Lega è la peggior destra che c’è. Ero cosciente dei rischi, perchè quando decidi di far svoltare completamente la situazione il rischio c’è sempre. Ma meglio rovesciare il tavolo con tutti i rischi del caso, che andare avanti con il governo PD che c’era o con il governo PD – Forza Italia che si annunciava.”

Sciagurata per Marescotti la posizione del PD che ha chiuso ogni discorso con il M5S e ha spinto i grillini fra le braccia della Lega.

Seconda domanda: che segno hanno l’accordo e il governo fra Lega e M5S? È un segno di destra o di estrema destra come molti sostengono oppure ci sono anche elementi di sinistra? E chi prevarrà sul campo fra Lega e M5S?

“Io con la Lega non prenderei nemmeno un caffè – dice Marescotti – perchè la Lega è destra, la destra peggiore. Ma del resto anche il PD è destra. Il M5S invece è un po’ di destra e un po’ di sinistra. Ci sono tanti voti di destra nel M5S ma secondo me almeno 5 milioni di voti sono arrivati da sinistra. E l’accusa del PD ai Cinque Stelle di essere di destra e fascisti è assurda. La politica di chiusura del PD è totalmente sbagliata. D’altra parte la sinistra di LeU dove voleva andare con Bersani? Fra il tacchino sul tetto e la mucca in corridodio doveva almeno arrivargli la pulce all’orecchio e capire che quella roba non fiunzionava. Quella sinistra è finita. Morta. Io sono un comunista, senza partito. Dove mi metto? Cerco di impegnarmi dalle lotte sociali e sto all’opposizione di questo governo. Perchè l’opposizione deve ripartire dal sociale.” 

Terza domanda: Potrebbe nascere un blocco fra Lega e M5S nel fuoco dell’azione di governo, che finirebbe per cambiare totalmente il panorama politico? E in quel caso che fare a sinistra?

“Fico che saluta con il pugno chiuso alla manifestazione del 2 giugno – dice Marescotti – mi fa sperare bene. Non so se quel blocco si farà. Se si farà chi ha votato M5S da sinistra smetterà di votarli. Invece a sinistra non ci sono più strategie, non c’è più un gruppo dirigente credibile. Per la sinistra ci sarà un periodo buio e sarà lungo. Dovrà nascere qualcosa e nascerà dal basso, nel sociale, non dall’alto. La situazione comunque è aperta a diverse possibilità.” 

 

MARCO MAIOLINI: “DOVEVAMO FARE UN GOVERNO, CON IL VOTO ANTICIPATO LA DESTRA AVREBBE PRESO IL 51%. TERREMO TESTA ALLA LEGA”

Prima domanda: Deluso della formazione del governo M5S – Lega? Avrebbe preferito un governo M5S – PD?

“Non sono deluso del voto, ovviamente, né di quello che è successo dopo; – dice Maiolini – la legge elettorale era stata fatta apposta per non far governare il M5S, l’unico movimento che non stringe alleanze, ma era studiata per mandare al governo il secondo partito con il terzo o il quarto. Nel 2013 Bersani ha sbagliato a impostare il discorso con il M5S come se noi fossimo una meteora e chiedendoci solo di appoggiare il suo governo dall’esterno. Se ci avesse offerto un contratto come abbiamo fatto con la Lega le cose sarebbero andate diversamente. Con il PD abbiamo visto come è andata questa volta. Della Lega mi fido, anche se le posizioni sono diverse. Se c’è solo Salvini gli teniamo testa. I nostri uomini al governo terranno il punto sul nostro programma. Faremo politiche di sinistra, dal reddito di cittadinanza al lavoro, dall’acqua pubblica alle energie sostenibili. Ma è diverso il caso se dietro Salvini spunta ancora Berlusconi. In questo caso tutto si complica.”

Seconda domanda: Che segno hanno l’accordo e il governo fra Lega e M5S? Teme che prevarrà sul campo l’esperienza e la spinta ideologica della Lega?

“Noi non avevamo alternative. Non potevamo non fare questo governo; – dice Maiolini – se fossimo andati a votare subito la destra avrebbe vinto con il 40, 45, o 51% dei voti. Noi abbiamo detto no a Berlusconi e no a Renzi. Con la Lega l’accordo è stato difficile ma possibile. E nell’accordo ci sono cose dei Cinque Stelle e cose della Lega come la Flat Tax che non mi piace, che io non voglio, perchè toglie le tasse ai più ricchi. E io penso che, anche se la Flat Tax è scritta nel contratto non si riuscità a farla, perchè non ci sono le condizioni per farla. Le cose troppo targate destra il M5S non le farà passare.”

Terza domanda: Potrebbe nascere un blocco fra Lega e M5S nel fuoco dell’azione di governo, che finirebbe per cambiare totalmente il panorama politico? E in quel caso che succede nel movimento?

“Non credo che possa accadere – dice Maiolini – ma se dovesse succedere che la Lega trascina il M5S a destra allora il movimento di scioglierà. E tante persone dei meetup faranno altre scelte politiche o di partecipazione e cittadinanza attiva. Del resto succede a volte che arrivino nei meetup persone, per esempio, che vogliono una certa politica contro gli immigrati: noi in quei casi diciamo loro che hanno sbagliato indirizzo, che devono suonare alla sede della Lega. In campagna elettorale abbiamo accentuato certe politiche più dure sull’immigrazione per ragioni tattiche, per contrastare l’avanzata della Lega e portare via loro dei voti. Ma non abbiamo le stesse posizioni della Lega.” 

 

GIOVANNI PAGLIA: “CON LEU DOVEVA ANDARE DIVERSAMENTE. IL GOVERNO È DI DESTRA MA NO AL FRONTE REPUBBLICANO”

Prima domanda: Pentito della deludente operazione politica di Liberi e Uguali?

“Pentito no, deluso sì, perchè nelle intenzioni Liberi e Uguali non doveva andare così; – dice Paglia – volevamo unire tutta la sinistra di alternativa che era critica rispetto al PD e non ci siamo riusciti. Alla fine abbiamo messo insieme solo Sinistra Italiana, Possibile e Articolo Uno, i loro gruppi dirigenti e poco di più. E abbiamo preso il 3,4%. Ora sono preoccupato per il governo che è nato e per l’opposizione di sinistra a questo governo. Dico subito che il Fronte Repubblicano proposto dal PD non mi convince per nulla. Credo ci possa e ci debba essere un terzo campo fra il governo di destra Lega-M5S e il Fronte dei responsabili democratici legati ai soliti paradigmi del sistema. Io penso invece che ci possa essere spazio fra il sovranismo e il populismo da una parte e le politiche tradizionali della governance europea dall’altra.”

Seconda domanda: Che segno hanno l’accordo e il governo fra Lega e M5S? 

“È un governo di destra in cui c’è il timbro della Lega; – dice Paglia – la Lega è il partito più di destra e più forte che sia andato al governo in Italia dal 1945 ad oggi. Vediamo già la campagna partita sugli immigrati, con la proposta di creare quasi dei nuovi campi di concentramento, non di sterminio, ma certo di concentramento dove stipare gli immigrati indesiderati. È una politica incivile. Ma del resto il PD di Minniti aveva già indicato la strada e ora la Lega segue a ruota e rincara la dose. La Lega è molto forte e sa ciò che vuole. Ed è pronta a rompere. La Lega quindi è al comando e il M5S è costretto a seguire. Fra l’altro al governo i Cinque Stelle hanno mandato tutti i loro rappresentanti di destra. Grave è stata la responsabilità del PD che aveva la possibilità di giocare la palla, ma non l’ha voluta giocare. Un governo M5S – PD – LeU sarebbe stato meglio per l’Italia di questo governo Lega – M5S.”

Terza domanda: Potrebbe nascere un blocco fra Lega e M5S nel fuoco dell’azione di governo? E in quel caso che cosa deve fare la sinistra?

“Io temo questa possibilità – dice Paglia – ma in ogni caso non sono d’accordo affatto sull’unione di tutte le opposizioni in un indistinto Fronte Repubblicano. Non è questa la risposta. Se si consolida un governo inedito giallo-verde nascerà un’inedita opposizione sociale e politica a quel governo. È una legge di natura. In ogni caso, la sinistra deve ricominciare dai fondamentali e dalla risposta ai bisogni concreti di libertà, di diritti, di lavoro, di giustizia, di distribuzione diversa delle ricchezze fra le persone.”

 

A cura di P. G. C. 

 

 

 

 

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