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Case protette: question time di Ancisi (LpRa) affinché sia restituita umanità alle visite agli anziani nelle CRA

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“Lunedì scorso, una concittadina ultrasessantenne, la cui madre, ultranovantenne e residente con lei, è ospite di una CRA, scrive affranta a Lista per Ravenna chiedendoci di “porre attenzione sulle CRA di Ravenna in cui le visite agli anziani, anche dopo l’annuncio del ministro Speranza, sono sottoposte ad inaudite restrizioni, dettate, si dice, dal Dipartimento di Sanità Pubblica”. – scrive Alvaro Ancisi di Lista per Ravenna in una lunga nota – Avendo chiesto chiarimenti, il direttore del Distretto socio-sanitario di Ravenna ci ha però risposto che le regole vigenti sono solo quelle disposte con l’ordinanza del Ministro della Salute in data 8 maggio scorso. La principale novità è la possibilità di visita a chi è in possesso della “Certificazione verde Covid 19”, cioè in regola con le vaccinazioni effettuate oppure guarito dal Covid da non più di sei mesi oppure negativo al Covid con test molecolare o antigenico eseguito entro le 24 ore precedenti.”

“Dove sta dunque il problema lo abbiamo chiesto alla signora, ricevendo questa risposta: “Le nuove disposizioni applicate al mio CRA non permettono nulla in più rispetto a prima: posso accedere solo una volta la settimana, per non oltre mezz’ora, mantenendo il distanziamento e indossando la mascherina. Non posso toccare la mia mamma, né abbracciarla, né toccarla. Questi incontri sono ovviamente controllati da un operatore sanitario, verso cui si assiste spesso a lamentele di altri parenti con toni accesi, che non giovano alla serenità dei pazienti durante un incontro particolarmente emotivo con un proprio caro. Si può immaginare come sia possibile comunicare in questo modo con persone ultranovantenni nella maggior parte sorde. Non si può stare nel cortile nonostante la buona stagione. Non si può programmare qualche rientro a casa di un proprio familiare. Allora, dopo un anno e mezzo di prigionia, cosa è cambiato? Cosa è servito vaccinarci e vaccinare tutti gli ospiti e il personale sanitario? Non hanno concesso nulla in più rispetto all’estate scorsa. Siamo molto amareggiati e delusi. Ci sentiamo proprio presi in giro” sono le parole della signora riportate da Ancisi.

L’esponente di Lista per Ravenna richiama l’ordinanza del Ministro della Salute contenente le “Modalità di accesso/uscita di ospiti e visitatori presso le strutture residenziali della rete territoriale”, che smentisce largamente le restrizioni aggiuntive di cui sopra.

Per sostenere i propri diritti, può servire portarla con sé, stampandola anche da qui: https://www.salute.gov.it/imgs/C_17_notizie_5476_1_file.pdf.

Partiamo innanzitutto dall’affermazione che “l’ingresso è consentito solo a visitatori o familiari o volontari in possesso di Certificazione Verde Covid-19”, obbligati “ad effettuare l’igiene delle mani all’ingresso e all’uscita dalla struttura e indossare sempre e correttamente i dispositivi di protezione individuale” (mascherine almeno FFP2). Occorre anche che tra gli ospiti e il personale non sussistano casi positivi al virus, nel qual caso l’accesso è soggetto al valutazioni mediche. Principio fondamentale dettato dall’ordinanza è il seguente: “[…] tenere in debita considerazione non solo i bisogni clinico-assistenziali terapeutici dell’ospite, ma anche quelli psicologici, affettivi, educativi e formativi. Non da ultimo, anche le istanze dei familiari/visitatori con riferimento alla sfera relazionale-affettiva possono rappresentare un valido strumento decisionale […] affinché il protrarsi del confinamento degli ospiti/pazienti nelle strutture residenziali per causa del distanziamento sociale imposto dalla pandemia non debba mai configurare una situazione di privazione de facto della libertà delle persone stesse”, alias uno stato di prigionia. Ne derivano, come segue, disposizioni specifiche.

È POSSIBILE ABBRACCIARE I PROPRI CARI – L’obbligo del “mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra visitatori” (due metri solo “in base allo scenario epidemiologico di rischio”, a Ravenna peraltro oggi rassicurante), vale “ad eccezione dei componenti dello stesso nucleo familiare o conviventi o per le persone che in base alle disposizioni vigenti non siano soggette al distanziamento interpersonale”. Inoltre: “Il contatto fisico tra visitatore/familiare e ospite/paziente può essere preso in considerazione in particolari condizioni di esigenze relazionali/affettive”. Di regola: “L’interazione con contatto fisico può avvenire esclusivamente tra familiare/visitatore in possesso della Certificazione Verde Covid-19 e di ospite/paziente vaccinato o con infezione negli ultimi 6 mesi”.

MEGLIO VISITE ALL’ESTERNO – Ancora: “In presenza di condizioni climatiche favorevoli vanno sempre privilegiati gli incontri in spazi aperti […]. La necessità di utilizzare ausili per la deambulazione o una carrozzina non esclude comunque le visite in esterno se gli spazi sono idonei (assenza di barriere architettoniche e di altri ostacoli al corretto utilizzo degli ausili per il movimento)”.

RIENTRI IN FAMIGLIA – Infine: “Tenuto conto della rilevanza ai fini del progetto assistenziale e del benessere psicosociale del residenti, va garantita la possibilità di uscite programmate degli ospiti e rientri in famiglia”.

Conclude Alvaro Ancisi: “Non facciamo nomi, comprendendo che, in buona fede, si possano estremizzare le garanzie di sicurezza per la salute fisica degli ospiti, tuttavia non considerando che va di pari passo con la salute degli affetti. L’ordinanza sulle visite alle strutture residenziali pubbliche o regolate/vigilate dal servizio pubblico sanitario si applica ovviamente non solo ai CRA, ma anche alle case di riposo, alle comunità alloggio, ai centri socio-riabilitativi residenziali, alle case famiglia, ecc. Credo perciò che l’AUSL Romagna debba farsi carico di richiamare tali strutture attive sul proprio territorio al rispetto integrale e sostanziale dell’ordinanza stessa, intervenendo su segnalazioni di possibili inadempienze per farne valere i principi e le disposizioni senza che occorra rivolgersi a forze di polizia. Interrogo pertanto il sindaco di Ravenna, quale presidente della Conferenza territoriale socio-sanitaria, organo di indirizzo politico-amministrativo dell’AUSL Romagna, per conoscere se intende sottoporre la presente istanza alle valutazioni del direttore aziendale.”

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