Barattoni (Pd): bene nuovo governo europeista, ma i primi atti saranno fondamentali per far capire che si cambia strada

Nella serata del varo del nuovo governo giallo-rosso, la Festa nazionale dell’Unità di Ravenna mostra un gran bel colpo d’occhio: la sala dibattiti gremita per l’incontro con don Luigi Ciotti, i ristoranti presi d’assalto e tanta gente al concerto dell’evergreen Gino Paoli. Può dirsi soddisfatto dunque il segretario provinciale Alessandro Barattoni, al quale chiediamo un primo bilancio della festa.

“La festa sta andando bene sotto tutti i punti di vista. – dice – Al di là dei dati, è da valorizzare il fatto che la festa ha una ricaduta importante sulla città e sul territorio. Prima di tutto è un’occasione non solo per il Pd ma per tutti di ascoltare tanti protagonisti della vita politica, culturale, civile del nostro paese, è un’opportunità che ci fa crescere. E poi c’è l’indotto economico. La festa quindi non fa bene solo al Pd fa bene anche a Ravenna.”

A poche ore dal varo della nuova compagine di governo guidata da Giuseppe Conte con 10 ministri dei Cinque Stelle, 9 del Pd, 1 di LeU più un tecnico, non può mancare un giudizio del segretario provinciale dei Democratici su questo approdo della crisi, sofferto fino all’ultimo.

“Credevo nella possibilità di poter costituire questo governo. Pensavo fosse complicato, questo sì, ma ritenevo che bisognasse provarci fino in fondo con senso di responsabilità verso il paese e con generosità. – risponde con la consueta calma Barattoni – I rischi questa volta erano più grandi della possibilità di riuscire. Ma oltre al rischio c’era e c’è una grande opportunità nel fatto che due forze, che fino a ieri si sono combattute aspramente, oggi finalmente provino a dare insieme una prospettiva nuova a questo paese. Il governo che nasce rappresenta un’opportunità, ripeto, e sarà guardato con molta attenzione dal partito del non voto, da tutti quei cittadini che hanno smesso di andare alle urne perchè delusi da noi e dai Cinque Stelle ma anche delusi dalla politica della cattiveria che semina paura ma non risolve i problemi.”

Durerà il governo giallo-rosso? “Fra i rischi c’è anche questo – dice, franco, Barattoni – che non duri a lungo. Ma io spero che Cinque Stelle e Pd trovino la sintesi, il giusto compromesso, che non è una brutta parola, ma un fatto fisiologico in politica, per dare le risposte che servono all’Italia e agli italiani. Oggi la situazione è diversa da 18 mesi fa, allora le condizioni economiche erano più favorevoli, ora i margini di manovra sono più stretti. Ma sulla capacità di dare le risposte giuste nella situazione data si misura il successo o l’insuccesso di questo governo e, a dire la verità, di qualsiasi governo. Proprio su questo ha fallito il governo giallo-verde per esempio. Certo i primi atti del nuovo governo guidato da Giuseppe Conte saranno fondamentali per far capire agli italiani che si è cambiato strada, che si è imboccata quella giusta. Ma una cosa voglio e posso già dirla: abbiamo un governo europeista che ridarà all’Italia un ruolo da protagonista in Europa, dopo la lunga fase di isolamento in cui ci aveva cacciato il precedente governo.”

L’ultimo pensiero è sul Pd. Terrà, rimarrà unito di fronte a questa nuova sfida affrontata fra tante fibrillazioni e con non pochi mal di pancia?

“Ho apprezzato molto la gestione di Nicola Zingaretti che nel corso della crisi ha parlato poco, ha parlato a segno, ha seguito le prassi istituzionali corrette, ha mostrato grande pazienza e una tenace volontà di tenere unito il partito. – conclude Barattoni – Era molto facile sbagliare, anzi era più facile sbagliare che fare bene. Zingaretti non ha sbagliato nulla. Per il futuro dico che dobbiamo essere tutti responsabili nella comunità del Pd, dal primo all’ultimo degli iscritti, perché si apre una fase molto difficile e delicata. Bisognerà discutere, confrontarsi con franchezza e allo stesso tempo bisogna fare ogni sforzo per tenere insieme questa comunità. Ognuno deve fare la sua parte. Con generosità. Se il Pd uscirà unito e coeso da questa fase dipende in gran parte dallo stesso Pd, quindi da noi. Se mettiamo l’interesse del Paese al primo posto e poi l’interesse della nostra comunità a restare unita, che è poi la condizione per fare bene, allora ce la potremo fare.”