Faenza, il capogruppo M5S Massimo Bosi non esclude alleanza ma “molto difficile scardinare l’apparato Pd”

A Faenza il M5S non appoggerà altri gruppi politici senza prima averne condiviso il percorso: pertanto, programmi e candidature scelte assieme. "Se ci viene presentato il ‘pacchetto’ già firmato con tanto di candidato non si fa nulla"

Il MoVimento 5 Stelle di Faenza vuole governare la città e per questo ritenterà per la terza volta l’assalto alle urne, conscio che da solo è impossibile riuscirci: è quindi aperto ad alleanze con liste autenticamente civiche o col Partito Democratico, con un programma da costruire insieme. Saracinesca abbassata invece nei confronti della Lega con cui non c’è più dialogo e non se ne vuole nemmeno cercare.

Visto che le elezioni dei nuovi sindaco e Consiglio comunale dovrebbero tenersi domenica 26 maggio 2020 dalle 7 alle 13, la rincorsa appare ancora lunga, inoltre domenica 26 gennaio ci sarà la consultazione regionale che assorbirà molte energie. Sorto nel 2005 come “Meetup Beppe Grillo”, trasformatosi nel 2009 in lista “Fatti Sentire” per le elezioni del 2010, quindi ridenominato M5s, il gruppo pentastellato faentino ha in carica dal maggio 2015 tre consiglieri comunali nonché portavoce: affiancato da Andrea “Andy” Palli e da Marilena Mengozzi, il 49enne Massimo Bosi è il capogruppo.

Nove anni e mezzo di opposizione al centrosinistra sono stati pesanti, ma Massimo Bosi sa trovare azioni positive.

“Considero il periodo dell’attuale legislatura e ritengo un successo del MoVimento essere riuscito a fare perseguire dall’amministrazione comunale la norma sul gioco d’azzardo in base alla nuova legge sulle distanze delle sale slot dai luoghi sensibili – dice Massimo Bosi -; questo porterà dal prossimo gennaio ad avvisi di trasferimento o di chiusura a dieci attività di questo settore, in conformità alla legge regionale del 2017. A Faenza su 14 sale slot, solo una risultava in partenza alla distanza sufficiente: la nostra è stata la prima città ad approvare la nostra mozione che impegnava il sindaco a fare rispettare quella legge. Tengo anche a sottolineare che abbiamo convinto tutti a rendere ‘plastic free’ il Comune di Faenza: uffici e sale sono adeguate con carta, cartone e vetro”.

Cosa invece non siete riusciti ad ottenere, sempre considerando che a governare sono altri?

“Ci è dispiaciuto che la maggioranza non abbia voluto rendere operativa la nostra mozione sul baratto amministrativo rivolto alle persone in difficoltà economica che avrebbero potuto onorare le loro pendenze verso l’Ente pubblico con ore di lavoro: è stata approvata a fine 2015, ma purtroppo ad oggi non ancora attuata. – risponde – Nel Regolamento del Comune c’è, ma nei fatti non è stata sviluppata. La delusione generale è che dall’opposizione, per quanto si possa chiedere, contestare, proporre con gli auspici migliori, la volontà politica della Giunta non permette di muoversi. Però a questo si aggiunge il fatto che col nostro impegno abbiamo cambiato un po’ il modo di fare politica dentro al Consiglio comunale: grazie ai nostri interventi, sviluppati con competenza, ora si è portati alla discussione; prima, a volte, i consiglieri neanche sapevano di cosa si parlava, alzavano la mano e… basta”.

All’impegno in Consiglio si aggiungono la presenza costante al gazebo ogni sabato mattina in piazza della Libertà e la riunione settimanale del martedì alle 21 in una sala messa a disposizione dal circolo del Rione Rosso. Adesso si è fatta ora del “raccolto”.

“Significa partecipare per la terza volta alle elezioni faentine. Verificata la disponibilità delle persone a mettersi in gioco per un nuovo mandato, il nostro gruppo deciderà se presentarsi oppure no alla consultazione comunale di primavera, diversamente l’azione verrà portata avanti civicamente sul territorio, fuori dal palazzo. Non decidono i portavoce, ma tutti gli iscritti con cui ci troveremo in una serie di incontri in novembre. La nostra ‘storia’ dice che il MoVimento ci sarà, però, ripeto, devono esserci persone che si mettono a disposizione. Va detto che candidarsi nel territorio faentino col marchio pentastellato non è così facile come sembra, perché siamo in Romagna, tu vai a lavorare, c’è la cooperativa, c’è l’amico, e qui c’è un ‘sistema’ che un po’ frena la volontà reale delle persone. Se pensiamo che i nostri voti sono il 14-15%, perché non troviamo poche decine di persone disposte a impegnarsi?”.

L’esperienza della vicina Imola, dove dal 2018 governa il M5s, fa pensare a una macchina tanto rodata che è molto difficile da guidare se sei un conducente diverso appena arrivato.

“A Imola il ‘sistema’ ha prodotto tanti ‘anticorpi’, come ne metterà tanti a Faenza se si cambierà bandiera, qualsiasi sia la bandiera. Il Pd e la sinistra hanno creato in tanti anni una rete: uscirne non è così scontato. Lo dimostra l’Unione dei Comuni della Romagna Faentina che l’anno scorso con il cambio di statuto più che dare democrazia e partecipazione ha creato una blindatura all’uscita dall’Unione stessa. È stato messo in atto un sistema per il quale se un Comune vuole tirarsi fuori, impiega almeno tre anni e deve sborsare una marea di soldi che nessun Ente locale può permettersi”.

Quali indicazioni avete tratto dalla partecipazione a “Italia 5 Stelle”, la manifestazione nazionale andata in scena una decina di giorni fa a Napoli?

“Il fondatore Beppe Grillo ha detto chiaramente che qualora sia fluido, consapevole e rispettoso, è possibile un dialogo con altre forze politiche, in particolare liste civiche, sempre comunque sottoposto alla verifica degli iscritti nel territorio nelle nostre assemblee. A Faenza il M5s non appoggerà altri gruppi politici senza prima averne condiviso il percorso: pertanto, programmi e obiettivi, poi le candidature scelte assieme. Se ci viene presentato il ‘pacchetto’ già firmato con tanto di candidato non si fa nulla, visto che è quello che si vorrebbe fare da parte del Partito Democratico”.

Quindi se il Pd vuole avvicinarsi deve costruire la proposta politica assieme e contemporaneamente al MoVimento. È confermata la chiusura alle forze alla vostra destra?

“Più che verso destra… noi abbiamo visto che qui a Faenza con la Lega non c’è dialogo e a livello personale non ci salutiamo nemmeno, perché la Lega ha dimostrato di non mantenere la parola data: l’ho detto direttamente ai suoi rappresentanti. Come gruppo politico abbiamo preso da tempo le distanze dal Carroccio, in quanto non affidabile e coerente. I suoi consiglieri non intervengono quasi mai e non partecipano alla metà delle riunioni di Commissione: non è il nostro modo di fare politica”.

Tre cose che vorreste portare avanti nel programma 2020-2025.

“A tutela dell’ambiente, sviluppare un’economia circolare partendo da una vera raccolta differenziata dei rifiuti. Invece, purtroppo, a causa della scelta sbagliata della giunta di centrosinistra, saremo legati a un piano d’ambito di raccolta porta-a-porta misto e non integrale, il che creerà tanti problemi e ci bloccherà per 15 anni. Ci interessa arrivare a una pedonalizzazione del 20 per cento dell’abitato urbano che corrisponde al centro storico compreso all’interno delle antiche mura manfrediane, costruendo prima un servizio di trasporti pubblici vero, mentre l’Unione Europea ci dice che entro il 2020 bisogna arrivarci. Inoltre vorremmo migliorare la situazione della sicurezza nel mondo del lavoro”.

Faenza è troppo immersa nell’associazionismo, ossia nel volontariato?

“Faenza ha dato tutto in mano all’associazionismo. In nove anni e mezzo l’amministrazione Malpezzi ha delegato alle associazioni tutto quello che serve al cittadino, senza neanche creare una rete fra le associazioni, perché tante non si parlano e si spera solo nella loro buona volontà e nelle persone che mettono il loro impegno, magari gratuitamente. Si sono utilizzate per sopperire alle mancanze dell’Ente locale: è più che evidente. Ci sono tanti volontari che si impegnano, bravi tutti, ma ognuno va per conto proprio col suo fine, e la giunta li sta usando per sopperire ai suoi limiti. Invece di coinvolgerli seriamente e unirli, li sta utilizzando. Non unite e senza coordinamento, le associazioni rimangono deboli e non portano avanti le loro linee: ci resta il dubbio se si tratti di strategia politica o di incapacità”.

M5S Faenza