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Faenza, gli ultimi giorni da Sindaco di Malpezzi dopo 10 anni e mezzo: “Torno al mio lavoro, non avrò altri incarichi politici”

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Nato a Faenza 54 anni fa, Giovanni Malpezzi è coniugato con Anna Rita, insegnante: la coppia ha 4 figli di età compresa fra 18 e 25 anni. Diplomato in Ragioneria e laureato in Giurisprudenza, è un quadro dirigente del Credito Cooperativo ravennate, forlivese e imolese, in aspettativa per ovvie ragioni derivanti dall’incarico istituzionale ricoperto. Nel 1985 a 18 anni venne eletto consigliere comunale come indipendente nella Democrazia Cristiana col sesto numero più alto di preferenze; non si ripresentò nel 1990, per completare gli studi e seguire gli impegni lavorativi, ma si iscrisse alla DC.

Fece la sua “ricomparsa” in politica attiva nel settembre 2009, proponendosi alle elezioni primarie del centrosinistra come rappresentante della lista civica “Insieme per Cambiare” (nata dall’esperienza del “pensatoio” Laboratorio Faenza, a sua volta creato “per cambiare il Pd dall’interno”: in pratica il renzismo nascente), dove sbaragliò il candidato ufficiale del Pd Luca de Tollis. L’1 aprile 2010 venne eletto sindaco alla guida della coalizione di centrosinistra composta da Pd, Italia dei Valori e Insieme per Cambiare; venne riconfermato, con tanto di iscrizione al Pd nell’estate 2014, alle elezioni del 14 giugno 2015 grazie al successo al ballottaggio nei confronti di Gabriele Padovani (Lega), con il centrosinistra formato da Pd, La Tua Faenza e Insieme per Cambiare (quest’ultima lista è uscita dalla maggioranza nel novembre 2019).

Il sindaco uscente ha, negli ultimi mesi del corrente mandato, le deleghe a sanità pubblica, sviluppo economico e partecipazioni, Palio e attività rionali, affari istituzionali e legali, organizzazione, demografia e stato civile, elettorale, urbanistica, edilizia e politiche territoriali. Una permanenza, quella di Malpezzi, alla più alta carica di Palazzo Manfredi, che si sta avviando alla conclusione tra il 23 settembre e il 6 ottobre prossimi, per un totale di 10 anni e 6 mesi circa.

L’INTERVISTA

Sindaco Malpezzi, soddisfazioni, delusioni, stanchezza fisica e mentale: faccia lei un bilancio.

“Per me è un bilancio certamente positivo, in attivo. Non sono assolutamente pentito della disponibilità che nel 2009 diedi per svolgere questo servizio. Certamente è un servizio che richiede un impegno totalizzante in una città come Faenza: non è pensabile, come in decenni passati con un altro assetto istituzionale, che il sindaco possa continuare a svolgere le sue attività. Qui si lavora tutti i giorni, tutto l’anno, dalla mattina alla sera, perché si ricopre sia un incarico politico-istituzionale che richiede anche numerosi impegni di rappresentanza, ma, al tempo stesso, il Comune e l’Unione dei Comuni sono Enti complessi con oltre 500 dipendenti che vanno, anche quelli, presidiati nella quotidianità e quindi l’impegno è tanto. Quando mi sono reso conto che il mio mandato avrebbe avuto un prolungamento rispetto alla naturale scadenza della fine dello scorso maggio, ho vissuto come il podista che ha fatto la “Cento Chilometri” e, una volta arrivato sotto lo striscione in Piazza del Popolo, gli comunicano che deve arrivare fino a Granarolo. Per uno come me che l’ha corsa due volte ed è arrivato con la lingua fuori, sono quelle comunicazioni che ti possono stendere psicologicamente. Ma, una volta superato lo shock, devo dire che io sono qui dalla mattina alla sera e fino all’ultimo giorno continuerò a governare questo Ente con il massimo impegno. Ciò non toglie che dopo dieci anni è assolutamente giusto che ci sia un ricambio, perché ci vogliono nuove idee, nuove energie: nessuno deve pensare di essere insostituibile.”

Cosa farà Giovanni Malpezzi dopo il passaggio di consegne: lavoro, riposo, vacanza, politica… Tecnicamente potrebbe pure fare subito l’assessore, con possibilità di essere vicesindaco: se n’è parlato, visto che è giovane e, naturalmente, esperto?

“Il prolungamento del mandato qualche effetto l’ha avuto. Nell’ambito professionale avevo comunicato che sarei rientrato a una certa data e si prospettavano determinati ambiti di lavoro professionale: il fatto che ci sono arrivato quattro-cinque mesi dopo ha fatto sì che gli ambiti d’impegno saranno diversi. Le vacanze non sono un grosso problema, perché ne ho sempre fatte poche; in ambito familiare un po’ ha inciso perché avevo assicurato alla mia figlia maggiore un supporto nella sua attività lavorativa, la conduzione di un’azienda agricola, e certamente questo mi ha limitato. In queste settimane ci sarebbe da vendemmiare e si dovrà arrangiare. Altri impegni politici dopo la fine del mio mandato? Nel PD ne ho parlato, nel senso che ho immediatamente escluso altri incarichi: nel 2010 dissi che mi sarei impegnato massimo dieci anni; adesso torno da dove ero venuto senza nessuna pretesa. Non è che mi aspetto riconoscimenti di incarichi politici o di altro. Ho dato quello che potevo e non chiedo altro. Aggiungo che ritengo che il Testo Unico degli Enti Locali, che impone il rinnovo dei sindaci dopo due mandati consecutivi, sia assolutamente una legge corretta, perché intanto dà una prospettiva di durata massima di questo impegno. Chi si propone per questo servizio deve sapere che si tratta comunque di un impegno pro-tempore e d’altra parte la legge elettorale assicura alle amministrazioni comunali una sostanziale continuità, una maggiore solidità rispetto ad esempio ai governi nazionali e questo consente di pianificare, programmare gli obiettivi di mandato più a lunga scadenza e non con la preoccupazione del consenso del giorno dopo, che è uno dei mali più grandi della politica italiana: la paura di perdere consenso è l’elemento che fa assumere le decisioni più sbagliate e in qualche modo impoverisce l’azione politica-amministrativa degli Enti pubblici italiani.”

Quindi in caso di vittoria del centrosinistra, ossia del suo “vice” Massimo Isola, alle elezioni comunali del 20 e del 21 settembre, non ci sarà il supporto di Giovanni Malpezzi alla prossima Amministrazione?

“Per quanto mi riguarda, ho necessità di tornare alla mia attività lavorativa, che non può essere svolta a tempo parziale per fare contemporaneamente l’assessore. Per far parte della nuova giunta ci sarà la fila fuori dalla porta. Nella mia esperienza ho costruito due volte la giunta: è uno dei momenti più impegnativi, perché arrivano tutti a dirti “chi deve fare e che cosa”. I nomi non mancano: un sindaco deve avere la capacità di discernere i profili più idonei a svolgere questo servizio, non solo per contenuti professionali, ma anche per equilibrio nelle relazioni. Ci sono poi anche gli equilibri di genere (uomo/donna) che incidono nella formazione della squadra. C’è, insomma, una serie di tasselli che poi alla fine devono quadrare e che rendono complessa la cosa.”

Parliamo della Faenza che lascia alla prossima Amministrazione. Ci fornisca qualche significativa cifra sul Bilancio: alcuni mesi fa in un’intervista parlò di un “fuori equilibrio per circa 2,7 milioni” causato dai costi seguenti all’incendio della Lotras e al differimento dei tributi dopo l’emergenza sanitaria.

“La cifra di 2,7 milioni di euro è quella che ho dichiarato anche in Commissione Bilancio, perché era il referto all’epoca fornito dalla Ragioneria. Si trattava delle previsioni di minori entrate sulla Previsione di Bilancio 2020 a seguito dell’emergenza Covid-19. La Faenza che lascio? Se questa domanda mi fosse stata posta in febbraio, avrei detto una cosa, oggi ne devo dire un’altra. A febbraio potevo avere l’orgoglio di dire “lascio alla futura Amministrazione un Bilancio assolutamente in equilibrio che consente spazi per fare investimenti”, cosa che invece in questi anni, soprattutto nei primi sette, ho dovuto limitare al massimo. Questo avrei detto a febbraio; poi il mondo è cambiato: quei 2,7 milioni sono aumentati, a causa delle maggiori spese generate dall’emergenza Covid-19. A marzo si stava creando la voragine come in tutti i Comuni, dopodiché il Governo ha stanziato complessivamente 3,3 miliardi, già riconosciuti. Di quello stanziamento complessivo a Faenza arriveranno quasi 4,2 milioni, come contributo straordinario a fronte dell’emergenza sanitaria che vanno a ricostituire l’equilibrio di bilancio per il 2020. Ma questi stanziamenti sono “straordinari”. Cosa sarà nel 2021, cosa sarà nel 2022, finite le “flebo” fatte da uno Stato con un debito pubblico alle stelle? Non sappiamo su cosa la nuova Amministrazione potrà effettivamente contare negli anni a venire. Lascio quindi un Bilancio con dei punti interrogativi, certamente riordinato dopo dieci anni di duro lavoro sul fronte dell’indebitamento che pesava in maniera importante sulla parte corrente, ma con incertezze sulle entrate, in particolare quelle tributarie, a causa dell’impatto del Covid-19.”

Uno dei lamenti classici dei cittadini riguarda lo stato delle strade, dei marciapiedi e delle piste ciclopedonali un po’ in tutto il territorio comunale giudicato sostanzialmente “cattivo”. Possiamo parlare di lavori quanto meno differiti, se si esclude la circonvallazione? Poco denaro da spendere, in quanto dirottato, per esempio, sui servizi alla persona, mantenuti ai livelli consueti?

“Se sostenessi che lo stato delle strade comunali è adeguato non sarei credibile. Giudicarlo in maniera generica “cattivo”, come si legge sui social network, non mi sembra corretto. La realtà è che il Comune di Faenza ha in proprietà 550 chilometri di strade. Nei primi anni, a causa della situazione di bilancio, abbiamo faticato notevolmente a garantire gli interventi minimali di manutenzione; negli ultimi anni, onestamente, di interventi ne sono stati fatti tanti, non solo la circonvallazione: nel forese sono state rifatte molte strade, ma anche in città. Poi è evidente che, se si hanno 550 chilometri di strade e per diversi anni, causa carenza di risorse, si sono dovuti limitare gli interventi, recuperare successivamente il tempo perduto è un’operazione in salita e, se in questi dieci anni abbiamo rifatto 100 chilometri d’asfalto, vuol dire che ne abbiamo sistemato solo un quinto. D’altra parte il Comune utilizza i soldi dei cittadini, non stampa moneta, quindi l’amministrazione non fa altro che ripartire le risorse pubbliche fra i tanti bisogni che la comunità manifesta. I bisogni non sono solo le strade: sono anche l’istruzione, la scuola, lo sport, la cultura e poi in primis i temi del sociale, degli anziani, dei minori, dei disabili. L’ambito sociale assorbe quasi un terzo delle risorse comunali e io credo di poter rivendicare che in questi dieci anni il livello dei servizi alla persona assicurato dal Comune di Faenza è rimasto adeguato, nonostante le fatiche.”

Perché a Faenza, le associazioni di categoria, gli stessi partiti, continuano a vivere con “l’ossessione del centro storico”? Di periferie e frazioni se n’è parlato e se ne parla pochino.

“Il centro storico è il cuore della città, il luogo dell’Istituzione, il centro commerciale naturale, un luogo di aggregazione dei cittadini. È chiaro che è oggetto di attenzione politica da parte di tutti i soggetti. Credo di poter dire che delle risorse sul centro storico ne abbiamo dedicate in questi anni e anche dell’impegno politico per poterlo riqualificare, poi ognuno giudica coi suoi occhi, ma penso che la vitalità del centro storico di Faenza non sia paragonabile con quella di città confinanti. Certamente il forese non viene trascurato, ma non si può dimenticare che su 58mila faentini residenti, 40mila vivono nell’abitato urbano, mentre 18mila sono sparsi da Granarolo a Reda, in tutto il forese.”

Associazionismo e volontariato. Non pensa che sia stato attribuito un ruolo “eccessivo” a queste peraltro nobili parti della società faentina?

“Non ritengo che a questi sia stato attribuito un ruolo “eccessivo”. La loro è una presenza fondamentale, anche se negli ultimi anni un po’ affaticata, perché la disponibilità di persone ad impegnarsi è sempre più limitata. O meglio: mi correggo. Non è vero che non si trovano persone disponibili “a fare”: l’abbiamo visto ampiamente anche durante l’emergenza Covid-19. Di gente che si rimbocca le maniche per dare una mano se ne trova; quello che oggi si fa fatica a trovare sono persone che si vogliano assumere le responsabilità di guida delle associazioni, perché essere presidente o dirigente di un’associazione, che sia di carattere sportivo, che sia di carattere sociale, o di promozione, o di volontariato, oggi comporta delle responsabilità: personali, di carattere penale e civile. Quindi di gente disponibile ad assumersi queste responsabilità in un mondo sempre più complesso, dove devi essere continuamente aggiornato su tutte le disposizioni, oggi si fa fatica a trovarne. Però ribadisco che l’associazionismo per Faenza è una grande ricchezza che in questi anni abbiamo cercato di capitalizzare, di coinvolgere in un’ottica di supporto, di sussidiarietà all’azione pubblica. E per fortuna che ci sono queste associazioni, questi volontari. Negli ultimi giorni ho firmato numerosi “patti di collaborazione” con realtà associative e, addirittura, con singoli cittadini organizzati, ad esempio, per la cura delle aree verdi: ci sono tante aree verdi, soprattutto nelle zone periferiche e nel forese che non riusciremmo da soli ad avere una buona manutenzione se non ci fossero volontari disponibili a darci una mano. Ma tutto questo richiede un impegno anche da parte nostra, perché i volontari vanno organizzati, formati, seguiti; però questo è un aiuto insostituibile e credo che chiunque mi succederà dovrà continuare a investire in questo ambito.”

Cosa sta cambiando in una Faenza dove non si può andare alle urne senza avere con sé un bel po’ di civismo e un bel po’ di associazionismo?

“Non c’è niente di nuovo, perché anche nel 2010 la necessità di presentarsi con un progetto di coalizione che vedesse al suo interno dei candidati civici diventava uno strumento insostituibile per aggregare consenso. Ci sono fette importanti di elettorato che non amano essere incasellate all’interno di partiti tradizionali: che siano di centrosinistra o di centrodestra poco importa. Pertanto non mi stupisco di vedere tante persone anche quest’anno disposte a metterci la faccia candidandosi in liste civiche piuttosto che in partiti tradizionali. Anzi, devo dire che quest’anno mi ha stupito vedere una ricca presenza di giovani candidati di cui da tempo non si trovava una disponibilità così significativa. In anni passati c’è stato quasi un vuoto generazionale, forse perché, purtroppo, l’impegno civile non è stato adeguatamente promosso.”

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