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Filippo Donati: voglio cambiare Ravenna con il centrodestra, ma niente muro contro muro, servono le idee. De Pascale troppo distante dalle aziende

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Da 40 anni albergatore, si definisce per natura accogliente e inclusivo. Come ex atleta – campione italiano di football americano con i Doves di Bologna e vice campione d’Europa, atleta di livello nazionale e internazionale anche di wind surf – è un combattente e sa anche galleggiare. Stiamo parlando di Filippo Donati, 59 anni, storico gestore dell’Albergo Diana nel cuore di Ravenna, da due settimane candidato Sindaco di una parte del centrodestra ravennate e principale avversario di Michele de Pascale nelle amministrative del prossimo ottobre. Corteggiato da Lega e Fratelli d’Italia ha detto sì e si è buttato nella mischia. Ma ha posto una condizione: niente muro contro muro, qui non c’è niente da liberare. Lo ha detto ai suoi alleati e pare abbiano capito. Soprattutto dopo la lezione regionale, quando le truppe leghiste si armarono per liberare l’Emilia-Romagna, scoprendo a loro spese che l’Emilia-Romagna si sentiva già libera. Quindi niente scontro frontale, niente liberazioni vere o presunte di Ravenna, niente citofoni. Sarà una campagna elettorale con il sorriso, hanno detto. E Filippo Donati, pur concedendosi qualche stoccata, non si smentisce in questa intervista. Un po’ sorpreso della guerra che gli sta facendo Forza Italia, Donati è in attesa di capire cosa farà Ancisi, intanto prepara la sua lista civica indipendente “Viva Ravenna”. Su diverse cose sta ancora studiando e su altre ha già le idee chiare. Ravenna è una città dolce, rotonda, dagli angoli smussati, dice. Lascia capire che intende conquistarla con la seduzione non con una prova di forza. La seduzione delle idee, delle proposte, del dialogo. Per ora è un progetto politico perfino flautato. Presto lo stesso Donati dovrà dire dei no e dei sì chiari e tondi su molte cose e magari tirare fuori gli artigli per lasciare qualche graffio più profondo, sempre col sorriso sulle labbra. Perché alla fine dei conti, la campagna elettorale per Ravenna forse non sarà una rivoluzione, ma certo non è un semplice pranzo di gala.

Donati

L’INTERVISTA

Donati, com’è nata questa candidatura: ci spieghi la genesi, chi ha cercato chi?

“Sono stato cercato da una persona di cui non posso rivelare il nome.”

Si chiama Jacopo Morrone?

“Non è lui. Non so se questa persona sia stata mandata avanti. Si è presentata e insieme abbiamo fatto un ragionamento molto articolato. Non mi ha proposto la candidatura subito. L’ha presa più alla larga, però ha detto che apprezzava le mie posizioni e il mio impegno nel tempo per cambiare le logiche e le geometrie politiche della città.”

E lei cosa ha risposto?

“Subito ho risposto che non mi interessava, anche se mi faceva piacere l’apprezzamento per la mia persona. Ma il mio interlocutore ha insistito e mi ha chiesto di pensarci, di non dire no subito. Perché certe occasioni non capitano di nuovo nella vita, mi ha detto. A me era la seconda volta che capitava. La prima volta fu nel 2016 con Pietro Vandini e i Cinque Stelle: allora la scelta pentastellata cadde poi su Michela Guerra e io stesso ritenni che fosse la candidatura migliore e più adatta, anche perché Michela era più vicina al M5S di quanto non fossi io.”

E che cosa le ha fatto cambiare idea dopo il primo no questa volta?

“Ci ho pensato e ho ritenuto in effetti che non si poteva e non si doveva dire di no subito. Abbiamo cominciato a parlare. Poi sono entrati in campo i due partiti, la Lega e Fratelli d’Italia, Morrone, Ferrero e anche altri. La discussione si è allargata. Si è parlato di candidatura. Io ho posto alcune piccole condizioni, cercando di far capire come vedevo io questa sfida e come l’avrei condotta. Io Ravenna la vedo come una città rotonda, dagli angoli smussati, una città dolce, appoggiata al mare e alle sue valli…”

Insomma, ha detto che ci stava a patto che non fosse un muro contro muro. È così?

“Siamo in un momento storico complicato, ha senso il muro contro muro? Forse a livello nazionale può darsi, ma qui… Non è meglio abbassare i toni dello scontro?! Qui secondo me è sufficiente lanciare segnali di buon senso, stimolare l’amor proprio della città, per cercare di cambiare in meglio.”

Non è la prima volta che lei si butta in politica, ma stavolta si candida a Sindaco. È un salto di qualità. Perché proprio stavolta?

“Perché stavolta mi sento in grado di sostenere questa sfida, mi sento all’altezza.”

Tutti la incoraggiano, sono parole sue. Nessuno le ha detto ‘ma chi te lo fa fare’?

“Un paio. Ma sono i miei amici storici, quelli che hanno sempre avuto paura di fare il tuffo dal trampolino in piscina o dagli scogli, quando eravamo al mare. La cosa che mi è piaciuta di meno è che alcuni mi hanno detto stai attento, perché potresti avere dei problemi, potrebbe essere pericoloso. Io non credo che Ravenna sia una città che te la fa pagare se fai una scelta come quella che sto facendo.”

E in famiglia?

“Mio fratello non dice niente e quindi vuol dire che va bene così. Mia madre non dice nulla, è ancora lì che mi guarda. I miei figli mi sostengono, sono carichi, si può dire infoiati. La mia compagna ha detto: fai quello che vuoi, sono scelte tue. Se lo fai ti appoggio.”

Lei è sempre stato più o meno critico verso le amministrazioni di sinistra, in tempi lontani si è già schierato con la Lega e con altre forze dell’area di centrodestra, poi nel 2016 sostenne il progetto di CambieRà. Tutte ipotesi in ogni caso alternative al centrosinistra e al Pd. Perché allora Ancarani e Forza Italia ce l’hanno tanto con lei e l’accusano piuttosto rudemente di essere parte del sistema di potere Pd nonché amico del Pd?

“Sì, sempre dall’altra parte. Nel 1992 mi schierai con la Lega e poi, dopo, per alcuni mesi ho avuto a che fare con i club di Forza Italia per via di un carissimo amico che non c’è più e che mi piace ricordare: Paolo Romini, una gran brava persona.”

Ancarani Donati

Insisto, perché Ancarani dice quelle cose su di lei?

“(Ride, ndr) Sono uno amichevole di carattere. Faccio un lavoro che se non fossi amichevole e accogliente non potrei fare da 40 anni. Si può essere su posizioni diverse ma non è obbligatorio ringhiarsi addosso l’uno con l’altro. Io non ho avuto bisogno di ringhiare per dire quello che pensavo. Fra l’altro, essendo impegnato nelle associazioni di categoria, mi sono sempre confrontato con gli amministratori locali e fino a qualche anno fa tutti gli amministratori erano di centrosinistra. Quindi sono abituato a confrontarmi con loro, civilmente, anche se sto dall’altra parte. A quei tavoli di confronto andavo non per dire sì e assecondare le scelte di altri, ma nemmeno solo per dire no. Quando rappresenti una categoria non è che vai lì e batti i pugni sul tavolo: rappresenti non solo te stesso, sei in una condizione diversa. Se batti i pugni e fai irrigidire gli avversari, se fai il muro contro muro, non ottieni nulla. Posso aggiungere che nel 2010 appena nominato presidente nazionale degli albergatori la ministra Brambilla di Forza Italia mi mise con decreto nel tavolo permanente del turismo: ho avuto quella nomina da un governo di centrodestra.”

Ancarani dice che lei è stato nominato alla Fondazione del Monte in sostanza su indicazione del Pd e fra le frecciate c’è anche quella che, a proposito di tavoli, lei avrebbe partecipato a cene di Michele de Pascale… come stanno le cose?

“Sulle cene c’è poco da dire. Non erano cene elettorali di finanziamento. Erano piuttosto quelle cene in cui il Sindaco faceva un bilancio del suo mandato e a cui io sono andato, mi pare in un’occasione, come rappresentante di Confesercenti: ero al tavolo con gli altri miei colleghi di Confesercenti. Tutto qui. Sulla Fondazione del Monte è bene chiarire ancora una volta che sono stato nominato nel consiglio su indicazione del Comune di Ravenna e del Sindaco Mercatali che aveva stabilito che due posti in consiglio spettassero a rappresentanti delle associazioni economiche. Uno era Parenti presidente dell’Ascom, di cui si può dire tutto meno che sia di sinistra. L’altro ero io, indicato da Confesercenti. Questo nel merito. Per il resto, Ancarani sta facendo la sua politica. Non me la sento di criticarlo. Fa solo quello che crede giusto.”

Per combattere la sinistra ci vuole un combattente di centrodestra… sono sempre parole di Ancarani: che cosa vuol dire? Lei come ha intenzione di fare questa battaglia e con quali armi vuole combattere?

“Le mie armi sono quelle del dialogo e della proposta. E ho intenzione di evidenziare in questa battaglia la mia cultura e le mie idee che sono diverse da quelle di chi governa la città da troppo tempo. È un sistema incrostato. Farebbe bene anche alla sinistra stare un po’ all’opposizione, cambiare un po’ l’acqua in cui nuota. È giusto cambiare aria dopo tanti anni. Lo dico per Ravenna. Lo dico anche per i miei avversari. E dopo cinque anni si vede se vogliamo continuare a cambiare aria o se torniamo al vecchio sistema. Possibile che questa città non abbia la curiosità di vedere come sarebbe Ravenna gestita da persone con altri valori, altri metodi, altra cultura e altre idee?”

Da qualche parte hanno cambiato e poi sono tornati indietro. Hanno detto, era meglio prima. Da altre parti invece hanno continuato a cambiare…

“Sì, è il bello della democrazia. A me fa molta paura invece chi è piantato lì da 70 anni e non vuol cambiare nulla. Anche se poi io sento un sacco di gente che si lamenta sul fatto che così le cose non vanno.”

A giorni ci sarà un vertice nazionale del centrodestra sulle candidature nelle varie città che vanno al voto in ottobre. Teme che ci potrà essere un voltafaccia sul suo nome a Ravenna? E nel caso andrà avanti lo stesso da solo?

“Non credo ci sarà alcun voltafaccia e non ho preso in considerazione la cosa. Sono tranquillo.”

Ha sentito Alvaro Ancisi? Ha capito se correrà da solo, si metterà con Ancarani o verrà con lei?

“Siccome considero Ancisi forse la persona più esperta di politiche locali, sono convinto che farà la scelta più giusta a sua disposizione. È chiaro che mi farebbe piacere contare sul sostegno di Lista per Ravenna. Naturalmente la decisione spetta a lui. Per ora non ci siamo sentiti. Ma presto avremo contatti con Ancisi sia come lista civica Viva Ravenna (la lista di Donati, ndr) sia come Lega e Fratelli d’Italia.”

Veniamo all’altro campo: se si candida è perché pensa che Ravenna meriti di meglio. Sono parole sue del resto. Cosa c’è che non va in Michele de Pascale Sindaco?

“Se dovessi fare la battuta facile dovrei dire che non è di Ravenna, però è populismo. È solo una battuta ad effetto.”

Obiettivamente uno può imputare qualsiasi cosa al Sindaco, ma non che non abbia mostrato amore e attaccamento per Ravenna in questi anni, questo proprio no.

“Se fai il Sindaco sei obbligato.”

Appunto. Questa cosa è meglio lasciarla cadere. Allora dove ha sbagliato secondo lei de Pascale?

“Ha messo in giunta delle persone che hanno dimostrato una scarsa propensione a ricoprire il ruolo di assessore. Una giunta nel complesso debole. Allo stesso tempo c’è la grande forza di qualcuno in giunta che ne condiziona il funzionamento.”

Faccia qualche nome.

“No. Ma è evidente a tutti, per esempio, che c’è alla cultura un assessore di lungo corso che sa fare politica e ha un grosso peso nelle scelte, a scapito di altri assessori più tecnici e con meno esperienza politica. Per esempio, nel campo del turismo.”

A parte la giunta, quali sono gli errori più grossi che imputa al Sindaco attuale?

“I più grossi li vedono tutti andando verso Punta Marina, a fianco del Pala De André: il nuovo palasport è un errore che non so come andrà a finire. L’altro è quella specie di arca di Noé incompiuta in via Berlinguer, dove dovrebbero trovare posto gli uffici comunali. E forse un altro errore è stato quello di essere stato come Sindaco poco presente fra le categorie economiche e gli imprenditori in sofferenza durante la pandemia. Ho visto de Pascale poco vicino alle aziende. Non l’ho visto scendere in piazza e chiedere agli imprenditori come va. Probabilmente era troppo impegnato in ufficio a gestire la pandemia dal punto di visto organizzativo. Al di là delle misure che lui ha preso, alcune giuste altre meno. In certe cose ha anticipato altri Sindaci mentre su altre misure mi è sembrato troppo lontano dalla realtà concreta delle aziende, perché i tagli ai tributi che ha fatto orizzontalmente hanno creato delle sperequazioni.”

Filippo Donati

Che cosa farebbe lei se fosse Sindaco, intendo le prime 3 o 4 cose?

“Onestamente, credo che la prima cosa da fare sia capire come sono messe le cose in comune. Anche perché loro stanno continuando a prendere decisioni e a fare scelte che impegnano per il futuro, con una certa sicumera, contando sul fatto di essere riconfermati alla guida della città. Allora bisognerà andare a vedere il bilancio per capire se ci sono risorse e spazi per alleggerire un po’ il carico del fisco locale e per allargare un po’ gli aiuti alle persone in difficoltà. Voglio ricordare che dopo la pandemia sanitaria ci sarà la pandemia economica, che ancora non è completamente scoppiata, ci saranno conseguenze. Sicuramente dovremo cominciare un percorso culturale diverso, puntando più sugli investimenti produttivi anziché sulla semplice spesa, come succede ora. Investimenti cioè che hanno un ritorno per la città, per esempio quelli per il turismo con la tassa di soggiorno. Un altro esempio, si parla di 300 mila turisti in arrivo con le crociere e va benissimo, ma oltre a questo c’è un piano chiaro finalizzato a portare questi turisti a Ravenna? O finiranno per andare a Modena e San Marino, come accadeva per lo più in passato, per quei pochi che arrivavano?”

Lei ha parlato di una Ravenna più inclusiva. Ma i suoi compagni di viaggio di Lega e Fratelli d’Italia sono su posizioni molto arretrate sui diritti civili, pensiamo solo alle cose che dicono sui gay e sul DDL Zan, o alle politiche di totale chiusura verso i disperati che si buttano in mare dall’Africa per chiederci aiuto. Lei che pensa di queste cose?

“In questi temi non credo di dovere entrare come candidato Sindaco.”

Ma ai ravennati interessa sapere cosa pensa anche di queste cose. Fa parte del bagaglio culturale.

“Sui migranti ci vuole equilibrio. E in questo momento non c’è equilibrio nel nostro modo di accogliere. Perché per accogliere non ci si deve limitare a far sbarcare le persone, bisognerebbe avere anche una logistica che rende l’accoglienza umana. Ora accogliamo male e aumentiamo disperazione e frustrazione, lasciando queste persone alla mercé non si sa di chi. A livello europeo purtroppo siamo rimasti soli ancora una volta. Perciò non mi sento di criticare Salvini che quando era ministro dell’interno dette l’alt agli sbarchi. Salvini poi ha sempre detto che chi viene in Italia e vuole contribuire a lavorare e a inserirsi nella nostra società è bene accetto. Altro discorso per chi viene qua e, volente o nolente, finisce a delinquere.”

Certo, ma se li definiamo clandestini prima ancora di stabilire se hanno diritto all’asilo e all’accoglienza non facciamo passi in avanti per l’integrazione.

“Però se tu sbarchi e non hai un documento in tasca cosa sei?”

Clandestino è un termine che finisce per colpevolizzare. Ma veniamo ai diritti civili. Che ne pensa?

“È più una scelta personale che politica. Si può essere di centrodestra e per i diritti civili. E si può essere di sinistra ma contro i diritti civili. Sul DDL Zan contro l’omofobia so che anche a sinistra c’è qualcuno che non è d’accorso.”

Ma lei voterebbe sì o no al DDL Zan?

“Prima di votarlo lo vorrei rileggere bene, perché non vorrei entrare in un campo in cui non posso più dire come la penso.”

Ma che forma di pensiero è dire che i gay vanno bruciati, solo per fare un esempio?

“Questa non è una questione di partito. Qui è questione di uno che ha poco cervello.”

Peccato si tratti di un consigliere regionale della Lega.

“Be’ credo che la Lega gli dirà qualcosa o prenderà provvedimenti.”

Sull’oil&gas e sulla chimica che sono visti spesso in contrasto con ambiente e turismo, lei cosa pensa?

“Mi piacerebbe mettere allo stesso tavolo ambientalisti e chi lavora nell’oil&gas per avere dati scientifici condivisi sui quali prendere delle decisioni ponderate. Leggevo ieri la posizione di Ravenna Coraggiosa e come si fa a dargli torto su quello che affermano? Ma i loro dati e studi sono corretti? Perché se vai a vedere i dati e gli studi di chi lavora nel settore ti dice cose diverse. Gli uni partono pensando prima all’ambiente e solo dopo al lavoro. Gli altri partono pensando prima di tutto al lavoro, anche se hanno in mente nuove fonti di energia. Entrambi vogliono un cambio di rotta. Ma tempi e modi non sono gli stessi.”

Per capirci, nella transizione energetica di cui si parla tanto oggi, secondo lei il gas è ancora utile?

“Secondo me sì”.

E l’impianto di stoccaggio del CO2 proposto dall’Eni?

“Io non ho ancora letto bene i dati e le proposte. Ho un sacco di cose da studiare e dovrò anche farmi aiutare perché non sono un esperto del settore. Leggo troppe cose diverse e contrastanti, c’è troppa contrapposizione. Siamo sempre al muro contro muro.”

Uno dei grandi problemi di Ravenna è superare le strozzature sul piano delle infrastrutture… per esempio per fare in modo che i turisti qui possano arrivare in poco tempo, al pari delle merci. Lei cosa ha intenzione di proporre?

“Ho alcune proposte importanti da fare, una non la posso ancora dire, se no svelerei già buona parte del mio programma.”

Be’ prima o poi dovrà farlo.

“La dobbiamo mettere a punto per bene. Noi dobbiamo curare i collegamenti con Bologna, Forlì e Rimini dove ora ci sono anche tre aeroporti. Non possiamo dimenticare i collegamenti con Venezia e Firenze che sono idealmente i due poli principali del triangolo magico di cui fa parte anche Ravenna, un’area super attrattiva dal punto di vista turistico. Con Bologna le cose vanno migliorate, con Rimini si soffre, nonostante la variante di Savio. Con Forlì siamo fermi alla seconda guerra mondiale. Ci sono diverse soluzioni in campo. Può darsi che io annunci a breve un’idea nuova. E comunque non sono i cavalli (ride, ndr).”

Sulla pandemia lei condivide le parole che il leghista Morrone ha spesso usato nei mesi scorsi contro le misure del governo, parlando di terrorismo sanitario? Lei fra l’altro ha avuto il Covid e sa che è una cosa seria, su cui bisognerebbe misurare le parole…

“Del terrorismo è stato fatto da entrambe le parti: sia da chi nega la gravità del problema, sia da chi ha drammatizzato eccessivamente. Io credo che la paura sia un diritto e ognuno nella sua testa si è fatto un suo viaggio dentro questa pandemia. Da chi ha detto che era una cosa creata dai cinesi a chi ha detto che era un complotto di Big Pharma. Facciamo i conti con la realtà: siamo avviati con la bella stagione e con il progredire della campagna vaccinale a uscire dal tunnel. Ma dopo il Covid sanitario arriverà il Covid economico e poi dobbiamo essere pronti perché arriverà qualcos’altro. Adesso noi siamo avvertiti. La prossima volta non dobbiamo più farci trovare impreparati e prendere tutti gli schiaffi che abbiamo preso questa volta. Io non me la sento di dire che chi nega e chi drammatizza sbaglia. Penso sia una forma di difesa dalla paura di questo virus e questa malattia che non si conosce e non si riesce a definire. Tutti si sono divisi, non solo qui in Italia. Io il Covid l’ho avuto e sono ancora qui che mi curo e ne pago un po’ le conseguenze. Non posso per ora essere vaccinato perché ho ancora gli anticorpi generati dalla malattia. La cosa è seria. Su questa cosa della pandemia purtroppo ne esce un’Europa più debole, un sistema Stato-Regioni debole in Italia, perché ogni Regione si è fatta i fatti suoi, e un sistema di medicina generale in Italia in grande difficoltà, perché la gente a un certo punto non trovava più il medico di base che dava risposte, quel medico che fino al giorno prima c’era stato.”

Lei ora è per il liberi tutti di Salvini o è più sulla linea prudente di Draghi?

“In questo momento sono per la linea prudente di Draghi, la linea del governo di cui la Lega fa parte. Tutti a scandalizzarsi sul coprifuoco, senza capire che il coprifuoco è destinato a essere aggiornato mano a mano che i dati della pandemia consentono di allentare e di riaprire. Questa cosa è stata spiegata male, ma se uno voleva non era difficile da capire che sarebbe andata così. In questo momento meglio di Draghi non potrebbe esserci nessuno, quindi è meglio leccarsi i baffi. Draghi lo lascerei lavorare.”

Donati, quante possibilità si dà di diventare Sindaco di Ravenna?

“Il 51%.”

Donati

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Commenti

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  1. Scritto da ST

    Con Donati ci sarà da divertirsi in campagna elettorale.
    Se invece il centrodestra tira fuori uno dei ‘soliti’ politici, ovvio che De Pascale avrà vita molto più facile.

  2. Scritto da Lorenzo

    Ecco un altro che l’ intervistatore ha portato a spasso. Sicuramente la gente di Ravenna è interessatissima al ddl Zan, e non al fatto che ancora oggi i cinquantenni non sanno dove vaccinarsi perché i giornali dicono dagli MMG e i medici ne sanno nulla. De Pascale tranquillo, progetta pure anche per i prossimi 20 anni con questa opposizione

  3. Scritto da Loretta

    La potenza di fuoco dell cdx ravennate….Si prospetta la Vittoria al primo turno di De Pascale!

  4. Scritto da tina

    Temo che sia una operazione di scambio PD-Lega : non ti tocco Ravenna (PD) e tu non tocchi.. un altra città della Lega!
    Il Sig. Donati non si è mai fatto la domanda perché lo hanno cercato proprio lui?!
    Lui un ex. CambieRA lontano del centro destra e poco competitivo in questo campo!
    Su signori Ravenna è definitivamente fuori storia e il suo futuro è davvero poco promettente con De Pascale, lasciarla ancora per 5 anni vuole dire seppellirla definitivamente!!

  5. Scritto da batti

    oscia, che film TINA. sono però molto preoccupato invece. penso che siamo piu rovinati di quanto pensavamo. la destra se ci sono denari da grattare si fonde in un corpo unico di solito. non è che non c’è più trippa per gatti

  6. Scritto da mirko

    Da questa intervista si comprende molto chiaramente l’assoluta incompetenza e lontananza dalla realtà del Donati. In ogni caso gli auguro una buona pesca!!!

  7. Scritto da gigi

    per mirko: Donati è 40 che lavora a differenza dei soliti personaggini pd che non hanno mai lavorato un giorno oltre al gioco delle poltrone. Chi conosce la realta? A Ravenna non cambierà mai niente perchè è popolata da gente con il paraocchi. Continuate a votare gli ologrammi del partitone

  8. Scritto da Riccardo

    @Mirko, una cavolata più grossa non potevi scriverla. Se c’è uno dentro alla realtà ravennate è Donati, bisogna che trovi qualcosa altro per cercare di denigrarlo

  9. Scritto da batti

    cosa vuol dire gigi che ha lavorato altri no, cosa è lavorare? in questo paese ci sono tantissimi imprenditori che hanno venduto il sapere italiano all estero, di conseguenza non produciamo piu niente. questi era meglio che fossero nullafacenti

  10. Scritto da Aldo

    Se si andrà al ballottaggio come credo, la parte del centrodestra che non sostiene Donati voterà per l’attuale sindaco.

  11. Scritto da mirko

    Per Riccardo e Gigi, ho letto con attenzione l’intervista e quello che ho scritto è assolutamente quello che penso, una persona impreparata e senza prese di posizioni,inadeguato per un ruolo così delicato e importante, a cui in ogni caso gli auguro una sana competizione. Ognuno la pensa come vuole.