Davide Ranalli, Sindaco di Lugo, benedice il governo giallo-rosso e vuole guidare con giudizio l’Unione

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A cento giorni dal suo re-insediamento incontriamo il Sindaco di Lugo Davide Ranalli, che nel frattempo è diventato anche Presidente dell’Unione dei Comuni della Bassa Romagna e ha visto il suo principale avversario nello scontro del 26 maggio, Davide Solaroli, mollare il gruppo della Buona Politica per passare al Gruppo Misto. Un fatto senza precedenti. Nel frattempo sono successe anche altre due cose: la crisi di governo si sta concludendo con la formazione di un inedito governo giallo-rosso e a Lugo è scoppiata una polemica d’agosto sulla chiusura del teatro Rossini per lavori di riqualificazione, chiusura ampiamente annunciata, ma evidentemente da qualcuno dimenticata nel cassetto. Chiusura certo dolorosa per un anno, ma il Sindaco promette che poi il Rossini tornerà più bello e più superbo di pria, per citare Petrolini.

L’INTERVISTA

Sindaco Ranalli, partiamo dall’attualità. Che cosa pensa del neonato governo giallo-rosso?

“Per prima cosa la vicenda di queste settimane ha messo in rilievo tutta la fragilità della leadership di Matteo Salvini. Dopo il voto europeo, Salvini aveva saldamente in mano le redini del paese ma non ha saputo sfruttare la forza incredibile che il passaggio elettorale gli aveva consegnato. È un limite enorme per un politico che in questi mesi è stato considerato come il più grande politico dell’Italia di oggi. In secondo luogo c’è la possibilità di formare un governo che ridimensioni le ambizioni di Salvini e della destra da una parte e che provi a costruire le prospettive di una nuova sinistra e di una nuova stagione riformista per l’Italia dall’altra.”

La convince il dialogo con il M5S per come è venuto avanti e si è concluso?

“Io ero fra quelli che pensava che il dialogo con il M5S fosse necessario dopo il 4 marzo 2018: allora era possibile quantomeno andare a vedere le carte. Purtroppo la linea espressa dal gruppo dirigente del Pd dell’epoca e dal segretario uscente, che poi era lo stesso che ci aveva portato alla sconfitta, era di tutt’altro segno. Oggi penso che questo tentativo sia importante e vada sostenuto. E voglio sottolineare il grande sforzo unitario che Nicola Zingaretti ha messo in campo per portare il Pd unito a questo appuntamento. Il nuovo governo giallo-rosso dovrà però dare segnali di chiara discontinuità rispetto al governo precedente.”

Su quali temi?

“Il primo è quello del lavoro e dell’economia. Il grande obiettivo non è solo quello di sterilizzare l’Iva; ciò che serve è un’operazione di rilancio e di sviluppo dell’economia che crei lavoro in tutta Italia, dal nord al sud, e che dia opportunità soprattutto ai giovani. Un secondo tema è quello dell’ambiente, dello sfruttamento del suolo, dell’utilizzo delle risorse, per costruire una nuova economia che faccia propri i richiami valoriali di Papa Francesco e di Greta Thunberg. Poi ci sono i temi sociali, in particolare la lotta alla povertà. E non ultimo serve un governo diverso dei fenomeni migratori: la barbarie che abbiamo visto in quest’ultimo anno di centinaia di donne, uomini e bambini fermi in mezzo al mare non si deve più vedere.”

Nell’accordo fra M5S e Pd ha prevalso il senso di responsabilità verso il paese o la paura di andare al voto e di perdere le elezioni?

“Spero abbia prevalso il senso di responsabilità e la volontà di combattere questa destra regressiva e illiberale che è montata nel paese. Per me questo è l’obiettivo principale. Poi ci può essere anche una spinta di auto-conservazione da parte dei due contraenti dell’alleanza. Ma spero prevalga non la spinta difensiva quanto piuttosto quella offensiva, volta al cambiamento delle politiche e delle prospettive di questo paese.”

Sarà un governo fortemente ancorato all’Europa. Un radicale cambiamento rispetto a prima. Una buona notizia per lei?

“Certo. Però dobbiamo stare in Europa per cambiare l’Europa. Dobbiamo cambiare quegli aspetti dell’Europa che non funzionano, che hanno alimentato il sentimento anti-europeista dei popoli europei, come la deriva tecnocratica e monetaria. Già Gramsci aveva visto i rischi di un’Europa prigioniera del cosmopolitismo della moneta e del nazionalismo della politica. Serve invece un’Europa politica e sociale. Quindi dobbiamo essere fortemente europeisti per cambiare le cose, non per mantenere lo status quo.”

Davide Ranalli

 

Stefano Bonaccini parla di alleanza strategica fra Pd e M5S anche in Emilia-Romagna in vista delle prossime elezioni. La convince questa ipotesi di lavoro?

“Penso che prima di tutto dobbiamo puntare sui principi, i valori, i programmi che ci hanno fatto crescere in questi anni. Perché l’Emilia-Romagna è cresciuta grazie al lavoro degli amministratori locali che non hanno mai abdicato ai loro valori riformisti di sinistra. Credo dobbiamo creare una piattaforma forte in grado di essere attrattiva anche per gli elettori del M5S e poi, di conseguenza, anche per i loro gruppi dirigenti. Dobbiamo invece evitare le operazioni politiciste e verticiste, che non hanno al fondo un senso comune condiviso delle cose da fare per l’Emilia-Romagna di oggi e del futuro. E nella battaglia delle regionali credo che il Presidente Bonaccini debba far leva prima di tutto sui Sindaci e sugli amministratori locali di centrosinistra che nel maggio scorso hanno dato prova di una straordinaria tenuta rispetto all’avanzata della destra.”

Veniamo a un campo a noi più vicino. Dopo le ultime elezioni amministrative, l’Unione dei Comuni della Bassa Romagna è tornata ad essere guidata dal Sindaco del capoluogo, cioè da lei. Che cosa cambia nell’impostazione dell’Unione?

“Questa scelta è stata fatta di comune accordo con gli altri sindaci della Bassa Romagna secondo la logica per cui non è detto che la Presidenza dell’Unione vada sempre al Comune più grande così come non è detto che non debba andare mai al Comune più grande. Questa scelta mi riempie di orgoglio anche perché si somma a quella di guidare il Comune di Lugo. Io mi impegnerò in un grande lavoro collegiale per fare crescere tutti i comuni dell’Unione e perché nel quadro dell’Unione tutti abbiamo il loro posto e le loro opportunità. Naturalmente un elemento di differenza è dato dal mio carattere e dal mio modo di lavorare, molto diversi da quelli del mio predecessore.”

In questa politica di unificazione dei servizi quanto è possibile spingersi avanti? In alcune realtà a noi vicine, poi, dove la destra ha vinto le elezioni – da Brisighella a Forlì – i Sindaci hanno ingranato la retromarcia.

“L’idea è cercare di proseguire per migliorare e mettere ancora più a sistema i tanti servizi che noi abbiamo in comune. Ormai è quasi tutto unificato tranne i Lavori pubblici, l’Anagrafe e la Cultura che comunque ha un coordinamento a livello di Bassa Romagna. Miglioriamo tutto questo. Sul futuro delle Unioni ci sono pareri discordanti e noi dobbiamo tenere conto di queste diversità di visioni, senza forzare. Ripeto, miglioriamo quello che abbiamo costruito, soprattutto nel campo del welfare, dell’urbanistica e della gestione del territorio.”

Quindi lei non ha intenzione di spingere il pedale dell’acceleratore sul discorso unificazione?

“L’unica volta che l’ho fatto a una conferenza della Cna sono stato aspramente criticato se non rimbrottato: quindi vorrei evitare da Presidente dell’Unione di essere nuovamente aspramente criticato o rimbrottato.”

Veniamo a Lugo. Che effetto le ha fatto vedere il 23 agosto, tre mesi dopo il voto amministrativo, che il suo competitore, Davide Solaroli, ha addirittura lasciato il suo gruppo Per la buona politica per passare al Gruppo misto?

“Ne ho preso atto. Non mi ha fatto un grande effetto perché tendo a non occuparmi di cosa succede in casa d’altri. Mi occupo e mi preoccupo di quello che succede in casa mia, nella mia maggioranza, nel mio partito. La scelta ultima di Solaroli è la naturale conclusione di un percorso che il centrodestra ha fatto a Lugo per le elezioni amministrative e che si è rivelato fallimentare sotto tutti i punti di vista. Emerge la debolezza strutturale del candidato ma anche quella strutturale sul territorio della Lega e della Buona Politica, a cominciare dall’incapacità di Silvano Verlicchi di scegliere il suo successore. È evidente che questo ha portato a una loro frattura interna. La cosa mi appassiona solo come esperimento politico malriuscito: se io dovessi descrivere un progetto politico fallimentare, da non ripetere, ecco io farei l’esempio di quello che ha fatto il centrodestra nelle recenti elezioni amministrative di Lugo, con un gruppo dirigente vecchio, bolso, rancoroso, con un candidato non all’altezza…”

Non ci va giù leggero…

“Sono stati molto meno leggeri di me gli elettori con il centrodestra.”

Davide Ranalli

 

Comune di Lugo: che cosa ha in mente per l’autunno?

“Ci stiamo concentrando sul bilancio per i prossimi tre anni, con un’attenzione particolare per tutti gli aspetti manutentivi e di cura del territorio. Penso alle casse di laminazione per il contenimento delle acque. Penso alla sistemazione di diverse strade. Penso alla manutenzione delle scuole. Penso alla riorganizzazione della viabilità in particolare a Lugo sud, il quartiere interessato dall’intervento di riqualificazione dell’ex acetificio Venturi. Penso alla ricucitura del territorio fra città e periferia, affinché tutti i quartieri siano collegati bene alla città e ai suoi servizi. Poi continueremo a puntare sull’offerta di tanti eventi e opportunità di divertimento e di cultura per i cittadini e i visitatori.”

A proposito di cultura, veniamo alla “sorpresa” dell’estate: la chiusura del teatro Rossini per circa un anno. Le virgolette sono d’obbligo perché, in realtà, la notizia è nella sorpresa di qualcuno non nella chiusura del teatro. Quella era già stata annunciata.

“Credo ci sia stato un difetto di comunicazione o forse di comprensione, non saprei. Noi abbiamo condiviso all’interno del CdA della Fondazione Rossini l’esigenza di realizzare tutti i lavori necessari per mettere in sicurezza il teatro dal punto di vista antisismico: questa per noi ovviamente è una priorità. Accanto a questo ci saranno lavori di miglioramento di tutta l’impiantistica. Per realizzare tutti questi lavori è necessario tenere chiuso il teatro per un anno circa, per poter essere in grado di riaprire nell’ottobre 2020.”

Si perde una stagione.

“Sì. Per volontà espressa dal Comune e dalla stessa Fondazione. Per tornare alla programmazione nel 2020 con il teatro completamente a norma e senza ulteriori problemi di impiantistica. Per questi lavori abbiamo avuto accesso ai finanziamenti di un bando regionale – circa il 50% – che quindi dobbiamo onorare anche rispettando i tempi. Non c’è nessun dubbio sul fatto poi che nel 2020 torneremo a mettere in campo una programmazione all’altezza delle aspettative dei lughesi.”

Non le sembra paradossale il fatto che in pochi mesi lei è passato dall’essere il Sindaco che spende troppo per la cultura al Sindaco che tiene chiuso il teatro?

“In realtà ho speso ancora per la cultura, perché investiamo 600 mila euro nella ristrutturazione del Rossini. Sono soldi spesi comunque per la cultura e sono spesi bene, per salvaguardare il patrimonio più importante che abbiamo a Lugo dopo il Pavaglione.”

Comunque garantirete anche l’anno prossimo alcuni spettacoli del Ravenna Festival a Lugo.

“Certamente. Anzi abbiamo pensato ad un ampliamento della stagione estiva che dia risalto all’esperienza del Ravenna Festival che quest’estate è stata molto positiva. Siamo tornati all’epoca in cui il Pavaglione era il fulcro della vita culturale lughese. D’altronde, non tutte le manifestazioni culturali possono essere contenute nel teatro Rossini e noi abbiamo intenzione di continuare a coltivare questa preziosa collaborazione con Ravenna Festival.”

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