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Ravenna. Respinta la mozione “Tecnologia 5G sul territorio comunale e monitoraggio ambientale per la tutela della salute pubblica”

Nella seduta di martedì 23 febbraio (per chi volesse vederla http://bit.ly/archivio-sedute-cc) il Consiglio comunale di Ravenna ha discusso e votato la mozione “Tecnologia 5G sul territorio comunale e monitoraggio ambientale per la tutela della salute pubblica”, presentata dal consigliere Emanuele Panizza (gruppo Misto).

La mozione è stata respinta con la seguente votazione: 21 contrari (Pd, Italia Viva, Sinistra per Ravenna, Art.1-Mdp, Pri, Ama Ravenna, CambieRà, e i consiglieri Lega Nord Samantha Gardin e Nicola Pompignoli) 3 favorevoli (gruppo Misto e il consigliere Lega Nord Learco Tavoni), 1 astenuto (La Pigna).

Sono intervenuti alla discussione: Emanuele Panizza (gruppo Misto), Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna), Michele Distaso (Sinistra per Ravenna), Daniele Perini (Ama Ravenna), Patrizia Strocchi (Pd), Michele Casadio (Italia Viva), Samantha Tardi (CambieRà), Veronica Verlicchi (La Pigna), Samantha Gardin (Lega Nord).

LA MOZIONE

TECONOLOGIA 5G SUL TERRITORIO COMUNALE E MONITORAGGIO AMBIENTALE PER LA TUTELA DELLA SALUTE PUBBLICA.

PREMESSO CHE

Il Consiglio dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, ad esito della consultazione pubblica avviata con la delibera n. 89/18/CONS, ha approvato con delibera n. 231/18/CONS le procedure per l’assegnazione e le regole per l’utilizzo delle frequenze disponibili nelle bande 694-790 MHz, 3600-3800 MHz e 26.5-27.5 GHz per sistemi di comunicazioni elettroniche di quinta generazione (5G); La tecnologia di comunicazione 5G è in fase di sperimentazione dal 2017 e si aggiungerà agli standard ancora esistenti per le tecnologie 2G, 3G e 4G.

La previsione di introduzione della nuova generazione di standard 5G è per il 2019- 2020, atteso che dal 1° Gennaio 2019 sono operative le nuove bande messe all’asta dal Governo; come noto, numerosi, attendibili e qualificati studi medico-scientifici nazionali ed internazionali attestano la potenziale nocività e genotossicità per la salute umana delle onde elettromagnetiche, emesse da tecnologie di comunicazione senza fili, con rischi per il sistema neurologico, immunitario, endocrino e un aumento di fenomeni di elettrosensibilità nella popolazione; il 5G si basa su microonde a frequenze più elevate dei precedenti standard tecnologici, anche dette onde millimetriche, che comportano due implicazioni principali: maggiore energia trasferita ai mezzi in cui le frequenze vengono assorbite (in particolare i tessuti umani) e minore penetrazione nelle strutture solide, per cui vi è la necessita di un maggior numero di ripetitori (a parità di potenza) per garantire il servizio; i piani del Governo prevedono una copertura del 5G sul 98% del territorio nazionale, non solo le cosiddette Smart City ma pure parchi, aree naturali, zone di campagna e piccoli centri a bassa densità abitativa, per riuscire a servire il 99% della popolazione italiana.

Le frequenze del 5G sono del tutto inesplorate, mancando qualsiasi studio preliminare sulla valutazione del rischio sanitario e per l’ecosistema derivabile da una massiccia, multipla e cumulativa installazione di milioni di nuove antenne che, inevitabilmente, andranno a sommarsi alle decine di migliaia di Stazioni Radio Base ancora operative per gli standard tecnologici di comunicazione senza fili 2G, 3G, 4G oltre alle migliaia di ripetitori Wi-Fi attivi.

Il documento pubblicato nel 2019 dal Comitato scientifico sui rischi sanitari ambientali ed emergenti (SCHEER) della Commissione europea, affermando che il “5G lascia aperta la possibilità di conseguenze biologiche non intenzionali” ha evidenziato un chiaro segnale agli Stati membri,soprattutto all’Italia, sui pericoli socio-sanitari derivabili dall’attivazione ubiquitaria del 5G confermando l’urgente necessità di un intervento normativo nei riguardi della diffusione di tale nuova tecnologia 5G;

Riscontrati gli “effetti nocivi sulla salute umana” il 15 Gennaio 2019 il TAR del Lazio ha quindi condannato i ministeri di salute, ambiente e pubblica istruzione a promuovere un’adeguata campagna informativa “avente ad oggetto l’individuazione delle corrette modalità d’uso degli apparecchi di telefonia mobile”, mentre una serie di sentenze emesse nell’ultimo decennio dalla magistratura internazionale e italiana attestano il danno da elettrosmog, l’elettrosensibilità e il nesso causale telefonino=cancro, anche oltre ogni ragionevole dubbio (Cassazione 2012), tanto che note compagnie internazionali di assicurazione come Swiss Re e Llyoid’s non ne coprono più il danno;

CONSIDERATO CHE

si individua I’ARPA come Ente adibito a rilasciare il parere tecnico in merito alla compatibilità di un progetto inerente la richiesta e il rilascio dell’autorizzazione all’installazione e alla modifica degli impianti, attraverso la verifica dei campi elettromagnetici.

CONSIDERATO ALTRESI’ CHE

– con Delibera n° 231/18/CONS l’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha individuato 120 piccoli centri pilota sul nostro territorio su cui sperimentare la tecnologia 5G; che nel 2011 la IARC (l’agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro) ha classificato i campi elettromagnetici delle radiofrequenze come possibili cancerogeni per l’uomo e che l’1 novembre 2018 il National Toxicology Program ha diffuso il rapporto finale di uno studio su cavie animali dal quale è emersa una ‘chiara evidenza che i ratti maschi esposti ad alti livelli di radiazioni da radiofrequenza, come 2G e 3G, sviluppino rari tumori delle cellule nervose del cuore’. Il rapporto aggiunge anche che esistono «alcune evidenze di tumori al cervello e alle ghiandole surrenali». E qui si sta parlando ancora di 2G e 3G, ma ora si vuol introdurre in modo ubiquitario, capillare e permanente il 5G.

– nel marzo 2018, inoltre, sono stati diffusi i primi risultati dello studio condotto in Italia dall’Istituto Ramazzini di Bologna (Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni), che ha considerato esposizioni alle radiofrequenze della telefonia mobile mille volte inferiori a quelle utilizzate nello studio sui telefoni cellulari del National Toxicologic Program, riscontrando gli stessi tipi di tumore. Infatti,sono emersi aumenti statisticamente significativi nell’incidenza degli schwannomi maligni, tumori rari delle cellule nervose del cuore, nei ratti maschi del gruppo esposto all’intensità di campo più alta, 50 V/m.

Inoltre, gli studiosi hanno individuato un aumento dell’incidenza di altre lesioni, già riscontrate nello studio dell’NTP: iperplasia delle cellule di Schwann e gliomi maligni (tumori del cervello) alla dose più elevata;

– la Legge Quadro N.36/01 art. 8 c. 6, prevede che i Comuni possano adottare un regolamento per assicurare il corretto insediamento urbanistico e territoriale degli impianti e minimizzare l’esposizione della popolazione ai campi elettromagnetici.

TANTO PREMESSO, VISTO E CONSIDERATO CHIEDIAMO L’ IMPEGNO DEL SINDACO:

  • a verificare, non appena saranno comunicati i dati aggiornati sugli impianti di telefonia mobile, l’opportunità e la possibilità di aggiornare l’attuale regolamento comunale per l’installazione, il monitoraggio, il controllo e la razionalizzazione degli impianti per la telefonia mobile, allo scopo di promuovere un tavolo tecnico sanità/ ambiente volto a monitorare le ripercussioni dei campi elettromagnetici su popolazione ed ecosistema, individuando membri della scienza e della medicina indipendente coinvolgendo unitamente un coordinamento locale tra le associazioni dei malati e cittadinanza attiva; attivare AUSL ed ARPA anche con l’ausilio del mondo accademico universitario e degli istituti di ricerca indipendenti a promuovere un sistema di monitoraggio ambientale e sanitario in merito a possibili effetti indesiderati della tecnologia.

Emanuele Panizza – consigliere Gruppo Misto

Commenti

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  1. Scritto da Giovanni lo scettico

    La frase “qualificati studi medico-scientifici nazionali ed internazionali attestano la potenziale nocività e genotossicità per la salute umana delle onde elettromagnetiche” è sbagliata. Non c’è alcuna dimostrazione degli effetti negativi dei campi elettromagnetici, e soprattutto non vengono citati questi “qualificati studi”. Per dirla in parole semplici ogni tanto risalta fuori la solita bufala delle onde che fanno male, ma il 5G fa male esattamente come il 4G, il 3G eccetera: non c’è nessuna evidenza di pericolosità allo stato attuale della conoscenza. Se vi volete divertire ecco una deliziosa raccolta di cretinate sul 5G:

    https://www.agi.it/economia/news/2020-11-18/5g-bufale-verita-fact-checking-10340121/

    https://www.butac.it/elettrosmog-ed-elettrobufale/

    buona lettura.