Lega Ravenna: il decreto mette in ginocchio ristorazione, cultura e sport, ora aiuti economici per chi è costretto a chiudere

“Un decreto che uccide bar, ristoranti, cinema, teatri e palestre. Ancora una volta si vanno a colpire attività economiche già messe in ginocchio dalla pandemia, che hanno lavorato duro e sostenuto ingenti investimenti per poter rispettare tutti i protocolli igienico-sanitari. Eppure, oggi si trovano costrette a chiudere, per imposizione del Dpcm o anche solamente perché i costi, con tutte le restrizioni imposte, diventano insostenibili”. Così a commento delle nuove norme di contenimento della pandemia da Covid-19 la nota della capogruppo comunale a Ravenna della Lega Samantha Gardin, seguita dai consiglieri Nicola Pompignoli (Ravenna), Enrico Zini (Unione della Bassa Romagna), Luca Zannoni (Bagnacavallo), Enea Puntiroli (Cervia), Stefano Versari (Cervia), Daniela Monti (Cervia), Gianluca Salomoni (Cervia), Maria Elena Morra (Massa Lombarda), Carmelo Martorano (Massa Lombarda), Silvia Berardi (Conselice) e Andrea Flamigni (Russi). Il documento vede la firma anche di Jacopo Morrone, Segretario Lega Romagna.

“Il Governo Conte ha punito in maniera arbitraria alcuni settori, solo perché qualcuno non ha rispettato le regole e lo ha fatto senza ascoltare la voce di chi vive il territorio e ascolta le istanze dei cittadini ogni giorno. Si tratta di fatto di un coprifuoco mascherato e che i benefici in termini di contenimento dei contagi rischiano di essere inferiori ai costi che dovrà subire di nuovo l’economia italiana. Ristoratori, baristi, ma anche i venditori ambulanti sono con l’acqua alla gola. Palestre, piscine, teatri, cinema hanno già pagato in termini molto pesanti il costo di questa emergenza sanitaria. Quello che ci aspettiamo, ora, sono fondi a favore delle attività colpite dalle restrizioni perché appare evidente che in alcuni casi la sostenibilità economica verrà meno. Si pensi solo ai ristoranti: non tutti sono pronti ad affrontare il “delivery”, altri ancora devono fare i conti con il calo dell’affluenza legata allo smartworking applicato da uffici pubblici e privati. E dietro a ognuno di questi imprenditori c’è un’intera filiera che verrà danneggiata. La soluzione poteva essere diversa: – dicono i consiglieri leghisti – potenziare le attività di screening con tamponi a domicilio e test in farmacia, un protocollo per curare da subito a casa chi ha sintomi lievi, per non intasare gli ospedali e garantire le cure a tutti i malati; contributi a i tutti i lavoratori, anche autonomi, che saranno colpiti da nuove limitazioni; nessuna chiusura delle attività che rispettano le norme anti-virus già stabilite.”

Commenti

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  1. Scritto da b

    aiuti con quali denari ,il sostituto d imposta sta per finire”i dipendenti prendono sempre meno le partite iva non vogliono pagare”