Alessandro Barattoni (Pd Ravenna): sul Referendum un Sì sofferto, a Faenza noi abbiamo un progetto, la destra solo slogan

Più informazioni su

Strano questo Referendum di domenica 20 e lunedì 21 settembre per dire Sì o No al taglio dei parlamentari. In Parlamento tutti i maggiori partiti – dai Cinque Stelle al Pd, dalla Lega a Forza Italia a Fratelli d’Italia – hanno detto Sì al taglio. Ma poi la campagna per il Referendum confermativo l’ha fatta praticamente solo il Movimento 5 Stelle. Gli altri sembrano molto riluttanti a scendere in campo per difendere le ragioni del Sì, per non dire che ora molti sono piuttosto per il No, chi per cultura politica, chi per ragioni di coscienza, chi magari per fare un dispetto al Governo (un pensierino che si fa strada soprattutto a destra). Fra i partiti più in imbarazzo oggi c’è il Pd, che ufficialmente ha scelto di sostenere il Sì, dopo avere votato in Parlamento tre volte No e l’ultima volta, quella decisiva, Sì al taglio dei parlamentari sull’altare dell’accordo di Governo con i Cinque Stelle. Ma dentro il Pd e a sinistra molti sono i mal di pancia e tanti annunciano il loro No, come ha fatto in queste ore, per esempio, il Sindaco di Lugo Davide Ranalli. Al segretario provinciale dei Democratici Alessandro Barattoni chiediamo di spiegare che cosa il Pd di Ravenna propone agli elettori. Il segretario parla anche – e assai più volentieri – del voto di Faenza, non mancando di indirizzare una stilettata all’ex del centrosinistra Paolo Cavina, ora candidato del centrodestra. Perché “in politica si può cambiare idea. Ma penso che non si possa essere allo stesso tempo una cosa e il suo contrario” dice Barattoni.

L’INTERVISTA

Segretario Barattoni, dopo il pronunciamento di Zingaretti e della Direzione nazionale Pd per il Sì, che indicazioni di voto dà il Pd di Ravenna? In giro non si vedono manifesti. Chiedete di votare Sì, No, o lasciate libertà di voto ai vostri iscritti, militanti ed elettori?

“L’indicazione della Direzione nazionale del mio partito è per il Sì ed è chiara. Come Pd siamo fortemente impegnati nell’azione di questo Governo che sta ottenendo importanti risultati in Italia nell’affrontare l’emergenza sanitaria e in Europa. Nel patto di Governo c’è anche questa riforma che riguarda il taglio dei parlamentari, che è parte di una riforma più grande di riordino istituzionale per far funzionale meglio gli organi legislativi. Comprendo però anche tutti i dubbi che tanti iscritti ed elettori stanno ponendo in queste ore. La questione è sul tappeto da mesi, credo che ogni elettore abbia tutti gli elementi per valutare e per dare il proprio voto con cognizione di causa.”

Crede che attraverso il No al Referendum si possa indebolire il Governo?

“Non credo che con un Sì o con un No si possa rafforzare oppure indebolire il Governo. Credo che incideranno più le elezioni regionali sul futuro del Governo.”

L’impressione è che la sinistra e il Pd abbiano avuto paura di questo Referendum. Non si sono impegnati per il Sì, dopo avere votato il taglio in Parlamento, lasciando così campo libero solo alla campagna dei Cinque Stelle che hanno insistito su contenuti e toni che sanno di antipolitica. Mentre la riduzione dei parlamentari è sempre stata una richiesta anche della sinistra, se non sbaglio?

“Sì, ma questo obiettivo andava legato al tema della riforma elettorale e di un ridisegno istituzionale, come dicevo prima. Credo che bisognasse fare di più e farlo prima. Lo stesso discorso vale per le alleanze. Per le regionali, per usare un eufemismo, si sono fatte alleanze a geometria variabile. È mancato un disegno di ampio respiro. Tornando al merito del Referendum, se si fosse legato il taglio dei parlamentari alla legge elettorale e a un sistema di garanzie adeguato, si sarebbe proposto un pacchetto riformatore più convincente e il Sì sarebbe stato più convinto.”

Se dal Referendum e dal voto regionale esce una sostanziale sconfitta del Governo e poi anche del Pd, rischia il segretario Zingaretti, come molti osservatori dicono?

“Non credo che il lavoro del segretario nazionale del Pd vada giudicato ogni anno, dopo ogni tornata elettorale. Il lavoro va giudicato più nel medio e lungo periodo. Non mi aspetto scossoni. Anche perché questo Governo è atteso da sfide molte importanti a partire dai progetti e dai grandi investimenti legati al Recovery Fund. Penso all’Italia digitale, alla sanità, alle infrastrutture, all’economia verde, alla scuola, al lavoro soprattutto per i giovani. È su questo che andrà giudicato il Governo.”

Domenica e lunedì si vota anche a Faenza, la seconda città della provincia. Che cosa è in ballo per voi? 

“Per noi Democratici è in ballo il governo della città. Quindi il tema è avere buone proposte e persone all’altezza per amministrare bene la seconda città più importante del nostro territorio, che insiste in un’Unione della Romagna Faentina che è ancora più grande e importante. Purtroppo sembra che questo sia in ballo solo per noi. Quelli della Lega e di Fratelli d’Italia invece vanno a Faenza solo per parlare di politica nazionale, con messaggi del tipo ‘nessuna città è troppo piccola per far arrivare a Mattarella la voce del paese che vuole un governo diverso’. Cioè parlano d’altro, di tutto, ma non di Faenza e delle sue esigenze. Per qualcuno Faenza è solo uno strumento. Per noi invece è un obiettivo, un fine: mettere in campo idee e proposte anche nuove per la Faenza del futuro.”

Teniamo al centro Faenza, quindi?

“Sì. E se teniamo al centro Faenza ci sono due proposte molto diverse fra centrosinistra e centrodestra, sia dal punto di partenza sia per la prospettiva che si vuole costruire. Per noi l’obiettivo è mettere in campo nuovi protagonisti e nuove idee per Faenza. Per altri è venire a Faenza a ripetere gli stessi slogan e le stesse parole d’ordine ripetute giusto un anno fa negli altri comuni dove si è votato e dove il centrodestra ha perso, come a Lugo per esempio. L’anno prossimo toccherà a Ravenna e sentiremo sempre le stesse cose. Ma le proposte e le energie per le città non ci sono. I nostri avversari propongono solo slogan ormai. E sempre quelli. Inoltre Massimo Isola ha un carattere eccezionale e non ha mai risposto ad attacchi e insulti degli avversari, che non sono mancati in questa campagna elettorale. ”

Lei ritiene che gli avversari propongano solo un disco rotto?

“Se guardiamo ai programmi elettorali e alle idee per Faenza credo sia chiara la differenza di qualità delle due proposte in campo. Da una parte vedo idee. Dall’altra slogan. Poi so anch’io che in una campagna elettorale non contano solo le idee, i programmi e le persone, ci sono anche altri fattori di politica nazionale che incidono, come in questo caso. Ma io credo che Massimo Isola abbia fatto una campagna elettorale bella e avvincente. Altri hanno cercato di denigrarlo, con offese anche sul piano personale: penso che abbia fatto bene a non rispondere.”

Lei cosa pensa di Paolo Cavina che è passato in meno di un anno dal centrosinistra al centrodestra?

“Le parole della campagna elettorale spesso le porta via il vento. Ma quello che si fa e quello che si vota nei Consigli comunali è quello che rimane. Io non credo che si possa votare insieme al Pd sul CONAMI e poi fare campagna elettorale con la Lega che sostiene esattamente il contrario. Non penso che si possa votare un ordine del giorno a sostegno di Mimmo Lucano e poi andare sul palco a complimentarsi con Salvini. Non penso che si possa andare in piazza con i ragazzi di Fridays For Future e poi dopo prendere come esempio il Sindaco di Brisighella che è l’unico in provincia a non avere votato l’ordine del giorno sul cambiamento climatico.”

Lei crede che in politica vada premiata la coerenza, è così?

“Credo che in politica si possa cambiare idea. Ma penso che non si possa essere allo stesso tempo una cosa e il suo contrario.”

Che cosa pensa invece del laboratorio Faenza, uno dei pochi esperimenti seri di alleanza fra centrosinistra e Cinque Stelle?

“Non mi piace presentare Faenza come un laboratorio. È chiaro che servono le condizioni per arrivare a certi risultati. Servono le persone giuste, serve un progetto inclusivo, bisogna chiudere sulle cose su cui si è d’accordo e mediare sulle altre. Ci vogliono forze politiche che non siano solo preoccupate della propria identità ma capaci di pensare a un progetto di più ampio respiro per la città. Credo che la vicenda faentina vada giudicata solo tenendo al centro Faenza e non per altre ragioni, magari guardando alla politica nazionale. Abbiamo messo insieme una coalizione ampia e plurale, il Pd è al centro di questa coalizione, abbiamo indicato una via chiara alla città per il futuro, siamo insieme per affrontare le sfide nuove che avremo di fronte, con persone nuove e capaci. In particolare voglio ringraziare Andrea Fabbri che sta coordinando la nostra campagna elettorale. Per me è questa la strada giusta.”

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di RavennaNotizie, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.

  1. Scritto da batti

    è un voto INUTILE,tanto quei decina di deputati in meno li metteranno da altre parti ugualmente pagati,la riforma più necessaria è quella dei partiti, una legge che valga per tutti