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Faenza, Massimo Isola, sindaco di una città che vuole ritrovarsi dopo la pandemia: “il Covid sta cambiando tutta la nostra quotidianità”

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Senza avere il tempo di tirare il fiato. I primi cinque mesi da sindaco di Faenza hanno visto Massimo Isola impegnato praticamente su tutti fronti. Da qualche settimana al resto si è andata ad aggiungersi la recrudescenza della diffusione del Covid-19, che annuncia sinistramente di essere una piaga peggiore di quella manifestatasi un anno fa. L’impressione che dà il Sindaco è di essere serenamente consapevole della grande complessità del momento, senza nascondersi che la guerra in prima linea contro le crisi sanitaria ed economica è sanguinosa, da combattere assieme alla sua squadra di assessori.

Come va con i colleghi di una Giunta espressione di cinque diverse forze politiche del centrosinistra?

“Molto bene: la squadra è ancora in costruzione. Con alcuni assessori avevo già una consuetudine relazionale, con diversi anche una collaborazione. Con altri no: abbiamo iniziato a lavorare proprio con la nascita di questa Giunta. Il rapporto è importante perché sto cercando di coinvolgerli nel modo più ampio possibile. Ho dedicato e sto dedicando molto tempo alla costruzione della squadra, cioè a creare un clima, un modo di lavorare che premi la capacità di fare gruppo, di vivere il gruppo, di sentirsi parte prima di tutto di questo gruppo. Ci sono assessori che non avevano mai fatto un’esperienza di questo tipo, come Rossella Fabbri (di Italia Viva, con delega al turismo, n.d.r.) che l’aveva fatta a Cervia in un altro contesto, per Milena, nella piccola Casola Valsenio, si è trattato quasi di volontariato nella Giunta locale. Altri hanno avuto un’esperienza da consigliere comunale (Luca Ortolani, Massimo Bosi, la stessa Milena Barzaglia: n.d.r.), ma fare l’assessore è molto diverso. Quindi c’è stato un momento importante che è ancora in corso di formazione, cioè dare forma a questo impegno e quindi fare in modo che questa forma possa essere frutto di una maggiore conoscenza possibile delle cose. Ecco quindi che viene dedicato tanto tempo all’aggiornamento sulle “puntate precedenti” e sulla “fotografia”, perché io sono qui ormai da più di dieci anni e magari do per scontate tante cose, invece chi si è occupato di altro deve potere entrare con calma in profondità nella conoscenza della macchina amministrativa.”

La difficoltà di amministrare una città.

“Sì, amministrare una città come Faenza è molto complesso, è una cosa seria, difficile; serve tempo per farsi un pensiero, perché serve tempo per farsi delle coordinate di riferimento all’interno delle quali poi costruire un pensiero. Devo dire, pure con sorpresa, i miei compagni di viaggio hanno bruciato i tempi: sono impegnati a tempo pieno, molto motivati, anche in percorsi nei quali ho cercato di lasciare loro spazio per cimentarsi non solo da coprotagonisti ma anche da protagonisti; è un passaggio molto complesso e su alcune partite hanno già avviato questa esperienza. Posso dire che sono competenti ma soprattutto che hanno tanta voglia di fare, di mettersi in gioco, di studiare tanto: ero contento della squadra in partenza, perché mi sembrava ci fossero delle buone premesse, e dopo questi mesi sono proprio felice, in quanto credo che in questi cinque anni lavoreremo moltissimo sulla dimensione di gruppo, su una Giunta che non è fatta di individualità, fermo restando che ciascuno deve trovare anche lo spazio per la propria personalità, per manifestare la propria individualità intellettuale, politica, culturale: però deve prevalere nettamente il senso del gruppo. Insomma, il primo bilancio è molto positivo.”

C’è qualche rimbalzo delle vicende politiche nazionali all’interno della maggioranza che esprime la Giunta faentina?

“La nostra è una maggioranza anomala, perché siamo stati l’unico Comune nel quale si è costituita una maggioranza di centrosinistra larga, comprendente nello stesso momento sia Italia Viva sia il MoVimento 5 Stelle, con un patrimonio civico importante che ha a volte caratteristiche particolari rispetto a formazioni più specificatamente politiche. Ad oggi siamo stati impermeabili alla dialettica politica nazionale, pur avendo valori di riferimento: nella Giunta il dibattito politico non è mai entrato e anche in Consiglio Comunale mi pare che ad oggi non siano emerse grandi questioni. Per parlare delle periferie geografiche, cioè MoVimento 5 Stelle da un lato e Italia Viva dall’altro, che sono i due spazi più “di frontiera”, anche in Consiglio non hanno mai posto sull’acceleratore elementi più identitari, più ideologici. E anche il tema del passato – alcuni hanno avuto dei passati diversi come alleanze – fino ad oggi è stato piuttosto un arricchimento, dato che abbiamo fatto l’alleanza perché tutti credevamo dell’insufficienza di ciascuno. Pertanto abbiamo vissuto anche dei punti di vista diversi: penso a Massimo Bosi che col M5S era all’opposizione, a Italia Viva che comunque non faceva parte direttamente del dibattito politico, ma anche alla lista civica ‘Faenza Cresce’ che ha aggregato persone provenienti da altri mondi. Questo è un arricchimento, perché rispetto anche alla precedente esperienza amministrativa portano un punto di vista che alle volte ci aiuta a mettere in discussione certe questioni di routine, di continuità, alle volte d’abitudine. Per adesso tutto è sempre stato ricondotto a sintesi senza mai dovere affrontare momenti dialettici particolari o critici nei quali servisse uno sforzo più alto in mediazione.”

Visto dallo scranno centrale più alto della Sala Consiliare, in gran parte virtuale viste le restrizioni anticontagio, come si comporta la minoranza?

“A parte i primi due perché si votava, purtroppo i Consigli li abbiamo fatti tutti online. Dico “purtroppo”, perché, come per la scuola, l’esperienza digitale è importante e aiuta, ma anche nella politica la trasmissione delle competenze e della conoscenza è una cosa, però c’è anche dell’altro: quello che succede nella vita reale e quindi confrontarsi, guardarsi in faccia, scambiarsi una battuta, parlare mentre ci si guarda realmente… la politica ha perso molto. I Consigli comunali sono stati più “freddi” e questa è una mancanza che si sente molto, io la sento molto. L’opposizione si comporta molto bene. Per quanto mi riguarda, il dibattito è sempre stato assolutamente dentro i binari di quella che io posso definire una buona politica, dove la maggioranza fa le proposte e la minoranza le critica; alle volte i toni sono stati anche decisi, ma non ho mai percepito accelerazioni, o personalismi, o estremizzazioni: ognuno ha “fatto il suo pezzo”. Chiaramente siamo in una fase di partenza, per cui sia le forze di maggioranza, sia le forze di minoranza tra di loro stanno cercando la loro personalità, la loro funzione dentro al Consiglio comunale: ogni forza politica si sta misurando sulla costruzione della propria identità. C’è chi fa opposizione in modo diverso, c’è chi sta in maggioranza in modo diverso: non sono due blocchi monolitici, ma due realtà plurali. Secondo me adesso il dibattito è costruttivo e credo anche consono al clima di una stagione Covid che chiede alle forze politiche il massimo della compatezza istituzionale, nel rispetto delle distinzioni.”

Entriamo nel discorso sanitario ricordando come lei, da candidato sindaco, in campagna elettorale, anche nel periodo di “allentamento estivo”, abbia sempre richiamato, forse unica voce, in ogni discorso la massima attenzione al Covid-19 che ci avrebbe cambiato la vita. Era sentore, consapevolezza, acquisizione di avvertimenti sanitari autorevoli?

“La prima ondata della pandemia noi l’abbiamo quasi guardata in televisione: a Faenza abbiamo avuto 160 casi, la provincia di Ravenna è stata la meno colpita dell’Italia Centrosettentrionale. Però non poteva durare: era stata un’anomalia in Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Piemonte, e quindi mi sentivo che fosse inevitabile che, se fosse tornato il Covid, come tutti dicevano, a essere così “arrogante”, in autunno probabilmente anche noi saremmo stati colpiti pesantemente, perché l’estate ci ha raccontato di un gran movimento di persone. Se il lockdown era riuscito a bloccare tra marzo e aprile un po’ di scenari, con l’estate “liberi tutti” era evidente che la diffusione della pandemia non avrebbe più avuto confini. Si trattava di un fatto matematico, statistico, non poteva essere che di nuovo la provincia di Ravenna avrebbe schivato il virus.”

Che cosa rappresenta il Covid?

“Forse per la mia formazione, da storico, io ho sentito da subito l’evento Covid come una frontiera: nella storia dell’uomo ci sono delle tappe dove avvengono delle accelerazioni nella trasformazione degli usi, dei costumi, del pensiero, della vita delle persone. A mio parere la vera questione Covid adesso sta cambiando in modo decisivo tutta la nostra quotidianità, ma è una tappa che segna un “prima” e un “poi”. Io l’ho vissuta come un evento fondamentale per costruire qualsiasi azione amministrativa; sono convinto che il prossimo decennio, rispetto al decennio pre-Covid, vedrà in questi due anni una linea di confine: da noi chiusi in casa, dalla scuola a distanza, dal nostro rapporto con la malattia, il rapporto con l’altro, l’essere comunità, la città di prossimità, le periferie… penso che un’esperienza così forte da un lato estremizza dei cambiamenti che erano già in corso, mentre dall’altro cambierà un po’ il nostro modo di vivere.”

Ha presentato recentemente un accordo tra il Comune di Faenza e Abaco-Movs per l’impiego degli accertatori della sosta al fine di sgravare la Polizia Municipale del controllo sui veicoli fermi in maniera non conforme, quindi con l’eventuale potere sanzionatorio. Molti faentini vorrebbero i vigili urbani impegnati nei controlli antivirus su strada piuttosto che vedere il furgone Fiat Scudo con l’autovelox mobile in funzione piazzato a lato di strade a buona scorrevolezza come Via Firenze.

“Purtroppo le regole sui limiti di velocità ci sono e i divieti sono un fatto oggettivo e non soggettivo; invece sul tema della vigilanza anticontagio anch’io vorrei che ci fosse molto più controllo da parte di tutte le forze di polizia, sia comunali sia nazionali. Assieme agli altri sindaci della provincia di Ravenna quasi tutti i giorni sollecito il Prefetto affinché ci sia una maggiore presenza in strada delle forze dell’ordine: non ce n’è abbastanza. Quindi noi stiamo chiedendo con forza maggiori controlli: da soli ovviamente non possiamo farlo, dobbiamo farlo assieme alla Polizia di Stato, ai Carabinieri, e da parte degli agenti della Polizia Municipale c’è il massimo impegno. Sembra strano a molti cittadini, ma riuscire a essere presenti in tutti i punti critici della città è complicato: la nostra Polizia locale ci sta provando; sappiamo che non è sufficiente quello che stiamo facendo, è una sfida e cercheremo sempre di più di rafforzare la presenza degli organi sia comunali sia nazionali. Su questo tema c’è molto da fare.”

Che batosta sta prendendo il mondo della cultura faentina da un anno a questa parte?

“Grande, come in tutta Italia. Il turismo e la cultura sono, e non sono gli unici purtroppo, tra gli ambienti più colpiti della società. Sono stati fatti un po’ di ristori da parte dello Stato, della Regione, del Comune, ma sicuramente non sono sufficienti: vedo una grande difficoltà, un grande vuoto, sentiti prima di tutto dai cittadini. La cultura manca agli operatori culturali, ma in particolare manca ai cittadini che non ne possono usufruire, soprattutto in una città come la nostra così abituata e così preparata da questo punto di vista. In una città d’arte l’aver bloccato di fatto quasi per un anno l’attività culturale, se non a singhiozzo qualche exploit, fa molto male. È un problema economico per i tanti operatori, perché Faenza è una città dove la cultura è economia: con la cultura mangiano in tanti così come per tante altre attività seriamente colpite. È un problema per la nostra identità, perché noi di cultura ci campiamo anche a livello di identità amministrativa, di identità municipale ed è un grande impoverimento per i nostri concittadini che credo sapranno, appena si riapriranno le porte, approfittare della tanta creatività ed energia che adesso è sotto la cenere ma che sono convinto verrà fuori nel momento giusto.”

Il pensiero corre al Teatro comunale “Angelo Masini” fino a febbraio 2020 sempre pieno; come lo si può ipotizzare alla ripresa dell’attività, quando non potrà andare oltre un terzo della capienza?

“Nelle situazioni d’emergenza gli uomini dimostrano sempre che, dopo lo shock iniziale, si adattano allo spirito e al contesto del tempo. Credo che, se riuscissimo a trovare delle aperture contingentate, sarebbe già un segnale talmente bello che ci riempirebbe il cuore. È chiaro che la cultura, il teatro pieno, la sala mostre piena, gli spalti pieni non sono solo un fenomeno economico, ma è sentimento che ha a che fare con la cultura in sé. Forse dovremmo arrivarci a piccoli passi; abbiamo operatori nei teatri, nei cinema, nelle arti performative in generale tutti molto capaci e sono convinto che, nel momento in cui ci saranno le condizioni per le prime aperture, riusciremo a star dentro alle regole e a riappropriarci di qualche spazio. Poi ci vuole pazienza, servirà tempo; questo lo posso dire: è mia intenzione allestire Piazza Pietro Nenni quest’anno all’inizio di maggio, anziché per i soli luglio e agosto. Quest’anno vorrei fare maggio, giugno, luglio, agosto, settembre: cinque mesi, perché sarà difficile immaginare spazi chiusi frequentati molto, per cui l’idea di dare questi cinque mesi alla comunità immaginando che uno spazio all’aperto come Piazza Nenni, regolata, potrà in quest’arco di tempo accogliere molte più proposte culturali.”

Spostiamoci sul mondo dei Rioni di cui il sindaco è il Magistrato, ossia la più alta autorità. Perché nel periodo di zona gialla sono stati tenuti chiusi completamente i rispettivi bar anziché consentirne l’apertura dalle 5 alle 18 e mai è stata concessa la possibilità di consumazione ad asporto? Palesemente non cambia la sostanza, anche se si tratta di esercizi connessi ai circoli, che invece vanno tenuti chiusi: la cosa ha colpito tutti ad eccezione del Rione Verde che da anni ha la licenza di pubblico esercizio. Ed ancora: i Rioni stanno subendo una sorta di divieto all’attività associativa che non colpisce, per esempio, le varie associazioni di solidarietà?

“Anche durante il periodo precedente, nel quale non era possibile, abbiamo costantemente chiesto alla Regione Emilia-Romagna e allo Stato di cambiare quella norma che vietava l’apertura dei circoli. Non avevamo la possibilità legale di decidere solo noi autonomamente di aprire quegli spazi. Ci abbiamo provato, le abbiamo tentate tutte, abbiamo insistito con i legislatori, ma purtroppo potevano stare aperti solo quei bar che avevano la licenza di locale pubblico. Però questo ha colpito anche tutti gli altri circoli, i centri sociali per anziani: sono stati chiusi per mesi, e lo sono tuttora, senza che noi potessimo fare leva su una nostra ordinanza per aprirli. I Rioni hanno dimostrato grande serietà e capacità di stare alle regole come tutte le altre realtà più commerciali che invece erano aperte: spero con tutto il cuore che le attività dei Rioni, come quelle degli altri circoli, possano riaprire in tempi ragionevoli, perché qui si fa la costruzione di un nuovo tessuto sociale. Il bene che si produce è fondamentale ed è quello di cui oggi abbiamo bisogno: riabituare le persone a stare insieme attorno ai loro simboli. Per il mondo rionale è stato un anno drammatico, è stato colpito al cuore perché, a differenza di altri mondi, non poteva fare il delivering, non c’era un “piano B”, c’era solo il “piano A” e quindi ha significato il male più grande. Non c’è niente da fare, non dipende da noi, dobbiamo stringere i denti: noi abbiamo provato a rafforzare un po’ le risorse per i Rioni, per dare un po’ d’ossigeno, sia in una sorta di ristoro sia nella convenzione che da troppi anni si era fermi a cifre non consone. Le abbiamo aumentate tutte e questo dà un po’ di respiro alla manovra, però sappiamo bene che quello che producono i Rioni non si compra. Quello che è perso è stato perso e non sono cinque-diecimila euro che ci fanno recuperare le ferite sociali. Assieme ai Rioni stiamo discutendo con grande serenità; trovo grande maturità nel mondo rionale di fronte a un momento così delicato, una comunità seria, preparata, attenta, rispettosa, e li ringrazio.”

Che succede nel 2021?

“È tutto ancora aperto: qualsiasi decisione la prenderemo insieme, non dobbiamo avere fretta a prendere decisioni, emotive o schizofreniche, ma ho visto che non corriamo questo rischio, perché ho trovato una saggezza veramente importante nel mondo rionale, per cui c’è un dibattito aperto, continuamente monitorato. Ci stiamo guardando e stiamo osservando e, quando dovremo decidere cosa fare e come fare, saremo pronti perché in questi mesi stiamo affrontando il dibattito nel modo giusto.”

A cura di RoC

Massimo Isola

MASSIMO ISOLA

Dal 23 settembre 2020 Massimo Isola è sindaco del Comune di Faenza con deleghe a sanità pubblica, cultura, ceramica, Palio e attività rionali, partecipazione, affari istituzionali, demografia, elettorale e stato civile. Guida una Giunta di centrosinistra sostenuta da Partito Democratico, Italia Viva, MoVimento 5 Stelle, lista “Faenza Coraggiosa” (Articolo Uno+L’Altra Faenza/Sinistra Italiana+Partito Socialista), lista civica “Faenza Cresce”. È nato il 17 agosto 1974 a Faenza, dove vive in centro storico con moglie e figlio 16enne. Nel 2000 consegue la laurea in Lettere e Filosofia, con tesi in Storia Contemporanea con 110 e lode all’Università di Bologna.

Da giugno 2015 a settembre 2020 è stato vice sindaco, assessore alla cultura, ceramica, turismo e alta formazione università. Dal 2010 al 2015 è stato vice sindaco, assessore alla cultura, ceramica, istruzione e turismo, università, gemellaggi del Comune di Faenza. Dal 2008 è stato per alcuni anni responsabile della rivista “Pagine Democratiche”.

Dal 2004 al 2008 è stato collaboratore del Credito Cooperativo della Romagna Occidentale come responsabile dell’ufficio stampa e come redattore della newsletter. Dal 2001 al 2008 è stato assistente parlamentare del senatore Andrea Manzella. Nel 2006 ha collaborato con la Commissione Politiche Europee del Senato della Repubblica.

Dal 2001 al 2007 è stato collaboratore dei Democratici di Sinistra in qualità di responsabile dell’ufficio stampa e delle pubbliche relazioni. Dal 2008 al 2010 è stato collaboratore del Partito Democratico Federazione di Ravenna come responsabile dell’ufficio stampa e portavoce e organizzatore eventi politici. Dal 2006 al 2010 è stato membro del cda della cooperativa editoriale Bacchilega.

Dal 1996 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti; ha collaborato con Corriere Romagna, Il Resto del Carlino, l’Unità, Settesere.

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Commenti

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  1. Scritto da Emilia

    Forse ai faentini non interessa molto la batosta presa dalla cultura o dai rioni ma sapere cosa si sta facendo per non avere quasi 100 contagiati in un giorno ,interessa sapere la batosta che prenderà il mondo del commercio e delle piccole imprese . Peccato tempo sprecato!!!!