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Ravenna. Approvata all’unanimità l’acquisizione del Poligono di tiro a segno

Approvata all’unanimità l’acquisizione del Poligono di tiro a segno. Nella seduta del 24 novembre (per chi volesse vederla http://bit.ly/archivio-sedute-cc) il consiglio comunale ha approvato la delibera “Attuazione federalismo demaniale – conferma richiesta di trasferimento al Comune di Ravenna a titolo non oneroso del bene immobile appartenente al patrimonio dello Stato, denominato Poligono di  tiro a segno, via Trieste numero 180” presentata dall’assessora Federica Del Conte. Si tratta della porzione B dell’intero complesso, attualmente utilizzata per la pratica del tiro a segno e costituita da un fabbricato principale di due piani; nell’area esterna, accessibile da un corridoio scoperto, è presente un secondo corpo di fabbrica ad un solo piano destinato a poligono di tiro. Entrambi gli edifici sono stati edificati negli anni ‘70. Le aree scoperte a verde sono utilizzate per l’addestramento. L’intero complesso, che comprende anche la parte storica, denominata porzione A, collega il canale Candiano a via Trieste, ed è un’area di pregio che si ritiene possa essere oggetto di riqualificazione e rigenerazione urbana. L’acquisizione della porzione B può essere propedeutica per l’acquisizione anche della pozione A attuando il federalismo culturale con il coinvolgimento della Soprintendenza. Sono intervenuti nel dibattito Massimo Cameliani (PD), Alvaro Ancisi (Lista per Ravenna), Chiara Francesconi (Pri).

Il gruppo Pd, ha ritenuto la delibera molto rilevante e propedeutica all’acquisizione della porzione A aprendo prospettive importanti per la Darsena di città nell’ambito di una zona dove sono poche le proprietà pubbliche.

Il gruppo Lista per Ravenna ha spiegato che l’acquisizione era molto attesa ed un luogo strategico della Darsena a fianco di altre aree già riqualificate evidenziando che si tratta di un passaggio importante per andare all’acquisizione della porzione A.

Il gruppo Pri ha ritenuto questa acquisizione un grande passo avanti per la riattivazione di attività sociali, culturali ed economiche, ma in particolare per la gentrificazione, cioè la trasformazione di un quartiere poco attrattivo in zona di pregio.