Michele de Pascale frena sulle ossa di Dante da Ravenna a Firenze: è un’ipotesi “che crea forti divisioni”

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Il dibattito sulle ossa di Dante e sulla loro eventuale restitutio temporanea a Firenze sta rischiando di scappare di mano. Difficile avere il polso della città su questo tema, ma certo la vicenda è divisiva assai e le avvisaglie sono quelle di una forte levata di scudi contro l’ipotesi avanzata dalla signora Cristina Muti Mazzavillani due mesi fa. Fra l’altro, il tema si potrebbe prestare anche a facili speculazioni politiche. Il Sindaco di Ravenna Michele de Pascale si era detto possibilista ma era stato cauto fin dall’inizio, evidentemente essendo consapevole della vischiosità dell’argomento. Ora con un post su Facebook dal titolo – L’esilio di Dante è finito da tempo – sente il bisogno di precisare meglio il suo pensiero. Ed è una chiara frenata sull’ipotesi circolata e dibattuta.

“L’esilio di Dante dalla patria, la privazione dei beni, degli affetti, della incolumità e della dignità di intellettuale a servizio della città, è un fatto storico, una vergogna grandissima, ma non è compito nostro revocare il bando, perché l’esilio è già finito da tempo. Finito da quasi 160 anni, nel momento in cui nel 1860, sotto la bandiera tricolore del costituendo Regno d’Italia, la patria non fu più Firenze, ma divenne l’Italia e quindi anche Ravenna. – scrive de Pascale nel suo post – Quell’Italia che trova la sua prima unità nella straordinaria lingua creata da Dante e donata a noi tutti, che ancora oggi la parliamo, portando nella nostra quotidianità tantissima parte dell’elaborazione dantesca. L’esilio è finito nella straordinaria fortuna della sua opera e nel tributo delle edizioni, delle traduzioni e dei commenti e soprattutto nell’immenso patrimonio di arte e di pensiero che è stato generato nei secoli.”

“Il bel paese ha l’onore e il dovere di fare memoria di Dante, ancor più in questi anni vicini all’anniversario del settimo centenario della morte nel 2021 e chi ha responsabilità politiche ha il dovere di ascoltare con rispetto il dibattito della società civile e i contributi degli studiosi e degli artisti, cogliendo da ogni proposta ciò che di positivo possa esserci. – continua il Sindaco – La suggestione della signora Cristina Mazzavillani Muti, che reca in sé la potenza di un forte gesto d’amore simbolico, l’emozione della creazione artistica, e un forte invito alla generosità, incontra però problematiche etiche e giuridiche molto complesse e mi sembra crei forti divisioni. Con il triste e povero dibattito scaturito in questi giorni, rischiano infatti di apparire strumentali sia l’assunzione di una missione riparatrice, che le vicende storiche hanno già reso vana, sia, ancora peggio, la costruzione di spettacolarizzazioni mediatiche. – conclude il primo cittadino – Credo tuttavia che se ne possa e debba comunque ascoltare il senso profondo mettendosi in dialogo e cercando insieme altre occasioni di progettazione comune con una città meravigliosa come Firenze, per mettere in valore il patrimonio di ciascuno e farne bene comune per Dante”.

Le ultime parole del post sembrano mettere una pietra tombale sull’ipotesi delle ossa a Firenze. Tutto troppo complicato e troppo esposto a qualsiasi genere di strumentalizzazione, appunto. Perciò il Sindaco, con una punta di rammarico e di delusione per il livello non proprio altissimo del dibattito, probabilmente ha inteso mettere la parola fine a una diatriba che rischia di spaccare la città sulle reliquie del Poeta e sul rapporto con Firenze. Cosa di cui, evidentemente, non sente alcun bisogno.

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Commenti

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  1. Scritto da Emanuele

    Mah… forse la signora Mazzavillani Muti ci aveva visto molto più lungo: portare le ossa di Dante a Firenze sarebbe stata una mossa promozionale di Ravenna davvero azzeccata. Il grande pubblico internazionale conosce e visita Firenze e non Ravenna. Un’altra occasione mancata a causa del provincialismo imperante.

  2. Scritto da Giovanni lo scettico

    Discorso fumoso per una frenata che ha lasciato sulla strada due dita di copertone. Qualcuno si dev’essere ricordato che fra un po’ ci sono le elezioni regionali, e le cose non sono più scontate come una volta.

  3. Scritto da peterstillman

    Le ossa restino a Ravenna (che, tra l’altro, ha ottimi reparti di ortopedia). Ma voglio alzare ancor di più la posta: si riportino anche le spoglie di Napoleone a Sant’Elena, lì dove, da esiliato, è spirato.

  4. Scritto da porter

    Le ossa di Dante devono restare dove sono. Non sono un’opera d’arte che un museo possa prestare ad un altro, non sono reliquie miracolose che una chiesa possa prestare ad un’altra. Sono i resti di un defunto che devono riposare dove sono e non essere oggetto di spettacolo sia pur culturale. La signora Muti pensi al Ravenna Festival che è già parecchio impegnativo.