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Pri Cervia e Ravenna: la politica europea e nazionale non può estromettere le nostre imprese balneari

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Il PRI di Cervia e il PRI di Ravenna si schierano a sostegno degli operatori balneari. “Il PRI di Cervia è preoccupato del futuro delle imprese balneari romagnole, dopo che la sentenza del Consiglio di Stato ha sancito la scadenza delle concessioni a fine 2023. Anche il sindaco di Ravenna Michele de Pascale, il segretario provinciale PRI Eugenio Fusignani e l’assessore regionale al turismo Andrea Corsini condividono le apprensioni di tutto il settore turistico balneare, che intravvede il forte rischio di terminare un rapporto di lavoro e collaborazione fra mondo politico e imprese balneari; sodalizio in grado di creare un settore altamente qualificato, che ha contribuito a rendere il turismo balneare romagnolo fiore all’occhiello della regione Emilia-Romagna. – si legge in una nota – Il PRI di Cervia già tanti anni fa in sede di Consiglio Comunale fece approvare all’unanimità un ordine del giorno a salvaguardia delle imprese balneari e nel corso degli anni si è sempre prodigato a promuovere iniziative a sostegno di un comparto che ha dato sempre risposte soddisfacenti al turismo. Alla luce della sentenza appena approvata, che vede l’estromissione delle imprese balneari esistenti, riscontriamo che è stata responsabilità dei governi italiani, sia di sinistra che di destra, la carente fase di interlocuzione con i vertici politici europei, al fine di risolvere il problema della legge Bolkestein, datata 2006. Sono perciò circa 15 gli anni che i governi hanno avuto a disposizione per promuovere una Legge Quadro che salvaguardasse gli operatori economici della spiaggia, ma oggi dobbiamo purtroppo riscontrare che questa opportunità non è stata presa in considerazione dalla politica italiana.”

“È evidente come, a questo punto, sia necessario il contributo tempestivo di tutti per tutelare le 30 mila aziende italiane che operano in questo settore, di cui 1.430 romagnole. Le categorie economiche nazionali e regionali promuoveranno, a questo proposito, vari incontri politici urgenti, con l’obiettivo di trovare dei punti d’incontro con l’Europa. Diversamente, ci chiediamo se la politica europea si sia posta il problema del rischio di sostituire gli attuali operatori, piccole e medie imprese, spesso a conduzione familiare, che hanno contribuito a creare il modello turistico romagnolo, con multinazionali straniere (cinesi, russe…) che dispongono di capitali enormi, ma che affosserebbero la tipicità romagnola, costruita con tanti sacrifici di generazione in generazione. Auspichiamo che tutte le parti politiche si mettano a disposizione per iniziare un percorso risolutivo” conclude la nota dell’Edera.

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