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Elezioni regionali 2020. Parla Alberto Ferrero candidato di Ravenna per Fratelli d’Italia

Alberto Ferrero, 38 anni, ravennate, operatore finanziario che compra e vende titoli azionari, portavoce provinciale di Fratelli d’Italia, è fra i 4 candidati della provincia di Ravenna nella lista del partito di Giorgia Meloni nelle prossime elezioni regionali del 26 gennaio. Fa parte della coalizione di centrodestra e sostiene la candidatura alla Presidenza della Regione di Lucia Borgonzoni. L’obiettivo dichiarato è abbattere la roccaforte rossa e portare per la prima volta il centrodestra alla guida della Regione. Ma Fratelli d’Italia coltiva anche un suo sogno ormai molto vicino a potersi concretizzare: diventare la terza forza a Ravenna e in Regione.

L’INTERVISTA

Alberto Ferrero, cosa c’è in ballo per voi nelle elezioni del 26 gennaio?

“C’è in ballo la storica possibilità di vincere in Emilia-Romagna e abbattere il sistema di potere della sinistra. Sarebbe un fatto storico perché la nostra Regione da quando è nata ha sempre avuto un governo dello stesso colore. Dopo tanti decenni, liberare l’Emilia-Romagna, e uso apposta un termine forte, è quindi quell’occasione storica che abbiamo proprio noi, qui e ora. Vincere in Emilia-Romagna potrebbe portare poi a tante novità sia a livello nazionale sia a livello locale.”

Lei ha detto, uso un termine forte. Non le pare fin troppo forte?

“Sia chiaro, non è che la Regione sia occupata abusivamente dal Pd, lungi da me pensarlo. Dico liberare nel senso di dare la possibilità di un’alternativa agli emiliano-romagnoli che sono stati sempre governati dallo stesso partito politico. Perché chi governa ininterrottamente per decenni finisce inevitabilmente per considerare la cosa pubblica quasi un affare privato. Il principio dell’alternanza fa bene a tutti.”

Malgrado il governo ininterrotto e quello che voi definite sistema di potere, ci sono i risultati ottenuti in questi anni dal governo del Pd e del centrosinistra in Emilia-Romagna. Quelli non si possono negare e sono riconosciuti da tanti diversi istituti di ricerca e da enti terzi. Si parla di una Regione ai vertici per lo sviluppo economico e per il basso tasso di disoccupazione, per le presenze turistiche, per l’export, per i servizi sanitari. Quindi, per stare alla sua metafora: perché i romagnoli e gli emiliani dovrebbero liberarsi o cambiare, se le cose vanno così bene?

“Indubbiamente direi una sciocchezza se dicessi che l’Emilia-Romagna è una Regione in cui si vive male. La mia opinione però è che in questa Regione si potrebbe vivere molto meglio. Certo, i risultati sono quelli, ma certi dati vanno anche letti e non è tutto oro quello che luccica. La sanità regionale, per esempio, è senz’altro di ottimo livello ma io sono convinto che i risultati in questo settore siano stati ottenuti non grazie a chi governa, ma nonostante chi governa.”

Cioè?

“Faccio un esempio su tutti, che mi è stato riferito da un mio conoscente, di professione medico. Nel 2018 lui ha regalato all’Ausl 250 ore di straordinario non pagato perché la nostra Azienda Sanitaria è molto sotto organico e per mantenere i servizi a volte i medici sono costretti a turni massacranti. Questo stress determina a volte prestazioni meno efficienti e, al di là della qualità delle prestazioni, si tratta comunque di un deficit organizzativo grave. Non si possono costringere i professionisti a fare decine di ore di straordinario non pagato. Sto parlando di gestione del personale, ma ci sono anche altre questioni in ambito sanitario che potrebbero essere migliorate, come per esempio le liste di attesa o il servizio di Pronto Soccorso. Credo che in Emilia-Romagna la sanità potrebbe e dovrebbe funzionare molto meglio.”

Quali sono i tre temi principali sui quali intendete attaccare il sistema di potere del Pd e sui quali volete fare leva per vincere?

“Senz’altro la sanità, che va organizzata e gestita meglio, e di cui ho già parlato. Un altro tema molto importante per noi è quello delle infrastrutture, che a Ravenna in particolare devono essere molto migliorate. Abbiamo un Porto sotto utilizzato e in difficoltà. Abbiamo una rete viaria e ferroviaria assolutamente inadeguata. Ravenna è diventata capitale dell’Impero Romano grazie al suo porto e al suo isolamento rispetto all’entroterra, ma dopo così tanti secoli continua a essere isolata dal punto di vista stradale e ferroviario. Solo che quello che una volta era un vantaggio oggi è diventato un enorme handicap. Ricordiamo solo quanto è successo per 10 mesi sulla Ravegnana per la frana alla chiusa di San Bartolo: un fatto da terzo mondo, anzi peggio. Non è pensabile che se crolla un pezzo di strada, anche solo di 10, 20 metri, si bloccano i collegamenti per mesi fra Ravenna e Forlì o si sia costretti a percorrere delle mulattiere alternative. Posso fare l’esempio della E45. Lo so che è una strada statale, ma i dipartimenti Anas sono regionali e quindi anche la Regione può dire la sua. Ebbene, da due anni la E45 è un calvario, a scartamento ridotto: non è più tollerabile.”

Terzo punto?

“Il tema del lavoro. Dico subito che sono favorevolissimo a che ripartano le trivelle in Emilia-Romagna e in Adriatico. Ovviamente in maniera intelligente, nessuno pensa di estrarre a due metri dalla costa, si sta parlando di sfruttare i giacimenti di gas metano già individuati al largo, e sui quali Eni ha già investito centinaia di milioni di euro, che interessano parte importante della nostra economia, perché riguarda circa 10.000 addetti. Su questo governo e Pd stanno facendo il pesce in barile. Parlano di sblocco della situazione, ma di fatto la situazione è ancora assolutamente bloccata.”

Il blocco per 2 anni l’ha votato il governo giallo-verde, M5S – Lega, a dire il vero.

“Non parlo della Lega, parlo di Fratelli d’Italia e questa è la nostra posizione. Noi siamo favorevoli alle trivelle e allo sfruttamento del gas naturale, anche perché la transizione verso un sistema a energia totalmente rinnovabile ha bisogno di tempo e il gas naturale fra i combustibili fossili è quello meno inquinante. Quindi il gas naturale è la soluzione, è l’energia della transizione. Ed è meglio se lo estraiamo noi piuttosto che importarlo dalla Libia, dalla Russia o dall’Algeria o addirittura dalla Croazia, che lo va a pompare da quei giacimenti che potrebbero essere sfruttati dall’Italia.”

A proposito di ambiente, qual è la vostra posizione?

“Spesso si parla di ambiente ma si fa poco per l’ambiente. Ho ancora in mente quanto è accaduto qualche mese fa nelle nostre valli con la crisi da botulino e la moria di migliaia di uccelli, per via di una gestione scriteriata. Bisogna essere più concreti nella tutela ambientale.”

Il vostro obiettivo è diventare la terza forza politica in ambito locale e regionale, è così?

“Sì, oltre che a vincere, puntiamo anche a questo obiettivo e pensiamo di avere tutte le carte in regola per potercela fare. Prima di tutto grazie alla straordinaria capacità di leadership di Giorgia Meloni. La rivista Times la inserisce fra le personalità mondiali che possono lasciare un segno in questo 2020. Inoltre, come gruppo stiamo lavorando bene a livello locale e penso che potremo davvero raggiungere tale obiettivo.”

Chiedo anche a lei, lo slogan Dio Patria Famiglia non è un po’ troppo retrogrado? Che senso ha tirare in ballo Dio in campagna elettorale nel 2020?

“In apparenza è uno slogan retrogrado. Ma se uno ci pensa su, Dio che cos’è? Al di là del fatto che uno possa essere credente o non credente e io personalmente sono credente, Dio rappresenta il cristianesimo, la tradizione romana, cioè quello che siamo per la nostra storia e cultura. Dio è tradizioni, radici. La Patria può essere intesa come la terra dei padri ma anche la terra che deve essere difesa, tutelata, parlo dell’interesse nazionale, del made in Italy, delle eccellenze nazionali. E la Famiglia è il nucleo fondante della società basata sull’uomo e sulla donna che mettono al mondo dei figli. Se la famiglia è sana sono sane anche la società, la nazione, la patria.”

Per la storia da cui proviene Fratelli d’Italia resta sempre un’ombra su di voi, siete accusati di avere al vostro interno ancora tracce o scorie di fascismo e di neofascismo. Lei come risponde a queste accuse?

“Io sono nato nel 1981 e sono convinto che il fenomeno del fascismo debba essere lasciato alla storia e agli storici. Parlare oggi di fascismo e neofascismo è quasi come parlare di bonapartismo o cesarismo. Sono argomenti non del presente ma del passato. La politica deve occuparsi dell’oggi. Il tema del fascismo viene messo in campo da chi non ha argomenti per evitare di parlare di temi più concreti e reali.”

Ma lei sa bene che ci sono continuamente fenomeni di razzismo, discriminazione e anche di violenza che vengono ricondotti a frange che si richiamano al fascismo o al nazismo. E non solo sul web. Lei che pensa di questi fenomeni?

“Penso che se c’è qualcuno che discrimina per il colore della pelle o per altre ragioni quello non è né di destra né di sinistra, è semplicemente un cretino. Spesso i cretini usano a sproposito certi slogan o certi simboli senza nemmeno sapere di cosa si tratta. Non sanno nemmeno cosa sia stato il fascismo. Certe persone inneggiano all’uomo forte in una fase di crisi come quella attuale, perché c’è un pensiero debole imperante, una crisi generale dei valori e delle ideologie: allora si rifugiano nell’idea dell’uomo forte per un bisogno generico di sicurezza. È una questione d’ignoranza. Un segno grave della crisi e del disagio che viviamo. Bisognerebbe invece dare risposte alla crisi di oggi e poi guardiamo al futuro e cerchiamo magari parole d’ordine forti ma legate ai nostri problemi di oggi senza guardare al passato. Quello lasciamolo agli storici. Poi il razzismo o la discriminazione non riguardano solo una fazione politica. E anche le parole violente non appartengono solo a una parte politica.”

La politica e i leader, in una situazione così difficile ed esplosiva per il disagio sociale diffuso, non dovrebbero allora usare un linguaggio più moderato, meno violento, più attento alle conseguenze? In altri termini, non bisognerebbe ponderare meglio le parole?

“Sono d’accordo. La politica dovrebbe dare un esempio e spesso non avviene. L’utilizzo delle parole andrebbe soppesato meglio, ma questo vale per tutti. Molti danno la colpa a Salvini, ma a me non sembra che Salvini sia peggio di altri. Anzi Salvini spesso viene strumentalizzato. La Meloni, per esempio, è diversa. Io auspico una politica più concreta. E per questo anche più credibile.”

Nelle foto Alberto Ferrero con Alessandro Meluzzi e un’immagine ironica postata sulla sua pagina Facebook dallo stesso Ferrero.

Alberto Ferrero
Alberto Ferrero

Commenti

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  1. Scritto da castruccio

    Bravo Ferrero. ti voto.

  2. Scritto da Mimma

    E bravo Ferreo! sei quasi peggio della Borgonzoni e un pò meno della Meloni, siete grezzi e veramente poveri di contenuti, talmente poveri che alla fine dei vostri discorsi sembra di avere assistito ad una assemblea di liceali al primo anno.
    Non vi voterò mai e non perché voglio votare PD ma perché avete scelto il candidato alla presidenza peggiore che si potesse trovare.

    buona fortuna a tutti noi.