Manuela Rontini (Pd): in campo con l’orgoglio di essere emiliano-romagnoli e l’impegno per cambiare

Consigliera uscente, Manuela Rontini è stata proposta dal Pd faentino per un secondo mandato in Regione

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Nell’arco di una settimana è stata nominata vicepresidente regionale del Partito Democratico e candidata dal Pd faentino ad essere consigliere nell’Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna per un secondo mandato, dopo il quinquennio 2014-2019 che si chiuderà ufficialmente con le elezioni di domenica 26 gennaio. Sin da quando era giovanissima milita nelle file de “La Margherita” poi partecipa attivamente alla nascita del PD a Faenza arrivando ad essere consigliere comunale: Manuela Rontini vive di politica, ma non ha bisogno della politica per vivere, perché lei un lavoro ce l’ha. “Sono dipendente di un Ente pubblico con contratto a tempo indeterminato in aspettativa non retribuita” dice.

Cinque anni in Assemblea Regionale senza saltare una seduta di Aula con diverse iniziative di legge andate a buon fine guardando agli interessi del territorio provinciale di Ravenna, con un occhio sempre aperto e attento sulla sua Faenza.

“Nei giorni scorsi, sia la direzione comunale del Pd di Faenza che l’Assemblea dei direttivi della Romagna Faentina mi hanno chiesto, in maniera unanime, di ricandidarmi. – aggiunge Rontini – Un attestato di stima, fiducia e amicizia per me molto importante. Ho accettato e mi metto con entusiasmo a disposizione di questa sfida, pur sapendo che sarà molto complessa, per continuare a portare avanti il lavoro che abbiamo fatto in questi anni”.

Tutti concordano sul fatto che le elezioni del 26 gennaio saranno meno “facili” per il PD: di conseguenza per i suoi candidati”.

“Sono due sfide diverse. Nel 2014 ero l’outsider, nessuno scommetteva sulla mia elezione: da 20 anni, infatti, il centrosinistra non mandava un faentino in Regione con le preferenze, come poi accadde per me. Adesso i cittadini potranno valutarmi per quello che ho cercato di fare in questi anni, lavorando assieme agli amministratori locali e alle forze economico-sociali del territorio, per cercare di migliorare la vita della comunità emiliano-romagnola”.

In quattro mesi, dal 26 gennaio e – presumibilmente – al 26 maggio, Faenza andrà alle urne per la Regione e per il Comune: quanto peserà la politica nazionale?

“Il mio auspicio è che i cittadini considerino anzitutto i risultati ottenuti dalle amministrazioni di centrosinistra; in particolare, per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, abbiamo cercato di avvicinare l’Ente Regione alle persone. Metteremo al centro della nostra campagna elettorale l’orgoglio di essere emiliano-romagnoli, senza dimenticare l’impegno per continuare a migliorare le cose che ancora non vanno, a partire dalla riduzione delle liste d’attesa in sanità. Vogliamo azzerare le rette degli asili nido e dare vita ad una ‘svolta verde’, capace di coniugare la salvaguardia dell’ambiente e lo sviluppo economico: è quello che ci chiedono anche i tanti giovani che sono tornati nelle piazze a manifestare per il clima e per il nostro futuro”.

In tema di “orgoglio”, dov’è finito quello di “essere del PD”, evidenziato dal fatto che il Partito appare impegnato alla ricerca di alleati a 360 gradi: da liste civiche più o meno affini al MoVimento 5 Stelle che è altra cosa?

“Con la consapevolezza che è finita la stagione dell’autosufficienza, ritengo che il PD sia ancora il pilastro attorno al quale aggregare forze politiche e della società civile che vogliono il bene dell’Italia, dell’Emilia-Romagna, di Faenza. L’orgoglio di ‘essere del PD’ l’ho visto nei tanti militanti che, con passione e generosità, animano le Feste de L’Unità e hanno organizzato, per due anni consecutivi, la Festa nazionale a Ravenna. Sono occasioni di partecipazione e di popolo, in cui si percepisce forte l’entusiasmo di rappresentare l’alternativa della concretezza”.

In Regione, Provincia e Faenza governa da sempre e quasi ovunque il PD con i suoi alleati: ora è la Lega a presentarsi come “alternativa”.

“Alle elezioni comunali dello scorso maggio la Lega e il centrodestra si sono posti come ‘alternativa’, ma al confronto con le amministrazioni uscenti sono stati battuti, perché gli elettori hanno valutato il buon lavoro fatto. Allo stesso modo sono convinta che riconosceranno che Stefano Bonaccini è stato un ‘buon sindaco’ dell’Emilia-Romagna”.

Da maggio Brisighella è governata da un’amministrazione di centrodestra a trazione leghista guidata dal sindaco Massimiliano Pederzoli: è un’anomalia?

“Oggi ogni territorio è contendibile. Nello stesso giorno si votava anche per le elezioni Europee: Angela Esposito e la coalizione di centrosinistra hanno recuperato tanti voti, anche se non in misura sufficiente per essere eletti”.

Dopo avere incassato consensi per il lavoro svolto da consigliere, in caso di vittoria del centrosinistra Manuela Rontini sarà eventualmente disponibile a proseguire l’opera come assessore regionale?

“Risponderei positivamente ad una eventuale chiamata del presidente Bonaccini, ma se mi candido è per proseguire il lavoro fatto fin qui. In questi anni ho cercato di rappresentare il territorio della provincia di Ravenna in Consiglio Regionale, facendo essenzialmente due cose: individuare opportunità che potessero avere ricadute positive per le nostre città e provare a risolvere i problemi, quando si sono presentati”.

Oggi la rappresentanza della provincia ravennate in Assemblea Regionale è assicurata dai consiglieri Bagnari, Bessi e Rontini del PD e dall’altro faentino Andrea Liverani della Lega. Come è andata col concittadino di minoranza?

“Un conto è la politica… Andrea ed io militiamo in partiti molto diversi. Sul piano personale abbiamo buoni rapporti e in Assemblea, in alcune occasioni, abbiamo ‘fatto squadra’ per il territorio”.

Venendo a Faenza, il PD ha fatto sapere che il candidato sindaco dovrà essere individuato entro poche settimane, intendendo che non aspetterà l’esito delle elezioni regionali; intanto sta cercando partiti e liste civiche per costituire una alleanza di centrosinistra vincente. In campo ci sono anche le numerose associazioni di cittadini che da tempo stanno mandando segnali al fine di “contare qualcosa”. C’è il rischio di un eccessivo condizionamento dai tanti interessi che possono essere in campo?

“Da sempre l’associazionismo è una delle risorse della nostra città, un tratto caratteristico di Faenza, un valore aggiunto. È un bene che tante persone scelgano di non stare sul divano a guardare la televisione, ma di ‘darsi’ agli altri. Spero che il candidato sindaco del centrosinistra sia capace, rispettando le peculiarità e l’autonomia di ciascuna, di metterle in rete e farle lavorare insieme”.

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