Poste di Porto Corsini chiuse causa Coronavirus. Ancisi insorge, “è una scusa” che offende

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Da ieri 12 marzo all’ufficio postale di Porto Corsini c’è la “chiusura temporanea” a causa del “nuovo coronavirus (Covid 19)”. Nell’avviso apposto all’ingresso si legge: “Sarà possibile ritirare la corrispondenza in giacenza presso l’Ufficio Postale alla sua riapertura”. La notizia arriva da Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna che ricorda come Poste Italiane “aveva già esposto il 4 marzo, sullo stesso frontespizio dello stesso ufficio, l’annuncio della chiusura definitiva a decorrere dal 6 aprile. Tutto lascia dunque pensare ad una serrata anticipata, presa col pretesto deprecabile del coronavirus.”

Va ricordato che la popolazione della zona si è opposta a questa chiusura e una petizione è stata firmata da 1.340 cittadini in pochi giorni. “Quello che più offende è il modo con cui si è voluto mortificare gli abitanti di Porto Corsini/Marina Romea, che hanno accettato con coscienza e responsabilità le restrizioni e i sacrifici imposti dal Governo agli italiani per combattere l’epidemia, a fronte dell’impegno di garantire i servizi essenziali, compreso quello postale. – attacca Ancisi – La chiusura del servizio a Porto Corsini non c’entra nulla infatti con “l’evoluzione della situazione epidemiologica e l’incremento dei casi di contagio sul territorio nazionale” (che Poste Italiane ha richiamato nel suo comunicato generale di mercoledì scorso) con l’avviso che “l’Ufficio Postale più vicino a cui rivolgersi è a Marina di Ravenna”: sia perché tra i due paesi c’è un canale per attraversare il quale su un traghetto tuttora molto frequentato i contatti ravvicinati con altre persone si amplificano, sia perché si permane comunque fuori casa molto più a lungo. Poste Italiane contraddice inoltre non solo lo spirito del Governo, ma il proprio, visto che nel suo comunicato generale ha parlato solo di contingentare le aperture degli uffici o di ridurle a giorni alterni, mai di chiudere degli uffici.”

Ancisi parla di “grave colpo basso inferto al Comune di Ravenna nella persona del suo stesso sindaco, se è vero che egli è consigliere di amministrazione della Cassa Depositi e Prestiti, società che controlla Poste Italiane e gestisce i 250 miliardi di euro del risparmio postale degli italiani” e chiede al Sindaco “gesti di reazione, anche eclatanti, fino a mettere in discussione la sua stessa carica in un sistema di servizio postale pubblico a cui di pubblico resta ben poco.”

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