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Ravenna, Elsa Signorino si ferma a ottobre: abbiamo messo la cultura e Dante al centro, ora è tempo di valorizzare il talento delle donne

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Elsa Signorino, donna di lungo corso delle istituzioni, si ferma qui. Con l’ottobre 2021 conclude una vita di incarichi pubblici e si ritira a vita privata, dedicandosi in futuro all’impegno civile “come milioni di semplici cittadini”. Chiamata da Michele de Pascale nel 2016 a ristrutturare l’Assessorato alla Cultura, dopo la sfortunata esperienza di Ravenna 2019, Signorino ha fatto scelte che hanno incontrato consenso ma anche resistenze e ostilità. Sulle sue spalle il peso della riorganizzazione del Mar, della gestione dei siti archeologici (con l’accordo fra Ministero, Regione e Comune), dell’apertura del Museo Classis (“ne vado molto fiera”), dell’allestimento delle celebrazioni dantesche, attese come una sorta di rivincita dopo l’occasione mancata della capitale europea della cultura. Poi a un certo punto si è trovata di fronte un nemico più subdolo e più forte di tutti quelli che la politica poteva riservarle: il Covid. La pandemia ha scombussolato tutti i piani, costretto a rifare una, dieci, cento volte la programmazione degli eventi, impedito alla gente di muoversi, costretto la cultura al confinamento. Ma noi abbiamo retto, ci abbiamo creduto e siamo ripartiti subito, dice con orgoglio. Il Covid è stato così subdolo che l’ha colpita e ancora oggi Elsa Signorino ne patisce qualche conseguenza. La donna che qualcuno ha definito “l’uomo forte” della Giunta de Pascale (una narrazione che lei non ama e considera non veritiera) in questa intervista traccia un bilancio dei suoi cinque anni e per il futuro ha una sola raccomandazione per chi governerà la città: si valorizzi di più il talento delle donne. Ne ha bisogno l’Italia. Ne ha bisogno Ravenna.

Elsa Signorino

L’INTERVISTA

Assessora Signorino, lei ha già detto a più riprese che lascia non raddoppia. E non si candida nemmeno per il Consiglio comunale. Posso chiederle le ragioni di questa scelta?

“È una scelta prevista e prevedibile. Che ho maturato da tempo. Ho fatto per la prima volta l’assessore, guarda caso l’assessore alla cultura, in Provincia a Ravenna nel 1979. Chiudo adesso come Assessore alla Cultura in Comune. Ho avuto fra questi due incarichi una ricchissima esperienza istituzionale, per due volte membro della Giunta regionale, Parlamentare della Repubblica, una esperienza davvero molto intensa, che ho vissuto con grande onore. Ora questa storia è giunta alla sua naturale conclusione. Per me si apre un tempo nuovo, che intendo dedicare di più a me stessa e alla mia famiglia.”

Dopo essere stata Parlamentare, Assessore regionale, provinciale e comunale, Presidente di RavennAntica, questo quindi è il suo addio alla politica di vertice e agli incarichi pubblici?

“Certo. È un addio agli incarichi pubblici, di governo, istituzionali in senso lato. Naturalmente per una persona come me che ha fatto della passione politica una esperienza di vita ci saranno altre forme di impegno civile, come quello di milioni di semplici cittadini che si attivano ogni giorno per la collettività fuori dalle istituzioni.”

Chi la conosce bene sa che lei non si trova più a suo agio da qualche tempo con le modalità e gli stilemi della politica attuale. Cosa non le piace di questa politica?

“Penso che la situazione drammatica che abbiamo vissuto a seguito dalla pandemia – e che ancora stiamo vivendo, perché non ne siamo fuori – abbia fatto giustizia di un certo modo di fare politica, venuto avanti negli ultimi anni. La crisi ci ha detto che non è più il tempo dell’improvvisazione e se vogliamo andare avanti, ora dobbiamo mettere in campo competenza, talento e visione innovativa. L’esperienza di governo che stiamo vivendo adesso a livello nazionale è abbastanza indicativa di questa nuova esigenza.”

Quindi a lei piace Mario Draghi?

“Draghi è ciò che era assolutamente necessario fare in questa fase: mi auguro possa restare fino al 2023 per farci cogliere tutte le opportunità che l’Europa ha messo in campo. In questo quadro, l’esigenza più forte che sento come necessaria e non più rinviabile è quella di mettere in valore il talento e la competenza delle donne. Non è una necessità delle donne. È una necessità del paese, di tutti noi, del rinnovamento della politica in Italia.”

Elsa Signorino fra Michele de Pascale e Maurizio Tarantino

POSITIVO IL BILANCIO DI QUESTI CINQUE ANNI

Come sono stati questi cinque anni nella Giunta di Michele de Pascale? Qual è il bilancio dal suo punto di vista?

“È stata una esperienza interessante e positiva. Ho avuto un ottimo rapporto di lavoro con i miei colleghi e con il Sindaco, che stimo. Michele de Pascale si è rivelato una persona capace, intelligente, appassionata alle esigenze della città. Mi auguro che la sua esperienza di governo continui.”

Lei è stata chiamata da Michele de Pascale nel 2016 a riorganizzare l’Assessorato alla Cultura, dopo la sfortunata vicenda della candidatura a Capitale Europea della Cultura, durante la quale si era creata una doppia struttura. Com’è andata?

“Io sono stata chiamata a dare una mano, mettendo a disposizione la mia esperienza. È quello che ho cercato di fare. Ravenna è una città con un’offerta culturale molto ricca e la scelta che abbiamo fatto durante questa legislatura è stata di investire fortemente in cultura, sulla base di un assunto, tornato molto di moda con la pandemia, che ci ha fatto riscoprire il valore dei beni comuni.”

Quale assunto?

“La cultura è il tratto dominante di una comunità, è uno strumento di coesione e di crescita comune, ed è anche uno strumento di lotta alle disuguaglianze sociali. E poi siamo consapevoli che la cultura è anche una straordinaria risorsa per lo sviluppo di nuovi flussi turistici e per la nascita di nuove professionalità e opportunità di impiego. Noi abbiamo messo la cultura al centro. Anche della ripartenza. Il nostro obiettivo in questi 5 anni è stato rafforzare l’offerta culturale della città e mettere in valore i tanti protagonisti di questa offerta, dalle istituzioni culturali ai singoli artisti e operatori, ai gruppi e alle associazioni, una pluralità di attori che abbiamo sostenuto in varie forme a partire dallo strumento delle convenzioni che coinvolgono oltre 30 soggetti. Poi abbiamo usato lo strumento delle compartecipazioni e per le celebrazioni dantesche quello della chiamata pubblica, perché Dante 700 doveva e deve essere l’occasione della mobilitazione delle energie creative della città.”

Ma questo disegno di riordino e rilancio della cultura ha funzionato?

“Io credo abbia dato ottimi risultati. E lo dico, a maggior ragione, alla luce di ciò che è accaduto con la pandemia, che ha colpito al cuore i luoghi e i protagonisti della cultura. Noi abbiamo tenacemente voluto – operatori culturali e amministrazione pubblica, insieme – salvaguardare la ricchezza della nostra produzione e offerta culturale. Come Comune abbiamo garantito il sostegno pubblico, mentre gli operatori culturali anche durante il confinamento hanno fatto un grande lavoro, misurandosi spesso su nuovi terreni, come quello del digitale. Oppure studiando, ideando, organizzando. Tutto ciò ci ha consentito al momento della ripartenza di riaprire tutti i luoghi della cultura e di offrire un intenso programma di iniziative ed eventi alla città. Per tornare alla domanda, il disegno ha retto anche alla prova della pandemia, che è stata una prova durissima.”

Eike Schmidt a Ravenna: il Direttore delle Gallerie degli Uffizi visita la Tomba di Dante

LA CULTURA ALLA PROVA DELLA PANDEMIA: È STATA DURISSIMA, MA NOI PRONTI A RIPARTIRE

C’è invece chi vede il bicchiere mezzo vuoto e sostiene che a Ravenna si poteva programmare meglio, proprio perché con la pandemia c’era tutto il tempo per farlo. Secondo lei chi avanza queste critiche sottovaluta l’impatto della crisi sanitaria?

“Assolutamente. La pandemia ci ha costretti sul versante della cultura a programmare e riprogrammare costantemente. Prendiamo ad esempio le celebrazioni dantesche. Noi le abbiamo inaugurate il 5 settembre 2020 con la restituzione alla città della Tomba di Dante completamente restaurata e con la presenza del Presidente della Repubblica, in una serata memorabile anche dal punto di vista simbolico ed emotivo. Mai ci saremmo aspettati quello che è accaduto dopo poche settimane. La pandemia ci ha continuamente imposto di spostare in avanti e ripensare ciò che avevamo già programmato. È stato un lavoro faticosissimo. Chi la mette facile non si rende conto di cosa significa fare e rifare decine di eventi che coinvolgono decine e centinaia di persone. Sta di fatto che non appena è stato possibile riaprire lo abbiamo fatto. Eravamo pronti. Siamo ripartiti nel segno della cultura e di Dante, anche con interventi strutturali, che restano nel tempo, ne cito uno per tutti: il Museo Dante. Questo e altri sono interventi volti a rafforzare permanentemente l’identità dantesca della città. Si proiettano nel futuro, non vivono solo lo spazio di un giorno o di una stagione. È stato fatto un grande lavoro, con un’offerta ricchissima: a partire da maggio e per tutto il 2021 noi avremo a Ravenna una sequenza ininterrotta di eventi dedicati a Dante. Eventi espositivi, lo straordinario programma di Ravenna Festival, gli appuntamenti organizzati dai soggetti che hanno risposto alla chiamata pubblica, come la lettura della Commedia all’Antico Porto fatta da Ivano Marescotti e ne cito uno per tutti. Un programma che, come sapete, per iniziativa del Sindaco, proseguirà anche per tutto il 2022.”

Casa Dante invece quando sarà inaugurata?

“La pandemia ha fatto slittare l’inaugurazione a settembre.”

Quindi a settembre avremo finalmente il bazar Dante.

“No, no, no, no…”

Era una battuta. Altri hanno usato polemicamente questa definizione.

“Ma no. Casa Dante è una cosa seria. Sarà uno spazio espositivo a due passi dalla tomba, che ospiterà le opere a lungo prestito, a tema dantesco, della Galleria degli Uffizi, grazie all’accordo di collaborazione sottoscritto con il grande museo fiorentino.”

Gli Uffizi non prestano opere ai bazar, di solito.

“(ride, ndr). Non mi pare. Mi faccia aggiungere che per Casa Dante attiveremo nuove collaborazioni importanti e qui saranno collocati anche testimonianze dantesche che nell’allestimento del museo non hanno trovato collocazione per via dello spazio, ma sono significative. A Casa Dante ci saranno spazi per incontri, studi, attività laboratoriali. Insomma abbiamo voluto creare un percorso dantesco che viva negli anni a venire molto più ricco e articolato della sola fuggevole visita alla tomba, pur importante.”

In quest’opera di riorganizzazione ha trovato resistenze e opposizioni. E qualche nemico giurato. Ma si aspettava così tanta acrimonia in particolare per le scelte su RavennAntica e sul Mar?

“Prima di tutto penso che l’offerta culturale di questa città susciti molti consensi, testimoniati dai cittadini in tante maniere. Poche città credo possano vantare una ricchezza culturale e un investimento come quello di Ravenna.”

Poche città della dimensione di Ravenna, intende?

“Certo. Anche se su alcuni terreni possiamo competere con città più grandi. Non dimentichiamo che abbiamo eccellenze di livello nazionale e internazionale. Detto questo, in questi 5 anni abbiamo fatto scelte di ridisegno del profilo, del ruolo e della missione delle istituzioni culturali che – come sempre, quando si cambia – possono creare dubbi, perplessità, discussioni. Più che legittime. Dubbi e perplessità che sono presenti soprattutto in chi pensa che le esperienze fatte debbano restare in eterno. Non c’è nulla che possa restare sempre uguale a se stesso. Se pensiamo al Mar, noi abbiamo voluto restituirlo alla sua identità di museo, con molteplici funzioni. E c’è una scelta che io rivendico con orgoglio: è la nuova apertura del museo sui giardini pubblici, che ha un valore simbolico straordinario. Si apre uno spazio museale alla frequentazione di pubblici nuovi. Inoltre abbiamo inaugurato una nuova strategia espositiva, proponendo eventi tutto l’anno e spostando le mostre in autunno. È stata una sfida spostare le mostre in autunno, ma non è forse vero che a Ravenna a lungo ci si è lamentati del fatto che si concentravano troppi eventi in primavera, quando il patrimonio Unesco attrae i turisti a prescindere? Allora valeva la pena proporre qualcosa di nuovo in autunno. Così come è stato importante fare del Mar il centro di regia di tutti gli spazi espositivi cittadini: spesso dimentichiamo Palazzo Rasponi dalle Teste. Ma quando si cambia, inevitabilmente c’è chi resta con la testa rivolta al passato.”

E nel caso di RavennAntica?

“In questo caso voglio ricordare che la Fondazione, che ho avuto l’onore di presiedere dalla sua creazione, ha restituito alla città uno straordinario patrimonio archeologico altrimenti indisponibile. Questo progetto è culminato con Classis e proseguirà con l’ampliamento in futuro del Parco Archeologico di Classe. Ma è culminato soprattutto con l’accordo di valorizzazione per una gestione integrata dei servizi di accesso e di qualità a tutto il patrimonio storico-artistico e archeologico di proprietà pubblica. Anche qui quindi una grossa novità che ha scardinato gli equilibri precedenti.”

Equilibri molto squilibrati, visto che si era aperta già in precedenza una crisi con chi aveva in gestione quei servizi al punto che quella gestione fu prima contestata e poi bruscamente interrotta dallo Stato.

“Appunto, si sono rotti degli equilibri. E le novità hanno creato consensi ma anche fatto emergere dissensi. Io comunque ho sempre dato conto – con trasparenza – delle scelte fatte. Come tutte le scelte, discutibili. Naturalmente mi aspetto che sulla cultura si discuta in modo serio, nel merito. Non pensando di trasformare la cultura in gadget per i turisti, perché la cultura è altro. Soprattutto se ci si avvicina alla cultura con logiche di disinvestimento e impoverimento, allora è difficile un terreno comune di discussione, perché le mie convinzioni personali e le scelte di questa amministrazione vanno esattamente nella direzione opposta.”

Antonio De Rosa, Elsa Signorino e Cristina Muti

LA CULTURA COME FATTORE DI CIVILTÀ E DI COESIONE E CRESCITA DELLA COMUNITÀ

Veniamo proprio a questo. Negli ultimi anni la città si è avvitata in discussioni a volte molto provinciali e a tratti surreali sulla cultura. Cito quelle portate avanti dai politici-ragionieri secondo cui la cultura non è un valore in sé e non è un bene primario, quindi deve “pagarsi” con gli incassi. Poi ci sono le tesi più spericolate di chi non voleva nemmeno aprire il Museo Classis, a cui la città stava lavorando da 20 anni. Per finire con l’accusa dal sapore campanilistico di avere fatto celebrazioni dantesche in tono minore solo perché a Forlì hanno fatto una mostra più importante delle nostre… Come se lo spiega?

“Le questioni per me sono due. La cultura è potentissimo fattore di civiltà e anche di mobilitazione di risorse importanti per lo sviluppo economico di una comunità. Ma le ricadute sono sempre indirette. La semplificazione che vuole la cultura ridotta alla stregua di una impresa commerciale è una semplificazione che mortifica la cultura e non ha ragion d’essere in nessun luogo al mondo. Le stesse imprese produttive non ragionano più in termini semplificati di ricaduta immediata, perché mettono in conto i fattori immateriali, come la cultura, che sono un valore aggiunto anche per l’economia. Se ragionassimo in termini semplificati – lo dico per assurdo – noi dovremmo rinunciare a quella straordinaria istituzione culturale della città che è la Biblioteca Classense. È impensabile.”

Come è impensabile rinunciare al Ravenna Festival.

“Appunto. Perché lo spettacolo dal vivo ha costi assolutamente legittimi ma che non possono essere compensati sul fronte delle entrate. No, la cultura è un’altra cosa. Purtroppo servirebbe più preparazione quando si parla di cultura, invece ne parlano anche coloro che vengono da mondi molto lontani e molto poveri di cultura. Ma mi lasci dire un’altra cosa su Dante. Dante appartiene al mondo intero, alla cultura universale, non alla sola Ravenna. Le celebrazioni dantesche sono vissute in tutto il mondo. È inevitabile ed è bene sia così. Ma in qualsiasi luogo in cui si celebra Dante è inevitabile anche un riferimento a Ravenna, l’ultimo rifugio, il luogo che ne custodisce le spoglie. Soprattutto se l’evento è a pochi chilometri da noi. Inoltre le celebrazioni possono essere concepite con modalità diverse. Noi le abbiamo concepite con un programma ricchissimo e con una pluralità di proposte, secondo le nostre vocazioni. Altri hanno fatto le loro scelte. Chi ha una vocazione culturale prevalentemente orientata al campo espositivo ha coltivato quello, come nel caso di Forlì. Ma tutto questo non può essere collocato nell’ambito di una competizione fra territori, questa logica è perdente e non ha ragion d’essere in una realtà mondializzata. Inoltre noi con le nostre iniziative portiamo Ravenna nel mondo. La pandemia ha impedito la realizzazione di progetti legati alle celebrazioni di carattere internazionale, che si realizzeranno nel 2022 e che daranno frutti negli anni a venire. Penso al progetto del Ministero degli Esteri di Dante nei Cinque Continenti in collaborazione con Ravenna Teatro. A settembre la Classense di Ravenna per conto del Ministero della Cultura rappresenterà l’Italia all’Expo di Dubai. Nel 1921 per ragioni storiche le celebrazioni dantesche ebbero un’impronta di ripiegamento identitario. Nel 2021 le stesse celebrazioni devono avere un’impronta diversa, devono essere un ponte verso il mondo.”

Celebrazioni Dantesche
Elio Germano

DANTE, RAVENNA E IL MONDO: BASTA SOVRANISMO E CAMPANILISMO

Basta sovranismo, tanto più su Dante?

“Per carità. Con Dante vogliamo portare il mondo a Ravenna e Ravenna nel mondo. E ricordo un’altra cosa, a proposito di cose che restano e cose che passano. Benedetto Croce quando diventò ministro mise mano alle celebrazioni dantesche e decise di spostare risorse dagli eventi agli interventi strutturali. Quindi abbiamo un precedente illustre.”

L’hanno descritta come la figura “forte” della Giunta de Pascale, quella che impone le sue scelte anche al sindaco. Cosa c’è che non le piace o la ferisce in questa narrazione?

“Non sono abituata ad imporre niente a nessuno. Sono una persona determinata, difendo le mie scelte, ma l’ho sempre fatto con spirito di dialogo e confronto. Ma evidentemente chi dice queste cose non conosce il nostro Sindaco, persona assolutamente determinata e consapevole delle proprie prerogative, che esercita.”

Qual è la cosa che ha fatto in questi cinque anni e che rivendica con più forza?

“Dal punto di vista dei valori simbolici, ho amato moltissimo una piccola scelta: ogni nuovo nato a Ravenna viene accolto con un kit e in questo kit c’è un libro. Per me questa scelta è una misura di civiltà di questa città. Dà la misura dell’importanza che noi diamo alla lettura, alla cultura, consapevoli che si cresce meglio sul piano intellettuale ed emotivo leggendo e facendo esperienza culturale. E sempre parlando di valori simbolici, amo la scelta della lettura quotidiana della Commedia di Dante. Poi, ovviamente, sono molto fiera dell’apertura del Museo Classis. Il percorso dell’archeologia ravennate a lungo vagheggiato è diventato finalmente realtà. Classis è già uno spazio molto importante, che dovrà essere arricchito ulteriormente e sarà compito di chi verrà in futuro completare l’allestimento espositivo già così significativo.”

È rammaricata o pentita di qualcosa?

“Un amministratore pubblico ha un tempo a disposizione. In quel tempo deve cercare di lasciare un segno. Poi deve lasciare il testimone ad altri. Io non amo chi si sente nelle istituzioni indispensabile o chi pensa ‘dopo di me ci sarà il diluvio’. Avendo un tempo limitato, non è possibile fare tutto quello che vorremmo. Ci sono progetti che potranno essere completati da chi verrà dopo. Ne cito uno per tutti: il nuovo ingresso della Biblioteca Classense su Piazza Caduti.”

Come se lo immagina il prossimo titolare della Cultura? Ha qualche suggerimento per Michele de Pascale, se toccherà di nuovo a lui?

“Non sono abituata a delineare il profilo di chi deve venire dopo di me. Credo sia una responsabilità del Sindaco. E lui procederà come meglio crede. Mi auguro che sia il prossimo consiglio comunale sia la prossima giunta abbiano una forte presenza di talenti femminili. Questo per me è un grosso elemento di discrimine.”

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