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Lista per Ravenna all’attacco su strade della Darsena “infestate da polveri nocive” a causa dei camion al lavoro per fogne e cablaggio

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“Il 24 febbraio scorso, raccogliendo la protesta inascoltata dei residenti, abbiamo inoltrato al sindaco di Ravenna un’istanza su alcune “Strade della nuova Darsena infestate da polveri nocive”. – scrive Lista per Ravenna in una nota –  La causa del fenomeno è il cantiere della Cooperativa Braccianti Riminese (CBR), situato nell’area dell’ex Fabbrica Cementi, tra la sponda destra del canale Candiano e via Trieste, per eseguire in zona, su mandato di Hera, la ristrutturazione delle fogne e il cablaggio in fibra ottica. I residenti intorno lamentavano una situazione insostenibile: “ Abbiamo le strade sporche come se fossero di campagna, e di conseguenza anche tutte le nostre auto ed abitazioni sono nelle stesse condizioni. Ad ogni passaggio di un veicolo si solleva una nuvola di polvere irrespirabile”. I veicoli in questione sono i mezzi pesanti diretti o in uscita dal cantiere, che percorrono le vie Pirano, Cherso e Pisino, laterali a via Trieste.”

“Richiamando gli articoli 639 e 639 bis del codice penale, che punisce chiunque deturpi o imbratti immobili pubblici, comprese le strade, l’art. 15 del codice della strada, che vieta di insudiciare e di imbrattare le strade e le loro pertinenze, e l’art. 9 del nuovo regolamento comunale di polizia urbana, che multa chi insudicia strade, marciapiedi e piazzali, chiedevamo che tutti gli automezzi in uscita dal cantiere fossero obbligatoriamente attrezzati in modo da non emettere sulle strade alcunché di polveroso o di imbrattante, proponendo, per risolvere alla radice il problema, che entrassero ed uscissero dalla parte del canale sull’ex via D’Alaggio (ora denominata via Cavalcoli), anziché imperversare su strade abitate interne al quartiere, tra cui strettissime le vie Pisino o Cherso. – continua la nota – Mentre nessuna risposta plausibile è venuta dal sindaco, poco è cambiato da allora, come continuano a riferire i residenti fotografando il passaggio di camion, betoniere e ruspe più o meno intensamente in base ai lavori. Sul cartello di cantiere era scritto solo il suo inizio, 21 febbraio 2020, non il termine. Abbiamo dovuto attivarci per risalire al progetto dell’opera, approvato dalla Giunta comunale il 24 luglio 2018, per leggervi che sarebbe dovuto finire entro 14 mesi, scoprendo però poi, da un’aggiunta posta a mano sul cartello, che il termine dei lavori è stato dilatato al 5 novembre, cioè 8 mesi e mezzo dopo, in attesa pare di ulteriori rinvii. Sorvoliamo, ma solo per ora, sulle ragioni di ciò, assolutamente non limpide, ma non possiamo tollerare che si continui a farne ricadere gli effetti nefasti sui cittadini, colpevoli solo di risiedere in strade urbane densamente abitate, rigorosamente vietate al transito dei mezzi pesanti.”

“Abbiamo infatti rintracciato l’ordinanza del sindaco n. 134 del 26 febbraio 1996, secondo cui dal ponte mobile di via Trieste fino alla Circonvallazione piazza d’Armi e su tutta la relativa viabilità laterale non possono transitare i mezzi di peso superiore a 5 tonnellate, salvo autorizzazione della Polizia locale. Passo successivo è stato constatare che dal 1° marzo 2020 sono state concesse 35 autorizzazioni annuali, di cui 8 scadute un anno dopo e 27 tuttora valide, 10 scadenti il 6 luglio 2021, 5 il 13 novembre 2011 e 12 addirittura il 1° aprile 2022, senza che sia stata imposta, a tutela dell’ambiente urbano ed umano, ma senza neanche capire come si possano dare permessi a tutto spiano fino al 1° aprile 2022 per un cantiere che sarebbe dovuto finire il 21 aprile  2021, prorogato tuttora fino al 5 novembre 2021. – continua Lista per Ravenna – La Polizia locale, recatasi sul posto l’11 febbraio 2021, dopo che il caso era scoppiato, ha solamente scritto che “personale dell’impresa rassicurava circa il fatto che, ogni giorno, la sede stradale veniva lavata”. Chiedendo ai residenti si saprebbe che ciò è stato fatto solo per due o tre giorni e malamente, tanto che le scie di terriccio e detriti lasciate su strada, soprattutto dopo le piogge, sono ripulite come possono dagli abitanti. Successivamente, ha riferito sempre la polizia locale, “l’ufficio provvedeva, inoltre, a verificare la possibilità di far transitare i mezzi pesanti diretti al cantiere, attraverso la retrostante via d’Alaggio. Questa alternativa, però, non è al momento percorribile giacché il passaggio è impedito da tubature necessarie al cantiere e non altrimenti collocabili”. È vero invece il contrario. Infatti le aperture del cantiere sull’ex via D’Alaggio, tutte transitabili dai mezzi pesanti, sono quattro, una delle quali percorribile dal cantiere dritto per dritto senza bisogno di complesse manovre. come avviene ora utilizzando le strade interne al quartiere. Solo su una delle altre c’è di mezzo un tubo ostativo nel breve tratto di attraversamento dell’ultimo tratto di via Pirano, però facilmente interrabile essendoci in cantiere diverse ruspe. La stessa operazione è stata fatta nell’identica situazione dell’adiacente altro cantiere della CBR situato nei pressi della CMC, dal quale tutti i mezzi pesanti entrano ed escono dall’ex via D’Alaggio. Forse gli abitanti delle vie Pirano, Cherso e Pisino non meritano lo stesso rispetto?”

Dopo questa lunga esposizione Lista per Ravenna annuncia di avere presentato istanza al Sindaco “affinché, tenendo conto di quanto sopra esposto e degli accertamenti eventualmente eseguibili al riguardo, disponga in modo che: la durata del cantiere in questione sia ragionevolmente ricondotta a quella stabilita nel progetto dell’opera approvato, verificando comunque che l’effettiva e completa consegna dei lavori alla ditta appaltante sia avvenuta nei termini correttamente volti a non esorbitarne oltremisura, visto l’impatto negativo sulla salute dell’ambiente e dei residenti; i mezzi in uscita dal cantiere non lascino mai terriccio, detriti e polveroni dietro di sé nelle strade interne all’abitato circostante; sia comunque imposto al cantiere di operare al suo interno affinché i mezzi pesanti a suo servizio utilizzino la ex via D’Alaggio nel tratto da e fino al ponte mobile.”

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