Faenza, Massimo Isola punta sui giovani: “abbiamo la possibilità di costruire un’idea nuova di città, la destra non ha ritmo”

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Alla guida della “grossa coalizione” di centrosinistra per Faenza (ben 7 liste!) c’è il 46enne Massimo Isola, vicesindaco dal 15 aprile 2010, titolare dell’assessorato a cultura, università e alta formazione, ceramica e turismo, laureato in Lettere e Filosofia (tesi in Storia Contemporanea con 110 e lode) all’Università di Bologna, giornalista iscritto all’Ordine Nazionale. La sua riservatezza fa sì che di lui sia noto poco altro: vediamo di saperne di più.

“Sono sposato, mia moglie fa l’insegnante in un istituto secondario di primo grado a Faenza, ho un figlio di 16 anni iscritto alla terza Liceo scientifico; abitiamo nel centro storico e possiedo una casa con podere annesso in collina dalle parti di Casola Valsenio: il mio ‘rifugio’. – dice – Sono appassionato di calcio, che ho anche praticato, e di pallacanestro: mio figlio mi ha trasmesso il tifo per Oklahoma in N.B.A.. Il mio piatto preferito sono i passatelli, sia in brodo, sia asciutti, e il mio hobby è la lettura alla quale dedico tutti i momenti liberi che ho. Mi considero un lettore semiprofessionista: prima di fare il vicesindaco, per circa 25 anni ho letto 4-5 romanzi al mese, dopo un po’ meno. Mi piace andare in vacanza, ma in questi anni sono sempre state brevi; con un figlio adolescente ho prediletto come mete le città europee perché era un modo per trovare motivazioni a tutta la famiglia. Il mio percorso politico è partito nel 2000 quando ero assistente del senatore Andrea Manzella; da lì ha preso il via la mia collaborazione con i Democratici di Sinistra fino alla nascita nel 2007 del Partito Democratico; mi sono sempre occupato di comunicazione e di organizzazione di eventi e ho fatto da ‘ghost writer’ per diversi amministratori; ho scritto per tanta gente”.

Massimo Isola

L’INTERVISTA

Ce l’ha, o ce l’ha pronto, un “ghost writer”?

“Io ne avrei meno bisogno, però ho due persone che mi danno una mano.”

In caso di successo, manterrà il suo attuale ufficio a Palazzo Manfredi o traslocherà nella stanza occupata da più di dieci anni dal sindaco Malpezzi?

“No, mi traferirei. Non è un obbligo, ma quella stanza è più riservata, più adatta allo svolgimento della funzione da primo cittadino.”

Cosa le ha detto Malpezzi appena c’è stata l’ufficialità della sua candidatura da parte del Pd?

“Buon lavoro. Se hai bisogno, ci sono.”

In dieci anni e mezzo da vicesindaco ci sono stati momenti difficili nell’occupare quel ruolo? Se sì, quali?

“Sicuramente. In questi anni mi sono molto occupato delle deleghe tematiche degli assessorati che dovevo guidare e in più negli ultimi anni l’impegno internazionale con la Strada Europea della Ceramica col Consiglio d’Europa e la presidenza dell’AiCC (Associazione italiana Città della Ceramica: n.d.r.) ha estremizzato ancora di più questo mio impegno ‘fuori dalle mura’. In più era tutt’altro che un mio obiettivo quello di candidarmi a sindaco. Quindi soprattutto in questi cinque anni e mezzo ancora di più ho dedicato tempo a questi temi, a queste funzioni, faentina, italiana e internazionale; pertanto meno alla ‘questione vicesindaco’; ho fatto più un lavoro da assessore, anche perché comunque Giovanni è una persona che ha livelli di autonomia molto importanti e quindi questo ha avuto a che fare”.

Facendo riferimento all’intervista rilasciata dal sindaco Malpezzi a faenzanotizie.it, è preparato, in caso di successo, ad avere la fila di “autocandidati assessori” davanti alla porta?

“Sono già emersi anche nel corso di questi mesi. Lavoreremo sulla competenza e su una certa dose di ricambio generazionale e di nuovi punti di vista: abbiamo bisogno di sguardi e di formazioni ‘nuove’, perché, se non c’è un po’ di cambiamento, alla fine il mondo non va avanti.”

Finora dire che Andrea Fabbri è il “candidato vicesindaco” ha fatto innervosire un po’ di persone; noi lo stiamo definendo “predestinato vicesindaco” e nessuno ha brontolato. Lo sarà effettivamente? Del resto si viene da anni di sindaco e vicesindaco del Pd.

“Il Pd si è espresso in modo chiaro, cercando di lavorare per questa ipotesi, quindi totale rispetto per quella presa di posizione forte, però abbiamo detto ‘non facciamo un ticket elettorale in senso stretto, quindi questa rimane ad oggi la questione. Andrea sta lavorando con me giorno e notte con grande sintonia e collaborazione.”

In caso di successo alle urne, da dove comincia per costruire la Giunta? Equilibri tra i partiti prestabiliti, equilibri determinati dall’esito del voto, qualità delle persone da scegliere… tenendo conto del bilanciamento uomo/donna…

“Dovremo trovare un mix: da un lato il primo tema è quello delle competenze. Io avrei piacere di un certo ricambio generazionale, ma, soprattutto, nella testa, perché abbiamo bisogno di pensieri giovani, frizzanti, propri di uno scenario da cambio di paradigma come quello di questi anni, perché avremo di fronte la possibilità di costruire un’idea nuova di città. Inoltre, dato che non siamo sulla luna o il movimento civico venuto qui per caso, la giunta, come è giusto che sia, dovrà dare rappresentanza alle sensibilità, alle culture, ai movimenti che si stanno impegnando come dei matti per questa campagna elettorale e che saranno presenti in Consiglio comunale.”

La sconfitta farebbe più danni al centrosinistra o al centrodestra?

“La cosa più importante per me è non avere remore, nel senso che, se il centrosinistra perderà, non potremo dire ‘potevamo fare di più e non l’abbiamo fatto’. Quindi, se si perde, si perde ‘a cuor contento’, con la convinzione di avercela messa tutta. Dal punto di vista politico perdere a Faenza sarebbe una roba molto impegnativa. Da un punto di vista personale, e credo anche dei movimenti civici e politici che sono con me in questi mesi, c’è la convinzione di avere fatto tutto quello che si poteva fare. Dopo una fase abbastanza complicata nel fare germogliare il percorso, lunghissimo, adesso siamo veramente felici: c’è felicità, non ci sono persone arrabbiate, scontrose; neanche contro l’avversario. C’è un clima bello. Io credo che la politica debba essere anche questo: partecipazione, gioia, sentimento. Queste cose ci sono, quindi renderebbero anche la sconfitta di questo tipo.”

A chi giova o a chi fa danno non avere una o più forze politiche a fare da cuscinetto fra centrosinistra e centrodestra?

“Tutti e due, nessuno dei due, questo ci ha portato immediatamente a un clima da ballottaggio. Io ho vissuto queste settimane come se si andasse al ballottaggio col centrodestra. Non avere ‘cuscinetti’ ha fatto sì che ci fossimo sempre Cavina ed io e, secondo me, tutti e due l’abbiamo vissuta in questo modo, accelerato.”

Non ritiene fuori luogo le prese di posizione di gruppi di singoli “cattolici” a favore dell’uno o dell’altro candidato, come se il mondo ruotasse attorno a loro? In fondo il cattolico ha il dovere di impegnarsi in politica ma senza strombazzare ciò che fa.

“Questo lo condivido, però credo che sia stato chiaro il documento di quei 70 cattolici per me. È un documento che nasce ‘dopo’, non ‘prima’, anche come risposta ad un’evidente strumentalizzazione e dimostrazione pubblica dell’uso politico della fede mostrata dal centrodestra, perché quando è venuto a Faenza Matteo Salvini con Paolo Cavina in quel palco di Piazza della Libertà si è gridata questa cosa: proprio l’uso politico della fede. Pertanto quella dei ‘70’ è stata la risposta ad uno scenario che si era creato. Sarebbe stato meglio che non ci fosse stato bisogno di quella risposta e che non ci fosse stata quella ‘domanda’, cioè quella prima manifestazione che ha dato fastidio. Lo dico anche da storico: in tutti i momenti in cui si è strumentalizzata la fede non siamo andati a finire molto bene.”

In privato, ha risposto qualcosa a Paolo Cavina, il quale, qualora diventasse sindaco, la vorrebbe alla presidenza della Fondazione Museo Internazionale delle Ceramiche, come ha dichiarato pubblicamente due volte?

“No, non gli ho risposto. Adesso sono concentrato su un’altra battaglia.”

“Faenza è una città che ha ritmo, ha sempre avuto ritmo; è una città che è sempre stata aperta al cambiamento, anzi, ha una particolare abitudine al cambiamento e oggi è il tempo del cambiamento…”. Sembra una frase detta nell’ambito del centrodestra; si ricorda chi ha detto queste parole e quando?

“Massimo Isola al dibattito a quattro organizzato dalla CNA, ma non è un assist a Cavina e al centrodestra, perché loro non hanno ritmo. Il ritmo è un’attitudine profonda: non vuol dire voltare pagina, vuol dire ‘cambiare’ e per cambiare bisogna avere competenza, tanta, più di quella che c’era prima, perché senza competenza non si cambia. Noi abbiamo proprio bisogno di trasformare Faenza, ma non solo Faenza. Tutte le città europee sono di fronte a una sfida epocale: da qualsiasi parte la si guardi dobbiamo capire qual è la sfida e non è cambiare un dettaglio, seppur fondamentale, della vita di Faenza.”

Nel programma a pagina 13 si parla di “progettare le modalità per giungere al raddoppio delle linee del Green-Go Bus da due a quattro…”. Non pensa che sarebbe meglio ridisegnare l’intero trasporto urbano delle persone (magari con bus tutti elettrici), ossia tenendo conto del servizio pagato svolto da Start Romagna, quindi indire una gara d’appalto per tutto il complesso della mobilità?

“Ad oggi sono due cose diverse. Noi dovremo creare un progetto grande di aggiornamento del piano del trasporto pubblico locale che, anche nell’ottica di applicazione del P.U.M.S., preveda un rafforzamento delle linee tradizionali del trasporto pubblico all’interno di uno schema di convenzione come quello che c’è adesso. Credo che non sarebbe sostenibile, invece, l’idea di trasformare tutto il trasporto delle persone in elettrico. D’altra parte Green-go Bus collegato al Piano della Sosta lo manterrei in quella dinamica, rafforzando i parcheggi scambiatori portando a quattro i punti d’accesso alla città e su quelli portare a quattro le linee legate al Piano Sosta. Li vedo intrecciati ma non sovrapponibili.”

Massimo Isola
Massimo Isola

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Commenti

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  1. Scritto da castruccio

    Sentire Isola dire che Faenza ha bisogno di un cambiamento e proporsi per questo dopo aver ricoperto per 10 anni il ruolo di vicesindaco fa quantomeno sorridere.