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Faenza: il centrodestra aspetta le indicazioni della Lega che vorrebbe scegliere tra due donne ma tiene in caldo Padovani

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Difficilmente si arriverà a conoscere entro la prossima settimana il nome di almeno un candidato alla carica di sindaco di Faenza. Se il centrosinistra attende pazientemente le decisioni interne al Partito Democratico promesse tra pochi giorni, il centrodestra è alla finestra per capire su quale persona intende puntare la Lega per conquistare Palazzo Manfredi, dopo avere mancato l’occasione nel 2015 per 887 voti al ballottaggio che oppose Gabriele Padovani al riconfermato Giovanni Malpezzi.

Il problema per la Lega è ancora trovare una persona autorevole e conosciuta per guidare con il giusto piglio una coalizione che vedrà nella scheda elettorale, oltre al Carroccio, Fratelli d’Italia e Forza Italia in cui è ormai fusa la componente Unione di Centro; non è poi da escludere una lista civica a sostegno diretto di chi si candida a sindaco, mentre non appare più così certa la presenza di “Rinnovare Faenza” che cinque anni fa dava rappresentanza a Nuovo Partito Socialista Italiano, Popolari per l’Italia, Fratelli d’Italia e Forza Italia e ora dovrebbe trovare motivazioni per essere semplicemente se stessa. Oppure per richiamare nel centrodestra quella parte di elettorato moderato lontano dai temi della sinistra che non può più trovare casa in “La Tua Faenza”, spostatasi a sinistra con tanto di dna modificato. Da capire se, sul modello delle elezioni regionali, ad affiancare il centrodestra tradizionale possa esserci una lista composta da “Cambiamo!” di Giovanni Toti e “Il Popolo della Famiglia” che vorrebbe trovare terreno fertile anche a Faenza dopo essere riuscito ad eleggere un consigliere nella vicina Riolo Terme.

Le ultime riunioni in casa leghista tra esponenti locali guidati dal segretario comunale e consigliere regionale Padovani ed esponenti nazionali con in testa il deputato forlivese Jacopo Morrone hanno portato a prendere ancora un po’ di tempo, anche per sondare il terreno su due nomi trapelati da qualche giorno, ma che non sono stati ancora messi ufficialmente sul tavolo a cui siedono gli alleati.

Dopo Tiziana Bagnolini nel 2010, dalla Lega spuntano le figure di Giorgia Maiardi e di Veronica Valeriani, entrambe conosciute soprattutto nell’ambito delle rispettive professioni.

La prima, faentina doc, è laureata in Scienze dell’amministrazione e dell’organizzazione e lavora presso “Baccarini Consulente Immobiliare”, importante agenzia operante nel faentino e nel lughese, dove si occupa di contrattualistica, front-office e segreteria. Alle elezioni comunali del 2010 in cui figurava nella lista del “Popolo della Libertà” ottenne 26 preferenze senza lasciare ulteriori evidenti tracce in campo politico. Come curiosità si può annotare che tra i suoi compagni di classe al Liceo Classico figuravano Maria Chiara Campodoni e Gianluca Spiteri, figure di primo piano del Pd faentino e che nel 2002 venne eletta “Miss Bella di Faenza”.

Veronica Valeriani, laureata all’Università di Bologna, è avvocato presso un importante studio legale con sede in centro storico e in campo politico non ha finora lasciato segni; a livello professionale si è occupata di diverse vicende delicate che hanno avuto protagonisti anche minori, fino al caso più recente di una signora sua assistita che per un incidente stradale non da lei provocato si è ritrovata un seno spostato e per tale ragione ha chiesto il risarcimento del danno. Veronica Valeriani ha buoni rapporti con l’architetto Vincenzo Lega (di “Rinnovare Faenza”) e con Manuela Rontini (già tra i possibili candidati del centrosinistra, poi felicemente rieletta consigliere regionale del Pd con oltre settemila preferenze).

C’è dunque nella Lega di Faenza la forte voglia di puntare su un candidato “nuovo” in tutti i sensi e che piaccia e anche ad elettori che non siano “salviniani di ferro”, perché il centrodestra faentino ha nei suoi intenti quello di ritrovare voti dall’area moderata che per ora sono rappresentati da chi non vuole saperne di Pd e compagni: questo non può bastare, e proporre alla più alta carica di Palazzo Manfredi una donna di estrazione “civica” può essere una mossa coraggiosa e redditizia allo stesso tempo. Sempre che alle prossime riunioni non riprenda fiato un ragionamento che attraversa il mondo della politica locale: che Faenza non sia ancora pronta per eleggere un sindaco donna.

Va detto che la Lega ha ancora come carta da giocare Gabriele Padovani, riconosciuto nel centrodestra come risorsa imprescindibile, in quanto capace di mobilitare il mondo agricolo che nelle urne a Faenza ha un peso notevole: dopo la sconfitta al ballottaggio che, passato il disappunto dei primi tempi, in casa leghista è considerata come una medaglia, Padovani si è messo a disposizione per le elezioni europee andando a pescare consensi anche in Veneto, non sufficienti però per arrivare al Parlamento di Strasburgo. Cinque anni in Consiglio comunale da capogruppo e di assidua presenza sotto il gazebo verde al mercato del sabato a incontrare la gente ne hanno fatto un politico di indubbia presa. Ma sempre un po’ distante da quell’elettorato moderato che a Faenza pesa, e che a Faenza decide all’ultimo momento a chi accordare la preferenza.

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