Valentina Morigi e le difficili politiche su migranti e accoglienza a Ravenna, dopo le misure di Salvini

Più informazioni su

Recentemente abbiamo assistito alla tormentata vicenda della “Sea Watch”, l’imbarcazione ong con a bordo quarantadue migranti che, per effetto della nuova normativa che impedisce gli sbarchi sulle nostre coste, ha sostato diversi giorni in mare aperto in prossimità del porto di Lampedusa prima di potervi approdare. Nel modo e con le conseguenze che tutti conosciamo. Il tema dell’accoglienza resta dunque un tema “caldo” per la politica del nostro Paese. Anche in ambito locale.

In particolare, il Comune di Ravenna ha apprestato un’apposita unità organizzativa per la gestione dei progetti e in merito ai servizi dedicati all’immigrazione. I progetti e i servizi gestiti dall’Unità Operativa delle Politiche per l’Immigrazione sono finalizzate a favorire l’accoglienza e l’inserimento sociale, economico e culturale dei cittadini stranieri immigrati nel territorio ravennate in una visione di pari opportunità e di promozione della legalità. Le politiche per l’immigrazione del Comune vengono sviluppate in sinergia con la Regione Emilia Romagna, la Provincia di Ravenna, Ausl, Prefettura e Questura di Ravenna.

Il Comune di Ravenna è, a livello nazionale, uno dei nove enti sperimentatori scelti da Anci nell’ambito della definizione delle procedure in relazione al trasferimento delle competenze amministrative per quel che concerne il rilascio e rinnovo dei titoli di soggiorno dalle Questure agli enti locali. In definitiva, Ravenna, attraverso le autorità pubbliche, si prende cura di chi trovandosi in terra straniera, si sente spaesato, orfano dei propri affetti, accompagnandoli lungo tutto il difficile percorso dell’integrazione sociale sino al raggiungimento dello status di cittadino italiano.

“A 10 mesi dall’entrata in vigore del decreto sicurezza – ci dice Valentina Morigi, assessore alle politiche sociali del Comune di Ravenna – oggi prestiamo particolare attenzione  soprattutto al meccanismo delle conversioni dei permessi, procedimenti necessari per i permessi  umanitari in scadenza, in quanto l’esito della procedura dipende da diversi elementi, in gran parte non imputabili ai cittadini migranti. Una delle criticità maggiori è l’ottenimento del passaporto, in quanto il rilascio è particolarmente oneroso e complesso per molti Paesi, alcuni dei quali non hanno in Italia rappresentanze consolari competenti al rilascio, come la Guinea Conakry, Sierra Leone, Guinea Bissau, ecc… Pertanto vi è un forte impegno degli sportelli territoriali a supportare i cittadini migranti e ad informarli su tempi, requisiti, modalità dell’iter di conversione e a monitorare i percorsi.”

“Sono oltre 500 i cittadini migranti in possesso di un permesso per motivi umanitari. – continua Morigi – Vorremmo evitare che fattori burocratici e prassi discrezionali, non omogenee sul territorio nazionale, possano mettere a rischio, anche involontariamente, la permanenza legale. Di recente è stato approvato dal Ministero degli Interni il progetto “Smart” di cui siamo ente capofila con partner importanti come la Questura di Ravenna, la Regione, l’Università, l’Unhcr ed altri enti pubblici e privati. È un progetto finanziato dai fondi europei su asilo e immigrazione (Fami) e prevede proprio azioni di rete e di supporto informativo al cittadino, anche con l’ausilio di
mediatori interculturali, ad esempio per facilitare l’accesso e la predisposizione di una documentazione corretta alla Questura territorialmente competente. È un’azione che mettiamo a disposizione del territorio e della Questura, con la quale la collaborazione è positiva, per governare al meglio questa transizione normativa e amministrativa sui permessi di soggiorno.”

“Il decreto è intervenuto anche sull’iscrizione anagrafica: una giurisprudenza costante – ad oggi vi sono almeno 5 ordinanze dei tribunali – ha chiarito come il decreto sicurezza non impedisca l’iscrizione anagrafica del richiedente asilo, ma abroga la procedura semplificata delle convivenze anagrafiche. Questo emerge dalla lettera della norma. – dice Morigi – Il richiedente asilo è un cittadino regolarmente soggiornante, lo stabiliscono una direttiva europea e un decreto legislativo, e può documentare la regolarità del soggiorno anche con documentazioni diverse dal permesso di soggiorno, provenienti dagli uffici della Questura e della Prefettura, uffici dello Stato competenti a disciplinare il soggiorno dei cittadini migranti.”

“Per i rimpatri non ci risultano incrementi, ma un leggero peggioramento rispetto agli anni precedenti. – continua Morigi – Il dato nazionale è di 17/18 persone rimpatriate al giorno nel 2019. Quello che possiamo dire è che il nostro sportello comunale per cittadini migranti ha seguito in questi mesi 4 rimpatri volontari e assistiti, nonostante i tagli, per persone che hanno ritenuto esaurito in Italia il proprio progetto migratorio e deciso di far ritorno nel Paese di origine.”

“Altra novità collegata al decreto sicurezza è che i nuovi schemi di capitolato per la gestione dei centri di accoglienza straordinaria istituiti dai Prefetti non prevedono più i servizi di integrazione, ma solo prestazioni assistenziali. – aggiunge Morigi – In particolare non è più previsto l’insegnamento della lingua italiana, elemento propedeutico per qualsiasi percorso di autonomia ed inclusione, per persone, quali i richiedenti asilo, che possono rimanere nel nostro sistema di accoglienza anche per anni. Nel nostro comune stiamo ragionando su come mettere in campo una rete di volontariato per garantire un’offerta formativa per centinaia di richiedenti asilo che resteranno senza l’insegnamento della lingua italiana.”

“Siamo anche molto preoccupati per la ricaduta occupazionale, con la perdita del lavoro per tantissimi giovani, operatori legali, insegnanti, etnopsicologi, operatori sociali, mediatori, che in questi anni si sono professionalizzati e che costituiscono una risorsa importante per il territorio che ora viene meno” dice l’Assessore.

Che cosa cambierà con il secondo decreto sicurezza di Salvini?

“Se leggiamo l’articolo 1 del dl 53/2019 ci rendiamo conto che l’unica novità introdotta è la possibilità per alcuni ministri di limitare o vietare l’ingresso, il transito e la sosta nelle nostre acque territoriali in presenza di una di queste condizioni: ragioni di ordine pubblico e per la sicurezza dello stato; violazione di norme sull’immigrazione. Nel rispetto del diritto internazionale. Non è un potere assoluto, né tantomeno discrezionale, ma fortemente subordinato all’esistenza di gravi motivi per poter essere esercitato. Questo dice il testo della legge. – precisa Morigi – Eppure in questi giorni assistiamo al tentativo di attribuire alla legge ciò che la legge non dice e non può dire. E si cerca il corpo a corpo con le ong, che salvano naufraghi. Dopo aver indagato per anni su di esse, quasi tutte le procure hanno archiviato le indagini e ad oggi non risulta nessuna ong a giudizio con l’accusa di complicità con i trafficanti di persone. Quando i magistrati ripristinano il piano di realtà, svelando quale sia il quadro giuridico corretto, vengono accusati di far politica ed invitati a candidarsi, come se la questione fosse
elettorale e non di diritto. È molto pericoloso, perché nessuno può pensarsi al di sopra di ciò che è scritto in una legge ed il consenso non può legittimare qualunque cosa in uno stato di diritto.”

“Questa situazione, questo clima, che si sta protraendo da troppo tempo, preoccupa per la tenuta del nostro ordinamento giuridico e perché offre all’opinione pubblica la rappresentazione falsata che si stia verificando un attacco alla sovranità dello stato italiano. Cosa non reale, non è in gioco la nostra sovranità. Le leggi sono applicate nel loro contenuto esplicito e letterale” conclude Valentina Morigi. 

A cura di Mirella Madeo

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di RavennaNotizie, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da daniele saporetti

    Ma lei crede veramente alle stupidaggini che dice? Quanti clandestini ( questo è il nome corretto ) ha accolto dentro casa sua? O meglio: quanti ne ha come vicini di casa?

  2. Scritto da ivan illich

    Ma che genere di articolo è, questo? Un’intervista? Un comunicato? Sembrerebbe tutt’altro. Manca l’interlocutore, cioè, il giornalista, vale a dire: la pubblica opinione. Che tristezza. Avrei chiesto se l’assessora è d’accordo con la “dottrina” Minniti, visto che governa col Pd. Ma forse chiedere è chiedere troppo in questa città.