Elezioni Faenza. In Piazza della Libertà M5S con Di Maio e Paola Taverna, per FdI Ignazio La Russa

Si ripete a distanza di una settimana esatta il “duello” di incontri pubblici tra il Movimento 5 Stelle che fa parte del centrosinistra a sostegno di Massimo Isola e Fratelli d’Italia, componente del centrodestra che vuole far diventare sindaco il civico Paolo Cavina.

Luigi_Di_Maio_GaslyLuigi Di Maio in contatto con Gasly, pilota Alpha Tauri

Convocazione nella stessa centralissima Piazza della Libertà e alla medesima ora, le 11,30, per elettori e simpatizzanti delle due parti che si sono ritrovati a distanza di circa 80 metri gli uni dagli altri, senza disturbarsi, in un trionfo di mascherine protettive.

Per il partito fondato da Beppe Grillo si sono scomodati il ministro degli esteri Luigi Di Maio e la senatrice Paola Taverna, autentici “numeri uno” accompagnati nell’occasione dall’eurodeputata Sabrina Pignedoli e dalla consigliera regionale Silvia Piccinini.

Per il partito più rappresentativo della destra tradizionale invece è giunto in città il senatore Ignazio La Russa affiancato dal suo storico braccio destro Roberto Petri.

Il duello su chi ha risposto alle “chiamate” si è equivalso con rispettive presenze che non sono andate oltre il centinaio di persone, ben ordinate, ma meno di coloro che, in giro per le vicine piazze occupate dal mercato ambulante, sono transitate a dare un’occhiata ed hanno proseguito la passeggiata nel classico sabato mattina di fine estate con tanto sole e 29 gradi all’ombra.

Primi ad arrivare a Faenza, ma non in piazza, sono stati la Taverna e Di Maio, che hanno fatto tappa nella zona industriale, dove in Via della Boaria ha sede la Scuderia Alpha Tauri di Formula 1, erede del Minardi Team nonché della Toro Rosso: i due esponenti pentastellati hanno visitato lo stabilimento e parlato con i dirigenti del team motorizzato Honda, accompagnati dal candidato sindaco del centrosinistra Massimo Isola, con il quale si sono intrattenuti per quasi un’ora. Alle 12.08 si sono presentati in Piazza della Libertà allo sbocco di Via Barilotti, dove gli attivisti locali del M5s avevano allestito il gazebo che dava il senso della lunga militanza del M5S faentino, nato come lista “Fatti sentire”: cartelli e striscioni a richiamare i noti argomenti di tante battaglie politiche e civili, ma un’amplificazione insufficiente per l’evento, al punto che chi stava più indietro faticava a sentire le parole del comiziante di turno.

Buon intrattenitore della folla, per oltre mezzora, è stato l’ex consigliere e nuovamente candidato Vincenzo Barnabè, dall’alto della sua ultraventennale esperienza radiofonica: al suo microfono hanno parlato prima la Pignedoli la quale ha ricordato l’importanza della solidarietà europea con i soldi del Recovery Fund in arrivo del 2021, poi la Piccinini, che ha spiegato come in Regione il M5s si trovi all’opposizione ma con buone prospettive di dialogo con Bonaccini e soci, commentando favorevolmente la via intrapresa a Faenza della collaborazione amministrativa col centrosinistra. La senatrice Paola Taverna ha salutato i presenti e dato “la spiegazione”: “A un certo punto abbiamo dovuto scegliere se essere un’eterna opposizione o fare ciò di cui questo Paese aveva bisogno. Abbiamo scelto di lavorare su un programma per permettere all’Italia di ritornare a correre, partendo proprio da bellissimi Comuni come questo. Grazie Faenza!”.

Il ministro degli esteri ha spronato i presenti a votare “sì” al Referendum confermativo nazionale della prossima settimana al fine di giungere alla diminuzione del numero dei parlamentari italiani dalla prossima legislatura, coincidente in tanti Comuni col rinnovo dei sindaci e dei Consigli comunali.

“Contate su di me come ministro degli esteri per sostenere una delle vostre eccellenze del territorio – ha detto Di Maio -: la ceramica, il distretto della ceramica, che vi fa grandi nel mondo; un settore bellissimo che rappresenta il made in Italy, che dobbiamo vendere sempre di più nel mondo, perché ci siamo abituati a vedere andare via le fabbriche. Invece noi dobbiamo tenere le fabbriche qui e vendere uno dei prodotti più belli del mondo a tutto il mondo”.

L’ex capo politico pentastellato ha ricordato poi la necessità di affrontare la crisi derivata dall’emergenza sanitaria regalando misurate dosi di ottimismo. Alla fine, foto di gruppo sulla gradinata laterale della Cattedrale con candidati consiglieri e attivisti.

Neanche cinque minuti prima dei colleghi parlamentari del M5S è giunto nel centro storico il senatore Ignazio La Russa, in ritardo di oltre mezzora a causa di un “intoppo” trovato sulla strada per Faenza che ha costretto l’autista a intraprendere un itinerario alternativo. Per Fratelli d’Italia si è trattato di un nuovo appuntamento per elettori e simpatizzanti nel centralissimo all’ombra della Torre Civica, dopo avere schierato il presidente dei deputati Francesco Lollobrigida. Ancora una volta a fungere da “padrone di casa” è stato il portavoce provinciale Alberto Ferrero, accompagnato dal candidato sindaco Paolo Cavina, e dal capolista Stefano Bertozzi, assieme al deputato emiliano Galeazzo Bignami ed a Roberto Petri, commissario provinciale di Forlì-Cesena, anni fa capo della segreteria dell’allora ministro della difesa Ignazio La Russa,

In apertura del proprio intervento Stefano Bertozzi ha nuovamente calcato la mano su uno dei temi sul quale preme a Faenza il partito di Giorgia Meloni: la sicurezza dei cittadini in tutti gli ambiti, a partire dalle abitazioni.

“Da queste elezioni amministrative nelle Regioni e nei Comuni può arrivare una ‘pulce nell’orecchio’ del Presidente della Repubblica perché si convinca a mandarci al voto anticipato – ha attaccato poi La Russa -. Esattamente come dicono tutti i costituzionalisti non occorre che il governo necessariamente perda i voti dei parlamentari che costituiscono la maggioranza: spetta al Presidente esaminare se vi è sintonia fra la stragrande opinione del corpo elettorale e i numeri che in parlamento sorreggono un governo. Se anche questi numeri rimangono come nel caso attuale per paura di perdere lo scranno, per paura che vinca Salvini, per paura che Giorgia Meloni cresca di voti, per paura di dovere tornare a fare i bibitari (frecciata a Luigi Di Maio, che non tanti anni fa vendeva bevande allo stadio “San Paolo” di Napoli, n.d.r.), se quei numeri rispondono a un’esigenza distonica, diversa rispetto a quello che vuole, capisce, desidera il corpo elettorale, il Presidente ha la possibilità, forse addirittura il dovere, di sciogliere il Parlamento e di mandare gli italiani a decidere finalmente del loro futuro. Per avere un governo che non sia un’accozzaglia di gente che si odiava, che si continua a odiare, che continua a litigare ma resta lì perché altrimenti va a casa. Io ci spero – ha concluso il senatore di FdI – e anche voi siete una parte di questa ‘pulce’: non c’è una città troppo piccola per dare questo segnale”.