Articolo Uno e Sinistra per Ravenna contrari all’aumento compenso AD Hera

Articolo Uno Ravenna e Sinistra per Ravenna si oppongono all’aumento previsto per l’amministratore delegato Hera, definendolo inaccettabile e inopportuno.

Nella nota stampa diffusa dai due nuclei politixi si legge quanto segue:

“Da notizie di stampa abbiamo appreso che il cda di Hera ha deliberato la remunerazione degli amministratori ed in particolare dell’amministratore delegato, portandone il compenso a 952.000, quasi il doppio dell’anno precedente.

Pur essendo tali importi conseguenti al sistema di remunerazione e incentivazione di Hera (e quindi legati al raggiungimento di obbiettivi o di determinati parametri, annuali o poliennali), riteniamo che tale scelta sia inopportuna in questo contesto di così grave crisi, conseguente agli effetti epocali della pandemia, concordando già con quanto espresso dal capogruppo in Consiglio regionale di Emilia-Romagna Coraggiosa, Igor Taruffi.

Noi abbiamo sempre espresso serie riserve su differenze così marcate tra gli alti stipendi o indennità dei dirigenti e manager e gli stipendi medi dei lavoratori, ormai fermi da anni sugli stessi livelli: questo è parte di quella forbice che ha dilatato le disuguaglianze nel corso degli ultimi anni.

E diciamo questo anche in considerazione del fatto che molte imprese anche a totale controllo privato hanno soprasseduto o in alcuni casi ridotto la remunerazione dei propri dirigenti o amministratori.

Richiamiamo questa vicenda quindi per rimarcare come soprattutto in un’azienda a prevalente controllo pubblico e che gestisce primari servizi pubblici pagati dai cittadini – una parte dei quali attraversa e attraverserà situazioni sociali molto problematiche – l’ottica della responsabilità sociale dell’impresa deve portare a scelte diverse e a dimostrare sensibilità verso quegli strati sociali più deboli, che la crisi ha colpito e colpirà molto duramente.

Questi principi e linee di indirizzo riteniamo debbano caratterizzare la governance della società e in particolare i soci pubblici e gli amministratori che ne sono espressione, pur nella loro autonomia di azione. Questo deve valere per un’azienda come Hera, che è un patrimonio pubblico ma aperto all’azionariato privato, che sta sul mercato ma che è frutto della storia dei servizi pubblici locali della nostra Regione.

Deve avere, in particolare in questo momento, un’attenzione specifica a quelli che sono i bisogni del territorio, alle scelte di innovazione profonda che sono necessarie per far fronte agli inediti problemi che la nuova fase presenta e che impone anche sui servizi pubblici locali, sull’energia e sull’ambiente scelte nuove e innovative che la caratterizzino sempre di più come un soggetto attivo di quelle politiche di uno sviluppo ecosostenibile di cui il nostro territorio, la regione e l’Italia hanno bisogno”.

Commenti

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  1. Scritto da cromwell

    C’è qualcuno che deve rifarsi la verginità?

  2. Scritto da agi62

    Se diventi AD sei in una botte di ferro, ti pagano ben oltre le tua capacità, se combini dei pasticci non paghi nessuna penale e se ti “licenziano” ti danno pure un mega bonus di uscita, chi sta meglio di così, solo un politico.

  3. Scritto da Giampiero

    Ma perché 500.000 in un anno gli sembravano pochi?
    Facile prendere i soldi dalle bollette dei cittadini..