Quantcast

Nevio Salimbeni (+Europa): in campo per costruire un’area dell’innovazione e del cambiamento a Ravenna

Più informazioni su

Nevio Salimbeni, già segretario generale di Arci Nova nella seconda parte degli anni ’90, direttore di CerviaAmbiente dalla fine del 1999 al 2011, assessore comunale a Cervia per 7 anni dal 2004 al 2011, attualmente è dirigente di CNA Ravenna. Da sempre impegnato in politica, ha creato recentemente il gruppo di +Europa a Ravenna di cui è portavoce insieme a Maria De Lorenzo responsabile dei giovani. Sulle prossime elezioni amministrative per Palazzo Merlato dice chiaramente che +Europa è in campo “per costruire un’area dell’innovazione e del cambiamento a Ravenna”, non “per giocare la vecchia partita” nel solito schema di centrosinistra, altrimenti potrebbe restare fuori dall’agone. Sostiene de Pascale, ma vorrebbe che il Sindaco avesse più forza e coraggio nell’innovare. E pensa che nella costruzione di una proposta nuova per Ravenna non vada buttata, a livello di metodo, l’esperienza messa in piedi da CambieRà nel 2016, con il coinvolgimento di competenze della società civile.

L’INTERVISTA

Nevio Salimbeni, a Ravenna c’è un dialogo aperto in un’area di centrosinistra, riformista, laica, europeista, fra Repubblicani, + Europa, Italia Viva e altri soggetti. Quale sarà il punto di caduta di questo lavoro di confronto programmatico? Pensate a una lista comune?

“Confermo che ci sono stati alcuni incontri, che c’è una discussione in corso e che gli incontri continueranno. Ma bisogna capirsi sul senso di questo confronto. Perché ci sono forze che possono sostenere tutte la ricandidatura e la rielezione del Sindaco de Pascale, ma possono poi avere obiettivi politici diversi. Quindi occorre prima di tutto parlare di programmi e di quadro in cui ci si muove. Se parliamo di una lista o di una alleanza di forze che gioca in uno schema per cui al centro c’è il Pd, a sinistra c’è qualcosa di sinistra e a destra del Pd ci siamo noi, i riformisti, e così via, dico subito che a noi questa partita non interessa. Siamo una forza piccola, nata di recente, ma comunque ci siamo, e se partecipiamo è per cambiare il quadro, per portare qualcosa di nuovo, non per giocare la vecchia partita e dirci fra noi che va tutto bene.”

Ci spieghi meglio.

“Noi ci confrontiamo con tutti i soggetti di questa nostra area di riferimento – dal Pri a Italia Viva, da Azione di Calenda a Italia in Comune di Pizzarotti – ma non vogliamo fare un puro e semplice accordo elettorale, confezionato in termini politicisti, del tipo mettiamo insieme i riformisti. Io chiedo, prima di tutto, insieme per fare cosa? Quest’area riformista per noi ha senso se dà vita a qualcosa di nuovo, un’offerta politica nuova per la città, in termini di tematiche, progettualità e persone. La speranza è che ci sia un piccolo big bang in quest’area, sarebbe la cosa migliore: voglio dire non dobbiamo pensare solo a segnare il nostro territorio arrivando al secondo o terzo posto nella raccolta dei consensi, difendendo dei ruoli e delle rendite. No, quest’area deve avere in testa un progetto più ambizioso: provare a modificare il quadro, la cultura di governo della città, portando novità. Più che una lista tradizionale di centrosinistra io parlerei piuttosto di una lista di totale innovazione, che abbia la capacità di far emergere nuovi protagonisti, nuove competenze, un problema che esiste da tempo in questa città. La nostra idea richiama in un certo senso l’operazione che fece nel 2016 CambieRà, certo allora in un quadro diverso e con finalità di opposizione. Ma anche allora la proposta fu quella del nuovo approccio, delle nuove figure, del cambiamento. Ecco, a noi interessa questo. Non ci interessa invece correre per stabilire se arriviamo secondi o terzi semplicemente in termine di voti.”

Per riassumere, il vostro obiettivo è continuare il percorso che +Europa ha intrapreso con le elezioni europee e regionali. E quando parla di big bang intende dire scomporre un’area per ricomporre e creare a Ravenna qualcosa di più grande e più importante.

“Esattamente. Scomporre per ricomporre. Con meno rigidità e con tanta innovazione. Noi del resto abbiamo già fatto un patto di azione comune con Azione di Carlo Calenda. Ci stiamo parlando tutti. Dobbiamo mettere a punto meglio lo schema con cui giocare.”

Lei non pensa che alla fine, forze come il Pri o Italia Viva, che hanno profili politici, identità e progetti molto definiti, non abbiano piuttosto voglia di segnare il territorio con il loro simbolo?

“In linea di principio i simboli non costituiscono un problema. Anche noi di +Europa abbiamo il nostro. E nelle politiche del 2018 a Ravenna prendemmo 2.530 voti alla Camera. Credo che la presenza dei simboli tradizionali sia una ricchezza se ragioniamo nello schema di mantenere lo status quo, come dicevo prima. Se invece vogliamo provare a cambiare, fare veramente innovazione, occorre avere più coraggio e correre più rischi, fino al punto di non mettere i vecchi simboli sulla scheda. Se questo non fosse possibile, ragioneremo su quello che si può fare. Per noi comunque questo è il punto di partenza. Costruire un’area dell’innovazione e del cambiamento a Ravenna.”

Cambiamento ma il sostegno a de Pascale non è in discussione, se non sbaglio. Qual è allora il vostro giudizio su questi quattro anni di Governo?

“Il Sindaco ha indovinato alcune politiche proprio nella fase più difficile dell’emergenza. Ne cito due: l’abbattimento della Tari alle imprese e l’anticipo della cassa integrazione alle imprese. Sono misure simboliche importanti. Credo che Michele de Pascale meriti fiducia e debba proseguire. La sfida per il futuro è se il Sindaco avrà le forze e la forza per avere più coraggio nell’innovazione, per allargare la base del suo Governo a istanze e figure nuove.”

Voi sareste parte dell’alleanza di centro sinistra anche se questa dovesse allargarsi ai Cinque Stelle?

“Noi siamo contro il trasformismo. E crediamo sia molto difficile portare avanti serie politiche riformiste insieme ai Cinque Stelle, come si vede chiaramente anche dalla situazione del Governo nazionale. Non è un pregiudizio. È un giudizio politico nel merito delle posizioni dei Cinque Stelle, che sia a livello nazionale sia a livello locale sono lontane dalle nostre istanze riformatrici e dalla nostra visione. Se qualcuno decidesse di inseguire i Cinque Stelle a Ravenna, a mio parere sarebbe più quello che perde anziché quello che guadagna. La cosa non riguarda noi, ma chi corre per la carica di Sindaco.”

Lei ha richiamato l’esperienza di CambieRà. Lo ha fatto non a caso, immagino.

“No. Di quell’esperienza, troppo presto dimenticata, trovo che la parte iniziale, quella di costruzione del programma, con il ricorso a competenze della società civile, fosse un lavoro partecipativo interessante. Non era da parte mia tutto condivisibile. E non dico che dobbiamo rifare quella cosa lì- che fra l’altro era nata in alternativa al centrosinistra e a de Pascale e in condizioni particolari come sappiamo – ma adottare quel metodo partecipativo capace di portare idee nuove, di mobilitare energie nuove, forze civiche, potrebbe essere importante per rinnovare la cultura di governo della città. Per dare linfa all’area dell’innovazione e del cambiamento di cui parlavo prima.”

Veniamo allora ai temi. Su che cosa volete caratterizzare la vostra azione a Ravenna?

“Al primo posto metto l’utilizzo migliore anche a Ravenna delle risorse che possono arrivare dall’Unione Europea, mettendo in piedi non solo programmi di spesa ma una cultura europea della gestione. Una proposta che abbiamo avanzato noi è quella di aderire alla rete delle città creative dell’Unesco, scelta che spingerebbe la città a mettersi in discussione e innovarsi sul versante culturale, della creatività, della modernità. Penso a una città più aperta e più europea. Che crea nuove opportunità di lavoro attraverso innovazione e creatività. Il secondo tema è quello dell’equità generazionale che nella nostra realtà significa riaprire il quaderno del rapporto fra Ravenna e l’università, scrivere nuovi capitoli, per esempio quello di Medicina e Chirurgia, ripensando la città in questa ottica: dal punto di vista dell’ospitalità, della cultura, dei trasporti, della vita sociale.”

Altri temi per voi importanti?

“Il tema del lavoro che per noi va declinato soprattutto sul versante giovani: occorre dare più spazio alle imprese più giovani, mettendo in rete tutte quelle iniziative di politiche attive sul lavoro che ci sono – penso al coworking, alle startup, ai servizi di partenza, alle giovani imprese – perché noi dobbiamo recuperare molto terreno. Lavoro nuovo può essere creato in questa ottica, ma bisogna aiutare le giovani imprese. Aggiungerei un quarto punto: la riconversione ecologica che noi pensiamo sia fondamentale. Su questo a Ravenna si discute solo dell’oil&gas. È giusto, perché si tratta di un problema serio, ma occorre allargare l’orizzonte. Per noi riconversione ecologica vuol dire che il cambiamento può avvenire in accordo con la scienza e la tecnologia, non a prescindere. Questo vuol dire ragionare sui sistemi complessi e non sulla singola area da proteggere. Significa ricorrere a nuovi investimenti in ricerca e scienza per quella svolta verde che serve alla nostra economia, che deve comunque reggere la competizione internazionale, produrre efficienza, lavoro e benessere.”

Nevio Salimbeni

Nevio Salimbeni con Emma Bonino, Benedetto Della Vedova e Eugenio Fusignani a un’iniziativa pubblica durante la campagna elettorale per le ultime elezioni regionali.

Più informazioni su